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Ultimo aggiornamento lunedì 30 marzo 2020
Rocco è un ragazzo italiano immigrato in Belgio con la famiglia. Il suo sogno è farcela nel mondo della musica, ma il padre lo ostacola.
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Rocco Granata ha pochi anni e il sogno di suonare la fisarmonica come suo padre, che ha deciso di abbandonare la musica e la Calabria per le miniere del Belgio e un futuro migliore. Due anni dopo Salvatore, ottenuti i permessi per la famiglia, la riunisce in una baracca e in un paese ostile con gli stranieri. Ma Rocco non impiegherà molto a padroneggiare il fiammingo e a farsi amare da una ragazzina bionda, che ha un debole per gli italiani e la canzone melodica. Gli anni passano e Rocco non dimentica quell'amore, che adesso vuole stupire con la sua voce. Con i soldi risparmiati col lavoro di meccanico si compra una Stradella e mette insieme una band con cui esibirsi e comporre finalmente la sua musica. La sua ostinazione e la sua partecipazione a un concorso canoro irritano però Salvatore, che lo biasima esortandolo a trovarsi un mestiere. Al contrario, la madre incoraggia quel sogno preservando il figlio dalle miniere e da una vita già scritta. Ma caparbietà e talento troveranno la strada del palcoscenico e del successo. Inciso il primo disco e 'vinto' il cuore della sua 'Marina', Rocco riscatterà il suo nome e il proprio Paese.
Marina è un film classico, didascalico nel suo delineare un percorso esemplare di formazione, che cerca e trova un personaggio vero il cui ruolo non si esaurisce dentro lo schermo. Perché Rocco Granata diventa necessario anche fuori dal cinema, nella vita che dopo il film torna a fare i conti con l' 'esilio' e con chi scopre che la terra promessa è molto diversa da come l'aveva immaginata. Ispirato alla biografia di Rocco Granata, cantante italiano naturalizzato belga, e nominato col titolo della sua canzone più celebre, Marina è un drammone strappalacrime che parla al cuore. Se la performance di Luigi Lo Cascio è in levare, sorvegliatissima è l'interpretazione di Donatella Finocchiaro, madre malinconica del Rocco di Matteo Simoni, che aggredisce il melodramma con piglio moderno e asciutto.
Talento rivelato, Simoni incarna il coraggio e la determinazione di un sogno realizzato altrove, in una terra promessa che gli italiani negli anni Cinquanta contribuirono a costruire estraendo il carbone dalle sue viscere e respirando polveri nocive. Stijn Coninx, che rivela una felice predisposizione per il genere, realizza una storia in grado di commuovere la platea con robusti interpreti e con i giusti sacrifici che il melodramma richiede. Tra canzoni e colpi di scena, Marina è popolato da personaggi che soffrono perché vittime di ingiustizie o perché schiacciate da un destino predestinato. Le vicende di Rocco e della sua famiglia sono imperniate sulla verità della vita quotidiana, sulla verità cercata nella concretezza della loro esistenza che a un passo dal risolversi il caso dissolve. Il regista belga è bravo a regalare al pubblico quello che ama di più vedere: la conclusione felice e la speranza in un mondo migliore.
Marina, attraverso il sistema retorico del melodramma, affronta il tema della migrazione, intrattenendo e squadernando davanti ai nostri occhi lo spettacolo dell'iperbole, emozioni ingigantite che danno voce agli scacchi affettivi e ai conflitti non riconciliabili. L'enfasi come una canzone diventa valvola di sfogo per far parlare il dolore e la perdita, la sconfitta e la risalita, vincendo la diffidenza e trovando il proprio posto nel mondo.
Dopo il passaggio al festival di Roma e dopo l'uscita in Belgio, successo sicuro con 500 mila spettatori e premi vinti, esce nelle nostre sale in 30 copie Marina di Stijn Coninx, storia di una canzone, quella famosa, e storia di una formazione, quella meno famosa, del suo autore Rocco Granata, belga d'adozione, calabrese di origine, emigrato con il padre, minatore nelle Fiandre.
La vera storia di Rocco Granata è di quelle che sembrano scritte per un film, un melodramma sociale con riscatto finale. Rocco è il secondo figlio di Salvatore, che come tanti decide di emigrare in Belgio nella speranza di un futuro migliore. Dopo un anno di duro lavoro, non supportato da un fisico imponente, Salvatore chiede il ricongiungimento, consapevole di invitare i suoi cari nell'inferno belga dei minatori italiani. «Ospitati» in baracche che sembrano loculi di un campo di concentramento, Salvatore, la moglie e i due figli mordono l'osso duro della mancata integrazione. Li un contesto ostile che mal sopporta gli «zingari» italiani, sin da piccolo Rocco cerca di affermare il suo talento musicale, suonando quando può la fisarmonica. Ad aumentare la sua ispirazione si mette anche l'amore per una biondina che attraversa i suoi sogni e che lo sprona a definire il suo talento. Rocco dovrà vedersela con mille avversità, compresa quella del padre che lo vuole lavoratore sicuro e non musicista squattrinato. Il regista Stijn Coninx rappresenta la storia di Rocco Granata in modo classico, un po' lezioso, a tratti da cartolina, e con aspirazione inconsapevolmente televisiva. Insomma, preso possesso di tutti gli ingredienti, che qui vanno dall'integrazione degli immigrati alla formazione musicale, dalla storia di una canzone (Marina, che ha venduto 100 milioni di dischi) alla relazione tormentata con la figura paterna, il regista cucina una torta colorata e forse anche saporita, ma non certo sorprendente. Questione di stile.
Il lavoro maggiore lo fanno gli attori, tutti italiani nei ruoli principali. Lo Cascio è il padre Salvatore, calabrese vecchio stile, caparbio, geloso e ostile; Donatella Finocchiaro è la madre, invece generosa e silenziosa, sempre in equilibrio tra le pretese del marito e le aspettative del figlio; Simoni è Rocco, faccia potente e bella, piglio sicuro, capace di trainare il suo personaggio oltre il suo mandato biografico. Ma questo è il cinema, ovvero la scrittura della leggenda, nessuno ci crede ma tutti ci cascano.
Da L'Unità, 8 maggio 2014
“Zingaro italiano!” Chi è stato all’estero da emigrante sa bene quanto era difficile sopportare quell’insulto, gridato per strada dai nostri ‘fratelli’ europei. Una parola terribile che ti sagomava come “vagabondo” “apolide” “trasandato” ecc. Gli uomini più orgogliosi reagivano con le mani; i più assuefatti [...] Vai alla recensione »
Ancora Belgio, ancora musica venuta da lontano. Dopo il grande film d'autore (Alabama Monroe) ecco un ottimo esempio di cinema popolare come non se ne fa più. Lo spunto è la vita romanzatissima di Rocco Granata: da figlio di minatore emigrato nel Belgio anni '50 (sullo sfondo passa la strage di Marcinelle), Rocco diventerà un cantante di successo mondiale con Marina.