Hammamet

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Un film di Gianni Amelio. Con Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Alberto Paradossi.
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Biografico, Ratings: Kids+13, durata 126 min. - Italia 2020. - 01 Distribution uscita giovedì 9 gennaio 2020. MYMONETRO Hammamet * * * - - valutazione media: 3,34 su 86 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Crepuscolo di uno statista che ancora oggi divide

di Luca Scialo


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venerdì 24 gennaio 2020

Gianni Amelio è un regista che scava nell'anima dei suoi personaggi. Non si limita a raccontare storie, ma cerca sempre di lasciare un segno negli spettatori che guardano i suoi lavori.
Non sfugge a questo tentativo Hammamet, che si prefigge di raccontare gli ultimi anni di vita di Bettino Craxi. Segretario dello Psi per un quindicennio, oltre che Presidente del consiglio per 4 anni. Un personaggio che durante i rispettivi mandati, fu capace di unire i socialisti, farli uscire dalla sudditanza a sinistra col Pci, sottrarre l'egemonia a Palazzo Chigi della Dc, portare l'Italia ad una crescita economica che gli diede di diritto un posto tra i Paesi del G7, rendere il nostro Paese un punto di riferimento terzomondista.
Di contro, però, viene anche ricordato per essere stato tra gli esponenti di spicco di Tangentopoli, per aver portato nella politica la demonizzazione di giornalisti e magistrati, di aver portato il debito pubblico su livelli esponenziali, di aver portato alla personalizzazione della disputa politica.
Amelio però mette da parte tutto ciò, evitando un giudizio morale e politico sul personaggio. Limitandosi a raccontare la sofferenza umana degli ultimi istanti di vita del politico. Il suo rapporto di affetto, ma anche scontro, con la figlia (che nel film si chiama Anita anziché Stefania, come la moglie di quel Garibaldi che tanto stimava). E di silenzi e distanze col figlio (chiamato Sergio anziché Bobo), che si sforza di portare il fardello dell'eredità politica del padre. Cercando in Italia una via parlamentare al suo ritorno in Italia, ma senza successi.
Nella realtà, invece, Bobo gli stette molto vicino. Mentre all'opposto, Stefania fu più distante. Ma nel Cinema il rapporto padre-figlia funziona meglio. Così come la moglie appaia nel film fedele e remissiva, sebbene nella vita reale pare fosse una donna che gli tenesse maggiormente testa.
Non sono però questi gli unici spunti di fantasia del film. Proprio perché il regista ha preferito romanzare la storia. Infatti, nel film il tesoriere dello Psi (Vincenzo Balzamo, nella reatà Giuseppe Cederna), nonché due volte Ministro, preso dai rimorsi e dalla paura di finire in carcere, si suicida. Mentre nella realtà è morto di infarto. Così come la soubrette interpretata da Claudia Gerini sia un personaggio di fantasia, sebbene nella realtà una delle due sue amanti, Patrizia Caselli, davvero lo seguì nell'auto-esilio tunisino rinunciando ad un contratto con la Rai.
Ed ancora, il giovane Fausto che giunge fino in casa sua per consegnargli la lettera del tesoriere suicida, è un personaggio completamente inventato. Seppur completamente funzionale alle esigenze drammaturgiche della sceneggiatura di Alberto Taraglio. La scena in ospedale con la gamba malconcia, fu nella realtà davvero fotografata dal fotografo personale del leader socialista: Umberto Cicconi. Mentre nel film non ci sono fotografi pronti ad immortalare quel momento così segnante.
Anche il politico barbuto e vestito elegantemente di bianco, come fosse un personaggio candido e ripulito dai suoi peccati, che lo va a trovare sembra non avere riscontri reali. Sebbene sicuramente incarni quanti in quegli anni sono andati da lui dicendo di aver raccontato tutto e di aversela cavata per quello. Il dialogo tra i due è anch'esso funzionale alla storia ed emblema degli anni di Tangentopoli e Mani pulite.
Menzione a parte spetta a Pierfrancesco Favino. Capace di superarsi continuamente. Aiutato certo da uno straordinario trucco, ma bravissimo nella mimica e nella cadenza linguistica che contraddistingueva Craxi. Superandosi ancora dopo aver interpretato magistralmente Tommaso Buscetta ne Il traditore.
La pellicola si apre e si chiude con una cerbottana che fracassa il vetro di una finestra. In entrambe le volte a farlo è proprio Craxi: la prima volta da bambino discolo, la seconda metaforicamente da personaggio politico. Quest'ultima finestra è ancora lì, frantumata. Per un Paese che non riesce mai a mettere insieme i cocci della propria Storia.

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