Il figlio di Saul

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Un film di László Nemes. Con Géza Röhrig, Levente Molnár, Urs Rechn, Todd Charmont, Sándor Zsótér.
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Titolo originale Saul Fia. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 107 min. - Ungheria 2015. - Teodora Film uscita giovedì 21 gennaio 2016. MYMONETRO Il figlio di Saul * * * * - valutazione media: 4,04 su 46 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   
onufrio venerdì 22 maggio 2020
saul Valutazione 2 stelle su cinque
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Ebreo deportato ad Auschwitz, Saul fa parte della Sonderkommando, squadra di reclusi addetta ad accompagnare le persone nelle camere a gas, per poi pulirle e cremare i corpi. Il volto ormai rassegnato di Saul trova un barlume di speranza nel corpo defunto di un ragazzino nel quale egli vede il proprio figlio, facendone così una missione nel cercare di dare degna sepoltura al ragazzo. Tutto è concentrato negli occhi del protagonista, in un film in grado di ottenere anche il premio Oscar come miglior film straniero ma che rimane troppo vago e personale, realizzare una sorta di film d'autore sulla Shoah comporta qualche perdita a livello di narrazione e soprattutto di comprensione a 360°. [+]

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matteo mercoledì 5 febbraio 2020
nel cuore dell'inferno Valutazione 5 stelle su cinque
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l film è incentrato su Saul membro (temporaneo) del sonderkommando di  Auschwitz. Senso di precarietà claustrofobico dove il ritmo del lavoro e della vita è sempre sospeso tra la vita e la morte in un universo di violenza  privo di umanità, dove il solo obiettivo è sopravvivere. Un film praticamente senza colonna sonora che rende in modo efficace la realtà precaria all'interno del campo. Azzeccato l'uso della telecamera a spalla e dello sfocamento come strategia di estraniazione dall'orrore. Non capisco le critiche sul realismo a questo film. Evidntemente mancano informazioni adeguate su come funzionava il sonderkommando e su quello che è stato Auschwitz-Birkenau. [+]

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pietro viola lunedì 24 giugno 2019
la speranza Valutazione 5 stelle su cinque
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Che cosa rende un uomo un uomo? Il linguaggio, la ragione, l'immaginazione.. ma prima di tutto la necessità di cercare e trovare un senso alle cose, una prospettiva, all'interno di relazioni. Su questo, i campi di sterminio sono stati forse la massima espressione di disumanizzazione della Storia, arrivando al punto di creare "unità speciali" costituite dalle stesse vittime trasformate a rotazione in carnefici, offrendo in cambio la mera (e transitoria) sopravvivenza fisica: uomini forzati a diventare involucri di carne per eliminarne altri già trasformati in "pezzi". 
Di questo orrore si sono occupati già altri film, ma nessuno ha la potenza di questo. [+]

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cavallinodorato lunedì 28 gennaio 2019
peggior film mai fatto sulla shoah Valutazione 1 stelle su cinque
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Film a dir poco mediocre ed IRREALISTICO in molte scene.
Due ore perse a guardare un protagonista a mio parere insignificante, passivo e privo di emozioni persino quando gli uccidono il figlio davanti agli occhi... Poco credibile... Per di più i suoi "compagni" ed i nazisti stessi avrebbero dovuto ammazzarlo in tutte quelle occasioni dove è stato un perfetto buono a nulla e ha mancato il suo obbiettivo. Non si tolleravano di certo questi buoni a nulla né dalla resistenza né dai nazisti!!! Che strana indulgenza che hanno avuto invece nel film! Totalmente irrealistico e fantasioso. Forse andrebbe bene nella categoria fantascienza. Ci sono film migliori che sono stato poco premiati in confronto a questa schifezza che meriterebbe di essere solo cestinata e non di certo diffusa. [+]

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carmine65 sabato 26 gennaio 2019
fughiamo i dubbi... Valutazione 5 stelle su cinque
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Commento a Zulu51 - Io trovo il film molto aderente a quello che gli storici e i testimoni riferiscono. Ora cercherò di dare una risposta ai tuoi dubbi: 1) i prigionieri non sembrano denutriti perché non arrivano da altri campi, ma dal loro paese; sicuramente il viaggio sarà stato orribile e le condizioni di vita difficili, ma diventavano scheletri nei campi; lo stesso vale per il ragazzo; certo probabilmente il corpo avrebbe potuto essere sfigurato dalla sofferenza, ma penso che mantenerlo integro fosse funzionale alla narrazione (a farlo emergere dalla massa indistinta; 2) i prigionieri destinati alle camere a gas non venivano registrati ed è perfettamente logico che i pochi valori che erano riusciti a non farsi sottrarre fossero nascosti nel loro abbigliamento; 3) il medico SS ordina al medico deportato (ve ne erano diversi che lavoravano nei crematori) di eseguire l'autopsia al ragazzo probabilmente perché rappresenta un caso rarissimo (è sopravvissuto alla gassazione, anche se poi viene ucciso dalla SS) e per tale motivo, secondo loro, da studiare con cura; l'autopsia ovviamente veniva eseguita solo su alcuni corpi e in genere proprio su persone uccise con metodi alternativi o durante esperimenti; il medico deve registrare solo i cadaveri che dovrà sottoporre ad autopsia (non tutti) e come detto si trattava di persone uccise sul posto, quindi non passate dalla camera a gas e pertanto ancora in possesso di qualche documento; registrare in questo caso significa prenedere nota delle caratteristiche indicative del ragazzo (tant'è che nel prosieguo del film chiede a Saul di portargli un corpo con caratteristiche simili); 4) i membri del Sonderkommando avevano una certa libertà di movimento all'interno del perimetro del crematorio (anche esterno) e inoltre erano facilmente identificabili dalle guardie; 5) il tedesco che sorprende Saul non è un soldato, ma un ufficiale SS (tenente o sottotenente) e gli altri sono tutti ufficiali medici senza grandi differenze di grado; la canzonatura rappresentata era una forma di dileggio per umiliare il prigioniero (se hai visto il Pianista vedrai che spesso gli ebrei venivano sbeffeggiati); 6) la facilità con cui Emma consegna il pacchetto la chiamerei coraggio; /) mandano lui perchè si offre volontario (era molto rischioso); 8) quando scavano la fossa si trovano nell'area del crematorio ove poteva essere usuale che il Sonderkommando facesse lavori; i vestit per vestire sè e il presunto rabbino sono quelli degli ebrei che venivano fucilati nei pressi (prima venivano fatti spogliare); 9) il fatto che Saul pensi a un morto piuttosto che pensare a salvarsi è il cuore del film; 10) la rivolta del Sonderkommando riprende un fatto realmente accaduto a Birkenau (le armi in qualche modo le hanno trovate) finito tragicamente. [+]

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francesco2 domenica 17 giugno 2018
un "altro" film sull'olocausto Valutazione 3 stelle su cinque
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E’ scontato, molto più che scontato sottolineare come OGNI film sull’Olocausto ci metta di fronte a
determinati interrogativi. Se si POSSANO rappresentare quegli anni, in termini di diritti etici ma anche
di fattibilità, e quale eventuale chiave di (ri?)lettura bisogna scegliere? Limitarsi (Sic?)°
ai risvolti documentaristici, o scegliere una chiave lettura più ampia? O, ancora, battere il
percorso farsesco-drammaticaovista nella “Vita è bella” o in “Train de vie?”
In una primissima fase, nel film qui analizzato, concentrarsi sul protagonista non è scelta
orientata ad isolare un’individualità rispetto al contesto: egli, anzi, è portatore di vita – alla fine, anche
nel senso letterale-, che xompie sforzi disumani per portare a termine quello in cui crede, proprio come
disumana fu Auschwitz, evitando l’accostamento banalissimo tra le sue vicissitudini personali e quelle
collettive, ovverosia il figlio che avrebbe perso. [+]

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laurence316 sabato 31 marzo 2018
imperdibile, tragico e originale film sulla shoah Valutazione 4 stelle su cinque
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Esordio potentissimo, stilisticamente originale, pesante come un macigno, dell’ungherese Nemes (allievo di Bela Tarr), Il figlio di Saul è un’opera assolutamente imperdibile e memorabile.

Girata in formato 4:3, camera a spalla, per mezzo di ininterrotti primi e primissimi piani del protagonista e sfondi sempre sfocati, colori desaturati e totale, completa, assoluta assenza di musica, risulta es­sere un’opera per questo straniante, allucinante e a primo acchito spiazzante, eppure tremendamen­te efficace, incisiva e indimenticabile.

Non è una visione facile, ma del resto non si propone di es­serlo. Nonostante, sostanzialmente, non mostri quasi nulla, risulta comunque paradossalmente più inquietante, opprimente e terrificante di tante altre opere sullo stesso tema. [+]

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ennio mercoledì 3 gennaio 2018
l'alienazione narrata in modo originale e feroce Valutazione 4 stelle su cinque
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Non sono molti i film sull'olocausto che brillano per originalità. "il figlio di Saul" è tra questi. La scelta di concentrare le riprese sul protagonista e mantenere il resto sullo sfondo, spesso sfocato, è una trovata che ti fa vivere molto più da vicino l'assurdità e l'oppressione della prigionia e del clima militare. Anche la scelta di lasciare la lingua tedesca non tradotta all'inizio disturba, sembra di non riuscire a seguire bene la trama, ma alla fine si rivela il fattore che più di tutti ti fa vivere la drammaticità, l'alienazione nella vita dei protagonisti, che per loro è ormai diventata normalità. [+]

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valterchiappa mercoledì 8 novembre 2017
endlösung Valutazione 4 stelle su cinque
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Si poteva dire ancora qualcosa sulla Shoah? Sì, se tralasciata ogni consequenzialità propria di un racconto storico, la si rende l’archetipo di ogni idea di Male, un immenso Mare Nero dove far galleggiare il flebile e purtroppo effimero lume di una Speranza. Sì, se la dipinge come Caos sommo, negazione di ogni Ordine che è alla base del concetto di umanità. “Il figlio di Saul” è questo ed oltre.
Un racconto surreale. Saul Ausländer (Géza Röhrig), prigioniero ungherese nel campo di sterminio di Auschwitz, è arruolato nei Sonderkommand. Il più infame dei compiti: al servizio del proprio carnefice accompagnare i confratelli verso le camere a gas, raccoglierne i corpi, stiparli nei forni crematori. [+]

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greatsteven sabato 15 luglio 2017
il sentimento paterno della pietà nella shoah. Valutazione 5 stelle su cinque
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 IL FIGLIO DI SAUL (UNG, 2015) diretto da LàSZLò NEMES. Interpretato da GéZA RöHRIG, LEVENTE MOLNAR, URS RECHN, SANDòR ZSòTER, TODD CHARMONT
Premiato con l’Oscar al migliore film straniero, eguale riconoscimento pareggiato col Golden Globe e il David di Donatello nella medesima categoria, insieme al Grand Prix de la Giurie a Cannes, è uno dei capolavori inconfutabili dell’ultimo decennio, un film di nicchia che ha usufruito d’un distributore indipendente e brilla di luce propria nella categoria cui appartiene, la pellicola storica di ambiente ebraico in piena Seconda Guerra Mondiale. [+]

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