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veritasxxx
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mercoledì 18 giugno 2014
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once the kids are gone, what's left of us?
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Sono capricciosette queste insegnanti sull'orlo della pensione, stando a "Le week-end". Eppure dovrebbero ringraziare il cielo di avere un marito 1) ancora vivo e in discreta salute 2) che le trova ancora fisicamente attraenti 3) con cui riescono a condividere ancora momenti piacevoli. Ed è questa la conclusione a cui arriva la nostra coppia di anziani maestri di Birmingham, che sicuramente è molto preparata in biologia e filosofia ma molto meno in matematica, visto che in due giorni riesce a spendere più di quello che ha sul conto (questi professori inglesi se la passano quasi peggio degli italiani a quanto pare).
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Sono capricciosette queste insegnanti sull'orlo della pensione, stando a "Le week-end". Eppure dovrebbero ringraziare il cielo di avere un marito 1) ancora vivo e in discreta salute 2) che le trova ancora fisicamente attraenti 3) con cui riescono a condividere ancora momenti piacevoli. Ed è questa la conclusione a cui arriva la nostra coppia di anziani maestri di Birmingham, che sicuramente è molto preparata in biologia e filosofia ma molto meno in matematica, visto che in due giorni riesce a spendere più di quello che ha sul conto (questi professori inglesi se la passano quasi peggio degli italiani a quanto pare). Ho trovato i due attori validi nel descrivere le nevrosi di una coppia che resiste da trenta anni alle intemperie del tempo, ma non particolarmente simpatici. E dire che non mi sento di giudicare nessuno per scappare da un ristorante troppo caro senza pagare il conto o per voler rivivere un bel momento celebrando i 30 anni di matrimonio. È solo che sono terribilmente patetici nella loro eterna lotta per la conquista della serenità. Una buona terapia di coppia fa miracoli ed è quasi meglio di un frustino e di un collare da cane, visto che lui ancora sbava per le mutandine di sua moglie come il migliore amico dell'uomo.
"Once the kids are gone, what's left of us?" è la domanda che si fanno i nostri attempati eroi. Rimane la coppia, e mi sembra più che sufficiente.
Una nota di merito a Jeff Glodblum, deliziosamente insopportabile nella parte del rampollo del vecchio maestro che ha avuto successo. Meglio evitare Rue de Rivoli la prossima volta che passate per Parigi, o potreste incontrarlo e vi sentirete dei falliti. Ma con un balletto a la Truffault in un bistro che contiene probabilmente l'ultimo juke-box di tutta la città, ogni delusione passerà.
Motto del film: Ti accorgi che sei diventato vecchio quando ascolti Bob Dylan e Nick Drake sul tuo ipod.
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maria cristina nascosi sandri
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mercoledì 18 giugno 2014
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l'autunno del nostro scontento...matrimoniale
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Con un occhio a Godard - la battuta di Nick che afferma "quando questo ballo andava di moda leggevo Gramsci e sognavo di rapire un capitano d'industria" - viene pronunciata davanti ad un televisore mentre passa -citato- un film del sacro mostro della Nouvelle Vague appena risorto a Cannes a nuova vita(lità) ed uno a Truffaut, si dipana il racconto minimale ma affatto minimo di Kureishi, magnifico sceneggiatore anglo-pakistano, già collaboratore di Frears che analizza la coppia in procinto (e non) di scoppiare, raggiunta l'età matura.
C'è anche un pizzico di Beckett e del suo teatro dell'assurdo che tanto assurdo poi non è: è la vita a due che rende schizofrenici, che ti fa pensare di amare l'altro, il partner ed un minuto dopo ti assicura di odiarlo.
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Con un occhio a Godard - la battuta di Nick che afferma "quando questo ballo andava di moda leggevo Gramsci e sognavo di rapire un capitano d'industria" - viene pronunciata davanti ad un televisore mentre passa -citato- un film del sacro mostro della Nouvelle Vague appena risorto a Cannes a nuova vita(lità) ed uno a Truffaut, si dipana il racconto minimale ma affatto minimo di Kureishi, magnifico sceneggiatore anglo-pakistano, già collaboratore di Frears che analizza la coppia in procinto (e non) di scoppiare, raggiunta l'età matura.
C'è anche un pizzico di Beckett e del suo teatro dell'assurdo che tanto assurdo poi non è: è la vita a due che rende schizofrenici, che ti fa pensare di amare l'altro, il partner ed un minuto dopo ti assicura di odiarlo. Lo dice anche Nick: non si può amare ed odiare per più di mezz'ora la stessa persona/moglie/alter ego da cui è sempre più impossibile fuggire e sfuggire. E così lui sceglie l'amore e lei...l'ha già scelto, nonostante gli dia dell'idiota a più riprese, ma con amore!! Poteva tradirlo e non l'ha mai fatto in tutta la loro vita trentennal-coniugale e mentre sta per farlo, la sera del loro anniversario a Parigi, si rende conto - spiando ed ascoltando la confessione-verità del marito nei suoi confronti dietro la porta socchiusa - che lei è 'Heathcliff', lei e lui, nel bene e nel male o forse al di là di essi, son la stessa persona ormai, dove il nuovo si amalgama col vecchio e viceversa in una ri-mescolanza continua ed un passaggio permanente di testimone, dall'uno all'altra.
Ottima la colonna sonora, delicata al punto da parere una citazione jazz da Erik Satie, il raffinato autore normanno delle Gymnopedies e bello il finale - una malinconica citazione-omaggio per vecchi sessantottini nostalgici di spinelli, jukebox e presunta libertà sessuale al Truffaut di Jules e Jim, anche se il grande Francois, che tanto ci manca - o come ci manca per le storie d'amore né con te, né senza di te - svolazza, tenero fantasma amoroso, tra le righe di tutto il film...
Maria Cristina Nascosi Sandri
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[+] che bella recensione.........
(di francesco2)
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vincenzo ambriola
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lunedì 16 giugno 2014
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paris, mon amour
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Una coppia di quasi pensionati inglesi decide di trascorrere un week end a Parigi, per festeggiare il trentesimo anniversario delle loro nozze. Dopo un inizio disastroso, la stanza prenotata non è all'altezza dei festeggiamenti, trovano alloggio in un albergo di lusso dove iniziano a ripercorrere la loro vita coniugale, tra battute acide e commenti a volta surreali. Dopo aver incontrato un ex alunno di lui, professore universitario di filosofia, ricevono un invito a una festa nella quale parlano della loro vita e della loro infelicità. L'avventura parigina si conclude con un brusco rientro nella realtà, da scoprire vedendo il film.
Spot pubblicitario per Parigi, film per spettatori anziani con una recitazione a tratti teatrale, non convince per la superficialità dei dialoghi e la ovvietà delle situazioni anche se a sprazzi cattura l'interesse e induce a qualche riflessione.
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Una coppia di quasi pensionati inglesi decide di trascorrere un week end a Parigi, per festeggiare il trentesimo anniversario delle loro nozze. Dopo un inizio disastroso, la stanza prenotata non è all'altezza dei festeggiamenti, trovano alloggio in un albergo di lusso dove iniziano a ripercorrere la loro vita coniugale, tra battute acide e commenti a volta surreali. Dopo aver incontrato un ex alunno di lui, professore universitario di filosofia, ricevono un invito a una festa nella quale parlano della loro vita e della loro infelicità. L'avventura parigina si conclude con un brusco rientro nella realtà, da scoprire vedendo il film.
Spot pubblicitario per Parigi, film per spettatori anziani con una recitazione a tratti teatrale, non convince per la superficialità dei dialoghi e la ovvietà delle situazioni anche se a sprazzi cattura l'interesse e induce a qualche riflessione. Resta il dubbio che dietro la maschera di due anziani e litigiosi coniugi si nascondano due incalliti mentitori, realmente incapaci di provare sentimenti di amore e affetto. Ma questa è un'impressione molto personale.
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ginevra
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domenica 15 giugno 2014
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non occorre andare a parigi per parlarsi
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Ben diretto e interpretato. La trama è banale e poco credibile. Se fra due persone un rapporto esiste non è necessario cercarlo in un'altra città, distruggendo tutto il precedente per dare l'impressione di ricominciare. Da ragazzi i sogni e le idee sono tante, ma nella vita le cose vanno diversamente. Per chi poi aveva da ragazzo un atteggiamento e idee radical è quasi la regola, se ci si attiene alle proprie idee, non essere una persona piena di soldi, in altre parole un "arrivato". Se chi ti sta vicino non è in grado di capirlo e gestirlo nel quotidiano, probabilmente allora il tanto sventolato Amore forse non c'è più. Le problematiche di questa coppia sono comuni a quelle di molte persone, che se ci credono veramente possono ogni giorno tenere viva la fiamma.
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Ben diretto e interpretato. La trama è banale e poco credibile. Se fra due persone un rapporto esiste non è necessario cercarlo in un'altra città, distruggendo tutto il precedente per dare l'impressione di ricominciare. Da ragazzi i sogni e le idee sono tante, ma nella vita le cose vanno diversamente. Per chi poi aveva da ragazzo un atteggiamento e idee radical è quasi la regola, se ci si attiene alle proprie idee, non essere una persona piena di soldi, in altre parole un "arrivato". Se chi ti sta vicino non è in grado di capirlo e gestirlo nel quotidiano, probabilmente allora il tanto sventolato Amore forse non c'è più. Le problematiche di questa coppia sono comuni a quelle di molte persone, che se ci credono veramente possono ogni giorno tenere viva la fiamma. Siamo proprio sicuri che sia così interessante e istruttivo interessarsi della "psicologia comune" degli esseri umani? Il cinema di oggi si sta incanalando su un filone intimista, che racconta cose spesso scontate.
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melvin ii
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domenica 15 giugno 2014
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il matrimonio 30 anni dopo
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Il biglietto per “Le week-end” è 5)Sempre
“Le week –end” è un film del 2013 diretto da Roger Michell, scritto da Hanif Kureishi e distribuito in Italia dalla Lucky Red. Con : Jim Broadbent, Lindsay Duncan, Jeff Goldblum.
Sapete ormai cosa penso del matrimonio e quanto tenga alla libertà, prezioso dono divino.
Nel corso degli anni ho letto alcuni libri e visto tanti film sul matrimonio e soprattutto sulla crisi di questa istituzione. E’ da folli coraggiosi sposarsi e da eroi rimanere l'intera vita insieme con una persona?
Cosa è oggi il matrimonio?Routine? Invecchiare e ingrassare con la propria compagnia?.
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Il biglietto per “Le week-end” è 5)Sempre
“Le week –end” è un film del 2013 diretto da Roger Michell, scritto da Hanif Kureishi e distribuito in Italia dalla Lucky Red. Con : Jim Broadbent, Lindsay Duncan, Jeff Goldblum.
Sapete ormai cosa penso del matrimonio e quanto tenga alla libertà, prezioso dono divino.
Nel corso degli anni ho letto alcuni libri e visto tanti film sul matrimonio e soprattutto sulla crisi di questa istituzione. E’ da folli coraggiosi sposarsi e da eroi rimanere l'intera vita insieme con una persona?
Cosa è oggi il matrimonio?Routine? Invecchiare e ingrassare con la propria compagnia?. Sopportarsi e magari detestarsi nel silenzio e indifferenza finchè un giorno esplodi e divorzi desideroso di una nuova vita?
Con“Le week-end” conosciamo una vecchia coppia composta da Nick(Broadbent) e Meg(Duncan) Burrows, sposati da trent’anni con figli già grandi che decidono di trascorrere un week end a Parigi per il loro anniversario Nick è un professore universitario di filosofia, avaro e malinconico mentre Meg è un insegnate di chimica, insofferente e stanca della routine. Fin dalle prime scene assistiamo ai divertenti battibecchi della coppia su ogni cosa. Nick sceglie un albergo modesto dove alloggiare e Meg furiosa e sdegnata lo trascina in un albergo di lusso. Sempre Meg è molto selettiva e paturniosa sui ristoranti e cosa visitare. Lo spettatore assiste ai frizzanti scambi della coppia sulla loro matrimonio, sui figli e sulla vita in genere tra malinconia, ironia e cinismo.
Parigi è la coprotagonista del film con i suoi bellissimi luoghi e paesaggi. La coppia si interroga se ci siano ancora le condizioni per andare avanti e se sia sufficiente l’amore per andare avanti. Scopriamo che un loro figlio ha gravi problemi e ciò ovviamente li preoccupa molto Quando Meg prospetta al marito l’idea di separarsi, per Nick è un colpo durissimo, dopo averle confessato il licenziamento dell’università perché ormai ritenuto inadeguato all’insegnamento. Durante una cena organizzata da Morgan(Goldblum) vecchio compagno di college di Nick, scrittore radical chic e fresco di seconda nozze, Nick e Meg saranno chiamate a risolvere i loro problemi e guardarsi dentro.
Il film diverte e piace per l’atmosfera , per i toni misurati e garbati e soprattutto per le convincenti interpretazioni degli attori
La sceneggiatura nella sua semplicità convince e diverte con il giusto mix di sentimento e razionalità .Scritta bene con un linguaggio a tratti graffiante e in altri riflessivo racconta con efficacia le emozioni della coppia.
I dialoghi sono ben costruiti e sono sicuramente un punto di forza del film. Divertono e nello stesso tempo fanno meditare lo spettatore.
La regia è essenziale, ma brava a dirigere gli attori sulla scena, creando un clima glamour e riuscendo a dare nel complesso al film un discreto ritmo, anche se forse i tempi sono più teatrali che cinematografici.
La coppia Broadbent –Duncan è deliziosa e convincente. Dimostrano tutto il loro talento ed esperienza creando la giusta alchimia tra i personaggi, risultando credibili nel ruolo di marito e moglie.
Meritevole di menzione anche Jeff Goldblum,davvero esilarante nel ruolo dello scrittore di mezz’età alternativo.
Il finale piace perché descrive l’amore dopo trent’anni di matrimonio e non puoi che sorriderne, senza essere retorico e melenso.
“Le week end” sicuramente piacerà alle coppie sposate e magari in crisi, ma a chi pensa di fare il gran passo non dispiacerà, in fondo si può sorridere anche del matrimonio.
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[+] una cinica
(di no_data)
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melania
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venerdì 13 giugno 2014
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mediocre
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Film lento,monotono,poco interessante.Non mi ha fatto pensare,non mi ha dato particolari emozioni.
Belle le immagini di Parigi,ma la storia è pretestuosa e poco significativa.
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