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giovedì 21 dicembre 2017
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luoghi comuni stile americano
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Noioso no. Dovrebbe attirare spettatori data la presenza di Johnny Depp. Ma mi dispiace deludere le vostre aspettative, dato che l’attore recita solo una partuccia iniziale. Film scontato, banale.. per non parlare della recitazione mediocre e delle scenette stile americano.
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samanta
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martedì 19 dicembre 2017
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poirot ha colpito ancora
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Il film è un remake del film del 1974 direttto dal regista Sidney Lumet. La regia è di di Kenneth Branagh (come regista ha spaziato da Enrico V al recente Cenerentola) che interpreta anche Poiroti (come attore ha un notevole curriculum la più recente interpretazione è Dunkirk in cui interpreta un ufficiale della marina inglese). Rispetto alla versione precedente il film fa alcune disgessioni rispetto al romanzo di Agatha Christie, come l'incipit del film opppure la scena conclusiva in cui si risolve ogni mistero e che avviene non nella carrozza ristorante come nel romanzo ma nella galleria ferroviaria in cui il treno è bloccato, scena, peraltro estremamente sugggestiva ed efficace.
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Il film è un remake del film del 1974 direttto dal regista Sidney Lumet. La regia è di di Kenneth Branagh (come regista ha spaziato da Enrico V al recente Cenerentola) che interpreta anche Poiroti (come attore ha un notevole curriculum la più recente interpretazione è Dunkirk in cui interpreta un ufficiale della marina inglese). Rispetto alla versione precedente il film fa alcune disgessioni rispetto al romanzo di Agatha Christie, come l'incipit del film opppure la scena conclusiva in cui si risolve ogni mistero e che avviene non nella carrozza ristorante come nel romanzo ma nella galleria ferroviaria in cui il treno è bloccato, scena, peraltro estremamente sugggestiva ed efficace. Lumet era stato più aderente alla trama del romanzo e ebbe a disposizione un cast ultra stellare tra gli altri Ingrid Bergman (che ebbe l'Oscar) Albert Finney (che interpretò Poirot ed ebbe la nomination) Sean Connery, John Gielgud, Richard Widmark (il cattivo) e tanti altri che il regista seppe coordinare bene approfondendo i singoli personaggi, Branagh ha avuto a disposizione un cast molto buono che però ha forse diretto non armonizzando le varie personalità per cui alcune risultano un pò sfocate. Però un giudizio è da dare subito, pur con tutta la bravura che si deve riconoscere ad Albert Finney, il Poirot interpretato da Branagh risulta più credibile e convincente. La trama è assai nota siamo negli anni trenta e durante il viaggio nel treno Orient Express da Istanbul a Calais avviene un omicidio di un passeggero che si appalesa come un lestofante criminale (interpretato da Johnny Depp) chi sarà l'assassino? Uno o più dei dei 12 passseggeri del vagone, ovvero una misteriosa figura scomparsa approfittando del fatto che il treno è bloccato da una valanga? Ovviamente per chi non conosce ancora la storia non diremo il finale. Il giudizio sul film non può che essere molto positivo, il regista ha cercato, riuscendoci, a non fare un mero remake, ma a creare un'opera con le sue originalità rispetto al precedente film, senza peraltro tradire lo spirito del romanzo. Gli attori sono tutti a un buon livello di recitazione, bene l'interpretazione di Daisy Ridley che si era già messa in evidenza nei due ultimi film di Star Wars , da segnalare le ottime interpretazioni di Michelle Pfeiffer, Judi Dench nei panni della vecchia aristocratica e di Penelope Cruz. Un apprezzamento anche per gli effetti speciali, la scena del treno che corre tra i monti e viene investito da una valanga immane di neve è molto efficace e ben realizzata. Finalmente un remake girato con classe e originalità che non si limita a una mera ripetizione di scene, ma crea un qualcosa di nuovo.
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bobrey
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lunedì 18 dicembre 2017
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un remake che non lascia nessuna emozione
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Non sono d'accordo sul cast stellare..semmai attori conosciuti, Poirot è decisamente ad un livello molto più basso della edizione del 1974, non c'è assolutamentre l'atmosfera del passato, gli attori non riescono a togliersi di dosso di essere dei tempi nostri..una recitazione complessiva assolutamente mediocre .Poirot risulta unicamente antipatico ed il film non riesce a dare emozioni , suspance ..una regia a mio modo di vedere pessima..insomma una bruttissima copia dell'originale che si aveva un cast eccellente ed era e resta un capolavoro..
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emanuele1968
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domenica 17 dicembre 2017
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piacevole
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Siamo alle solite, tutto e soggettivo, penso che sia un buon film di Natale, belli i paesaggi scenografie e tanto altro, forse un po troppo violento il ballerino, poi gli spettatori che cercano l'assassino, mi sa che abbiamo indovinato tutti.
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venerdì 15 dicembre 2017
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da non perdere
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finalmente di nuovo un FILM perfetto
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dana scully
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mercoledì 13 dicembre 2017
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discreto
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Non so quanto pesi il mio essere Branaghiana di vecchia data sul giudizio tutto sommato positivo - anche se non eccellente - a questo film. I miei Pro: solita scenografia visivamente impressionante con colori a contrasto, ottima recitazione di tutto il cast. Contro: un Poirot troppo giovane e troppo bello rispetto a quello che tutti conosciamo. Un prologo inutile e fastidioso proprio perchè Poirot non ha bisogno di presentazioni e introduzioni. Poco approfondimento dei personaggi principali che, essendo 12, avrebbero necessitato un po' più di tempo per risultare credibili. Inutile riferimento ai rimpianti di Poirot per l'amore perduto. Personalmente avrei allungato un po' il film e tolto il prologo per dare appunto più tempo ai vari characters di assumere più personalità.
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Non so quanto pesi il mio essere Branaghiana di vecchia data sul giudizio tutto sommato positivo - anche se non eccellente - a questo film. I miei Pro: solita scenografia visivamente impressionante con colori a contrasto, ottima recitazione di tutto il cast. Contro: un Poirot troppo giovane e troppo bello rispetto a quello che tutti conosciamo. Un prologo inutile e fastidioso proprio perchè Poirot non ha bisogno di presentazioni e introduzioni. Poco approfondimento dei personaggi principali che, essendo 12, avrebbero necessitato un po' più di tempo per risultare credibili. Inutile riferimento ai rimpianti di Poirot per l'amore perduto. Personalmente avrei allungato un po' il film e tolto il prologo per dare appunto più tempo ai vari characters di assumere più personalità. E pur essendo come dicevo una Branagh baby da tempi immemori, devo ammettere che David Suchet in questo ruolo rimane insuperato.
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(di gustibus)
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elpiezo
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lunedì 11 dicembre 2017
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accurato!!!
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Dal romanzo di Agatha Christie una delle indagini più avvincenti del celebre Hercule Poirot. Kenneth Branagh abbraccia regia e ruolo principale e inscena un metaforico viaggio melodrammatico a bordo del celebre convoglio. Un sinuoso Poirot padroneggia elegantemente tra i vagoni di quel microcosmo assoluto mentre un cast ridondante ammicca al pubblico da lussuose carrozze in marcia attraverso panorami innevati.
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loland10
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domenica 10 dicembre 2017
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poirot senza treno...
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“Assassinio sull’Orient Express” (Murder On the Orient Express, 2017) è il sedicimo lungometraggio del regista-attore Kenneth Branagh.
Ed ecco che dalla bella Instabul parte il treno del logo magnetico dei libri di Agatha Christie... un fervore di prelazione del set dove il nostro investigatore entra di lusso, con il caso del furto al Santo Sepolcro, di fronte al Muro del pianto di Gerusalemme. Prima di arrivare in traghetto verso il luogo deputato al ‘mostre assassinio..’..
La rappresentazione dell'incastro perfetto della scrittrice gialla per antonomasia sul grande schermo non è assolutamente facile.
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“Assassinio sull’Orient Express” (Murder On the Orient Express, 2017) è il sedicimo lungometraggio del regista-attore Kenneth Branagh.
Ed ecco che dalla bella Instabul parte il treno del logo magnetico dei libri di Agatha Christie... un fervore di prelazione del set dove il nostro investigatore entra di lusso, con il caso del furto al Santo Sepolcro, di fronte al Muro del pianto di Gerusalemme. Prima di arrivare in traghetto verso il luogo deputato al ‘mostre assassinio..’..
La rappresentazione dell'incastro perfetto della scrittrice gialla per antonomasia sul grande schermo non è assolutamente facile. Il non detto, il non visto, le sfumature, i visi, gli sguardi e i ferma immagini (scritti e pensati, visti e sognati) sono linearità offuscate dalla mano che tende verso un giudizio più o meno monco e più o meno tergiversante.
Dopo questa pellicola l'Hercule Poirot può essere gradevole nel non essere uguale a se stesso (si intende dire quello che appare nelle varie trasposizioni piccolo-grande schermo) per non deludere il popolo giallista della scrittrice inglese. Per chi scrive l'incipit sembrerebbe gradevole e podista ma ci si accorge che il vezzo di esserci e essere in gran forma (non certo come Peter Ustinov...per stazza) per presentarsi bene da il gusto già di pesantezza (quella vera) per appropriarsi dello schermo e della sua (acuta) intelligenza riposta bene tra le cellule grigie. E la colazione val bene una corsa e un inizio di posa per due uova corroboranti e di ugual misura. Ma si lasciano sopra al tavolo per farle gustare ad altri…
E poi si legge (da Agatha Christie) che il personaggio Poirot non è molto alto, grassoccio, capelli radi, con una certa età non specificata e baffi da militare attorcigliati. Da queste piccole descrizioni si deduce che il volto dell'investigatore (Kenneth Branagh) somiglia pochissimo a se stesso e il corpo e i modi parrebbe più vero (o vicino) l’attore David Sauchet che sul piccolo schermo lo ha rappresentato in lungo e largo per decine di episodi (tra cui un ‘Assassinio sull’Orient Express’ del 2010). Comunque è anche vero che Albert Finney, nella trasposizione del 1974 di Sidney Lumet, rimane l'epigono e immaginario Poirot di una storia che conosciamo a memoria con una schiera di attori irripetibile. Si deve dire che il film in questione ha un modo serrato e congruo che non ritroviamo nel film di Kenneth Branagh. Ma si dice è meglio non fare paragoni, ma nello stesso tempo il set e il controcampo fuori dice tutto in un film del genere dove i luoghi sono stretti tra corridoi e cabine appena gestibili per due persone figurarsi per delle riprese. E allora cosa fa il regista in questa nuova versione?: ripresa in carrellata del treno e del passaggio dell'investigatore, riprese dall'alto del luogo omicida, corridoi in lungo seguendo da destra o sinistra, interrogatori a treno fermo da fermo immagine e finale accusatorio sotto una galleria per parvenza simile a quella teatrale, inseguimento e dialoghi sopra il manto nevoso neanche fossimo in un campo da golf. Il teatro ripreso con le movenze di un cinema chiuso e limitato e con il cast costretto a districarsi tra dialoghi brevi e luoghi non proprio congeniali.
Ecco che i personaggi accusati a accusanti diventano ‘statuarie’ e ‘neoclassiche’ con posture fine a se stesse: nessuna sbavatura d'eccellenza o di grande smalto narrativo. I volti femminili sembrano ricordarsi con Daisy Ridley (Mary) che riempie lo schermo appena viene proposta.
Film in cui l'effetto della combinazione omicida è una causa di accumuli dove ogni segnale e dettaglio viene posto allo spettatore come indizi voluti e non nascosti nella mente dì Poirot . Quindi sembrerebbe routine di autocompiacimento recitativo di Branagh...che va oltre ogni ambito ristretto di una convinzione (forse) personale che i baffi sono prerogativa e iniziativa di buon gusto al palcoscenico delle nevi.
La pellicola tende al vuoto di considerazioni letterarie e il gioco virtuosistico della scrittrice diventa assiomatico per la 'verve' personale dell'attore inglese: poco da nascondere ma indizi da manifestare . E poi si aggiunge quello che è impossibile per l'investigatore per eccellenza: passo fulminante, corsa atletica e follia inseguimento tra le strutture di un ponte. E poi l'altezza: ma siamo sicuri che Poirot non soffra di vertigini? Un interrogatorio viene fatto in un vagone con la portiera aperta e un vuoto sottostante non da poco (certo l'inquadratura esterna e l'interno fanno bello il set ma meno lo sguardo verso il personaggio in questione). Si ricorda che in 'Assassinio sul Nilo' e 'Delitto sotto il Sole' Peter Ustinov nelle vesti di Hercule manifesta un certo ribrezzo per le grandi altezze (resti archeologici e precipizio sul mare: le due scene sono alquanto emblematiche).
Quindi l'esagerato smacco glamour-effetto verso quello che è un libro classico ha portato, per chi scrive, ad una privazione di vera suspence e di godimento dei vari volti tra rughe nascoste e armadi con scheletri ammantati. Un gioco di vita e morte. E il volto di Poirot...sconfitto nelle parole di Branagh trovano forza in un minimo di schematismo finale. Il distacco dallo schermo (quasi una partenza...per la prossima storia che si accenna nelle ultime parole) diventa fosco e improprio, lacerato e scudo di un treno che si perde nella notte come il cadavere e il volto (totale) di un assassinio sui generis.
Ciò che perde questa pellicola ritrova la forza narrativa e pregnante nell'opera di Lumet del 1974 che resta impressa nella memoria. E poi il luogo del ‘sogno’ di inizio novecento, il treno della memoria e dei luoghi perduti si ritrova fermo e impacciato mentre d’alto una valanga soverchia il racconto e ipnotizza il cast in un androne ‘tunnel’ dove lo schieramento in posa parrebbe una lugubre-glaciale stantia cena ancora da servire.
Cast: Kenneth Branagh (Poirot) si ricuce l’abito giusto un po’ meno il personaggio giusto (eccesso parossistico nei baffi radar); Willem Dafoe (Gerhard) ha l’aria sbattuta di un professore ancora da studio; Judi Dench (Natalia) lima al meglio il suo volto per non farlo dimenticare ma propone sguardi e dialoghi minimi; Johnny Depp (Samuel Ratchett/John Cassetti) si aiuta da solo al poco da farsi perdonare per un cartellino timbrato in anticipo. E poi Penélope Cruz (Pilar) e Michell Pfeiffer (Caroline) masticano amaro nei dialoghi, mentre Daisy Ridley (Mary Debenham) arriva oltre con misura e freschezza.
Regia di Branagh passionale ma non priva di eccesso inutile, pastosamente artificiosa. Il teatro scekhspiriano e il classico delitto non si sono ben incontrati.
Voto:5,5/10 (**½).
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fabal
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domenica 10 dicembre 2017
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remake neoclassico, che non meraviglia né delude
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Il detective Hercule Poirot si trova in Medio Oriente quando viene contattato per risolvere un caso a Londra. Sale allora sull’Orient Express da Istanbul con direzione Calais: qui fa conoscenza coi passeggeri, tra cui un losco uomo d’affari americano che vorrebbe ingaggiare Poirot per essere protetto. Il detective rifiuta, ma nella stessa notte Ratchett rimane ucciso. Non resta che indagare, interrogando uno ad uno i passeggeri.
Appassionato ripropositore shakesperiano e non nuovo ai remake, Branagh dimostra ancora una volta la sua sete di conversione in cinema di tutto ciò che è (o potrebbe essere) teatro. Sia da attore che da regista, più volte si è misurato coi classici: ripetuto il confronto con Lawrence Olivier, non solo per via del suo energico e rivisitato Amleto, ma anche nei remake dell’Enrico V e di Sleuth, altra pièce (in cui scelse per Caine il ruolo principale) di natura serrata, frontale, boccone ideale per la sua onnivoria teatrale.
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Il detective Hercule Poirot si trova in Medio Oriente quando viene contattato per risolvere un caso a Londra. Sale allora sull’Orient Express da Istanbul con direzione Calais: qui fa conoscenza coi passeggeri, tra cui un losco uomo d’affari americano che vorrebbe ingaggiare Poirot per essere protetto. Il detective rifiuta, ma nella stessa notte Ratchett rimane ucciso. Non resta che indagare, interrogando uno ad uno i passeggeri.
Appassionato ripropositore shakesperiano e non nuovo ai remake, Branagh dimostra ancora una volta la sua sete di conversione in cinema di tutto ciò che è (o potrebbe essere) teatro. Sia da attore che da regista, più volte si è misurato coi classici: ripetuto il confronto con Lawrence Olivier, non solo per via del suo energico e rivisitato Amleto, ma anche nei remake dell’Enrico V e di Sleuth, altra pièce (in cui scelse per Caine il ruolo principale) di natura serrata, frontale, boccone ideale per la sua onnivoria teatrale. Già in quell’occasione - era il 2007- Branagh optò per un remake di un adattamento cinematografico già perfetto e datato 1972, diretto Joseph Mankiewicz: nonostante l’autorevole matrice, Branagh fece un ottimo lavoro, cambiando le scenografie senza stravolgere il testo, ma modernizzandolo grazie alla sceneggiatura di un pezzo da novanta quale Harold Pinter.
Questo Assassinio sull’Orient Express non è dunque una prima volta, e fossilizzarsi sulla legittimità di fare un remake come questo implicherebbe un processo anche ai tre casi precedenti.
Di nuovo il padre spirituale è autorevolissimo, e il confronto con Lumet inevitabile: ma, a differenza di Sleuth, qui Branagh non reinventa quasi nulla, dirigendo una storia che è semplicemente la sua interpretazione, come qualsiasi testo inscenato da un’altra compagnia teatrale. Veniamo al sodo: il Poirot di Branagh incarna il suo interprete a due teste, attore e regista. Più british che belga, le sue movenze sono da protagonista quasi onnisciente di tutta la vicenda, di cui non è solo un cronista passivo ma un autentico demiurgo. Punto di partenza e d’arrivo di tutta la pellicola con un filo di narcisismo, Branagh si circonda di un cast stellare che, almeno sulla carta, certo non sfigura nel confronto con quello del 1974. Né la Ridley, anticipatamente sazia del successo che verrà col prossimo Star Wars, né Leslie Odom jr. , un medico da serie tv che resta nella CSI in tutto fuorché per l’elegantissimo abito, convincono appieno, ma è forse il personaggio pensato per la Cruz - che a differenza di Depp ha vinto un Oscar, sigh! - a destare le maggiori perplessità. Ma non può comunque essere il cast il punto debole di questo remake, e difatti non lo è. Willem Dafoe e la Pfeiffer sono enormi, Depp lo è anche nel make-up, senza dimenticare il meno noto “pretoriano” di Branagh Dérek Jacobi, di cui ricordiamo un ottimo Claudio nell’Amleto.
Dal punto di vista narrativo, Branagh sceglie la via del giallo tradizionale che, sebbene non possa stupire uno spettatore che già conosce la storia, ha l’indubbio merito di svilupparsi senza affanno, senza voler dinamizzare a tutti costi un classico e non lasciando prevalere gli assurdi intermezzi da action movie (ce ne sono un paio che bastano e avanzano), come invece avvenuto nella riproposizione di Sherlock Holmes di Guy Ritchie. Una storia che facilmente poteva essere modernizzata, magari con un’ambientazione contemporanea, viene lasciata nell’epoca originale, con i personaggi in abiti anni ‘30 e la consueta, e ormai anacronistica, atmosfera da upper-class christiana. Scelta di fedeltà o di rischio minimo? E’ qui che la critica si spacca a metà: si tratta di un remake poco audace, frutto di un narcisistico pretesto, oppure riproporre a mo’ di Blockbuster, nel 2017, un testo che affida alla tensione dialogica gran parte del suo mordente è un azzardo ancor più grande? Risposta molto difficile. Branagh, tuttavia, si muove sempre in punta di piedi tra l’ossequio al classico e la sua rivisitazione, e, per questo, il massimo difetto imputabile al suo Assassinio è di essere inferiore all’originale. Con il merito, però, di non averlo stravolto e di aver ricollocato la recitazione (e l’attore) al centro di tutto, permettendosi addirittura il lusso di sfruttare poco il fattore claustrofobico del treno.
I lampi di genio della regia sono davvero ridotti all’osso: tranne un lungo piano sequenza esplorativo tra i vagoni e una ripresa dall’alto che si muove a ferro di cavallo tra due scompartimenti, mancano le scene potenzialmente cult, quelle che rimangono impresse, come l’agghiacciante inquadratura sulla Bacall che reggeva il coltello insanguinato.
Gli interrogatori serrati puntano, invece, sempre sul faccia a faccia tra i personaggi, avvalendosi di primissimi piani, dialoghi lunghi ed esasperati che costringono lo spettatore alla concentrazione, lasciando in secondo piano la meraviglia di una pur convincente fotografia. Non tutte le sequenze funzionano allo stesso modo, si respira anzi una certa disparità tra i personaggi, come se ve ne fossero di serie A e serie B, che non coincide con il blasone dell’interprete: la Dench, ad esempio, appare un tantino sacrificata, il dottore è invece stranamente coccolato. A risentirne è la coralità della vicenda, assente soprattutto nei momenti cruciali, e Branagh più che essere un trascinatore risulta una figura soverchiante. Pregevole, comunque, l’invenzione finale con i “dodici” che scendono dal treno per sedersi intorno a un tavolo e scoprire definitivamente le carte. Non saranno gli apostoli, ma la (s)cena funziona.
Riuscire a fare un film per il grande pubblico in un momento in cui i prodotti “di massa” puntano sul frastornamento visivo e acustico -in cui pure lo stesso Branagh si è dovuto concedere un excursus marveliano- non era semplice. Questo nuovo Assassinio sull’Orient Express non è un capolavoro ma - e il trailer lasciava sospettare - rischiava di un essere un remake d’azione gratuita, all’insegna della semplificazione di una trama lasciata al contorno per farne un film di fruizione immediata, più dinamico e meno recitato. Sebbene non rinunci mai alla sua anima essenzialmente “commerciale”, preannunciando anche il probabilissimo sequel ambientato sul Nilo, Branagh ha l’indubbio merito di aver ripreso con una certa coerenza il racconto christiano, con la sua logica dell’intrigo che rischiava di “puzzare di vecchio” e di essere un materiale inadeguato per farne un film di successo. Invece Assassinio sull’Orient Express cattura l’interesse dello spettatore che non conosce la storia nel modo più elementare ma efficace possibile, ovvero con la più canonica domanda del giallo: chi è l’assassino? Chi invece sa già tutto e ha visto la versione di Lumet, ne rimarrà certamente meno meravigliato, ma non deluso.
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ralphscott
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sabato 9 dicembre 2017
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complotto di lusso
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Notevole la recitazione dell'attore - regista,che si cuce il ruolo di protagonista come un abito perfetto. Da assaporare la carrellata di star,dove spiccano la Pfeiffer e la Dench per fascino e spessore dei rispettivi personaggi. La Cruz è insolitamente,volutamente,sotto tono. In un'evocativa scenografia,la storia non cade mai di ritmo e la regia si concede anche alcuni virtuosismi. L'inizio divertente,dal sapore retrò,ricorda l'atmosfera di film come "Il ladro di Bagdad". Finale quasi commovente.
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