| Titolo originale | Petites danseuses |
| Anno | 2020 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Francia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Anne-Claire Dolivet |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | Valutazione: 3,50 Stelle, sulla base di 1 recensione. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 9 settembre 2020
Un documentario sulle piccole ballerine parigine che sognano il Teatro dell'Opera.
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CONSIGLIATO SÌ
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Da dove vengono queste fillettes votate fin dalla culla a una carriera così difficile, così poco rimunerativa e sovente così breve? Alcune sono “figlie del ballo” la cui la madre è (prima) ballerina, corifea o figurante ma molte tra loro provengono da un ambiente estraneo al teatro, la vocazione le chiama e fin da piccolissime sentono il desiderio di danzare. Proprio come Jeanne, sei anni, Olympe, nove anni, Ida, dieci anni, Marie, quasi undici. Anne-Claire Dolivet le filma al corso di danza, al lavoro con Muriel, la loro esigente insegnante, mentre ripetono all’infinito le loro coreografie per accedere alla classe superiore o all’accademia, al concorso o all’Opéra. Tra lezioni, scuola e vita in famiglia, scopriamo progressivamente il loro formidabile carattere, le loro aspirazioni, le loro paure.
Sorprese dalla regista in piena formazione, artistica ed emotiva, le petites danseuses disegnano sulle punte un’infanzia dove la danza conta più di tutto.
Il loro è un lavoro ingrato, ostinato, estenuante, a cui adempiono con un sorriso che appare sempre naturale, come impone la loro insegnante. Punte tese, spalle aperte, schiena dritta, tutto lo sforzo atletico deve essere scrupolosamente dissimulato sotto un’apparenza disinvolta. Alla sbarra con Muriel, che distilla consigli tra un port de bras e un’attitude, imparano fin da piccole quella tradizione rigorosa di leggi imprescrittibili che mirano ad esprime un sentimento o una passione. I loro corpi acerbi si flettono come giunchi fino a tradurre quelle leggi in un linguaggio ideale, puro. Lezione dopo lezione, la voce di Muriel scandisce il ritmo di un lavoro che libera le sue allieve dalla gravità, le modella fino a produrre un’opera d’arte in movimento, compiuta e costantemente ricreata. Little Ballerinas non è un documentario sulla danza classica, non soltanto almeno, è l’étude di un ‘mestiere di vocazione’. E come tutte le discipline di vocazione, la danza classica richiede una formazione professionale precoce. Come il calciatore o il musicista, la ballerina o il ballerino interiorizzano molto presto il rapporto vocazione – professione. Vengono prontamente individuati da professori o danzatori professionisti e indirizzati a scuole o accademie. Alla ‘sbarra di partenza’ la ‘disposizione’ e il ‘potenziale’ vengono educati, è lì che gli allievi ricevono segni di conferma circa la possibilità di diventare una ballerina o un ballerino professionisti.
Anne-Claire Dolivet rende conto delle condizioni di ingresso alle formazioni professionali precoci e selettive, osserva con discrezione l’influenza e l’investimento delle famiglie nella professione ma interroga soprattutto quel piccolo gineceo affamato e sempre in movimento che coniuga straordinariamente impegno volontario, investimento totale e affermazione di un sentimento di appartenenza a un’élite. Jeanne, Olympe, Ida e Marie amano danzare, è indubbio. Nel loro cuore c’è il desiderio, la passione, il piacere del movimento ma trasformare la vocazione in competenza richiede un lavoro assiduo. Per accedere a quell’educazione rigorosa, è necessario iscriversi a un corso di danza, che è subordinato a obblighi sociali. Bisogna farsi notare per essere riconosciuti. A immagine delle piccole protagoniste, tutte le fanciulle che si orientano verso scuole professionali sono state delle star nella loro scuola di provenienza. È anche così che la vocazione si trasforma in mestiere. Tra una medaglia d’oro, uno strappo muscolare o una sconfitta, Little Ballerinas rende palpabile la tensione tra la promessa di un’elezione e l’incertezza profonda. Perché non si è arrivati nemmeno quando si accede a una compagnia. Tutto il contrario, come si viene reclutati si può essere rimpiazzati. Il lavoro non finisce mai. Persino un’étoile deve mantenere il suo livello gerarchico. La resilienza nel lavoro è notevole e Muriel non smette di insegnarla con la partitura di passi trasmessi da generazione in generazione. Assecondando le loro lucide testimonianze, la regista permette alle sue ballerine di rivelarsi, di esprimere la loro personalità inaudita e solida in una dimensione culturale disposta intorno all’etica del lavoro, l’educazione all’ancienne e la riverenza. Anne-Claire Dolivet segue quattro identità e quattro traiettorie. Quattro storie in forma di tulle che iniettano una foga infantile in una disciplina col corsetto. Toccate dalla grazia, piene di volontà e di voglia di lavorare, Jeanne, Olympe, Ida e Marie si gettano a capofitto nell’impresa per guadagnare un giorno il centro del palcoscenico. Bonne chance.