Oh Boy, un caffè a Berlino

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Un film di Jan Ole Gerster. Con Tom Schilling, Friederike Kempter, Marc Hosemann, Katharina Schüttler, Justus von Dohnanyi.
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Titolo originale Oh Boy. Commedia, durata 83 min. - Germania 2012. - Academy Two uscita giovedì 24 ottobre 2013. MYMONETRO Oh Boy, un caffè a Berlino * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

QUANDO UN CAFFE' A BERLINO COSTA TRE EURO ,50 Valutazione 0 stelle su cinque

di MAURIDAL


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giovedì 14 novembre 2013

 Quando un ragazzo di belle speranze, e parlo del giovane Jan Ole Gerster, regista tedesco, si racconta con l’alter ego di niko, giovane stavolta senza troppe speranze, come è il protagonista del film OH BOY, allora si compie il piu’ classico espediente narrativo, che il cinema conosca. Basti pensare a snaporaz oppure a tutti i personaggi che il grande marcello ha rappresentato per fellini. Ma qui c’è di piu’. Abbiamo attraverso il personaggio Niko, la rappresentazione appieno riuscita, di una intera generazione dei ventenni europei., tutti con le stesse caratteristiche di abulia, nichilismo e una sorta di fatalismo che li porta ad una vita disoccupata,ma garantita dai genitori , dal girovagare a vuoto nelle grandi città dove facilmente si sfocia in atti di violenza di gruppo  oppure in episodi di autolesionismo suicida. Ma il film riesce ad essere pacato, ironico perfino elegante nella narrazione e ineccepibile nella forma di cinema ready-made, poichè nel bianco-nero e nel sottofondo cool jazz,è evidente la citazione della nouvelle vague , insomma un mix di cinema francese anni 60 più un condimento di cinema tedesco anni 80 da Reitz a Wenders. Il giovane Niko è alla ricerca di una collocazione nella vita, la città di Berlino si offre di fare da sfondo a questa ricerca ma di certo non lo aiuta troppo se non quando trova una casa e una fidanzata che presto lo lascerà. Non trovando lavoro , si concede delle frequenti pause caffé nei bar che incontra on the road, ma che non riusciranno a scuoterlo dalla inerzia totale che lo pervade. I suoi incontri dal vicino di casa depresso,alla sua ex compagna di classe neo attrice che vorrebbe farselo, riescono solo a distrarlo per poco dal vuoto interiore e dalla distanza che prova verso il mondo. Ora che il mondo comincia a rifiutarlo, quando il bancomat ,trattiene la card poiché i soldi sono finiti. E’ costretto ad una sorta di scuotimento, in una gag comica si riprende gli spiccioli dati ad un mendicante, per terra per pagarsi un caffé. Ma la resa dei conti avviene quando deve incontrare il padre per chiedere dei soldi e per riavere la carta . Qui il giovane regista rivela la chiave del film : la generazione degli anni 80 ed oltre dipende dai genitori e dalle scelte delle generazioni precedenti. Qui, nel rifiuto del padre di Niko , pure un ricco e benestante manager, a continuare a mantenerlo inutilmente ai fini di una buona posizione sociale del figlio, troviamo le ragioni di un fallimento generazionale. Il padre gli rinfaccia le indecisioni, le insicurezze , e tutto ciò che non ha realizzato come invece al contrario lui persona arrivata al successo, è riuscito a risolvere. Significativo è il campo da golf dove si svolge il colloquio, e qui Niko si accorge, facendo un tiro drive, dell’odio che ha sempre covato contro il genitore. Il confronto tra generazioni si ripete nel finale del film , quando il ragazzo in un ennesimo bar per un improbabile caffé che diventa una birra e vodka, da bere in compagnia del vecchio Fredrich, testimone ormai rinnegato della tragedia nazista , si accorge di non poter reggere un conflitto perenne col mondo ed assisterà compassionevole alla morte in ospedale del vecchio colpito da infarto. Ancora la nuova Germania che fa i conti col passato, e i giovani registi ne tengono conto , in qualche modo risolvendo la questione con un definitivo sorpasso generazionale. L’ottimo protagonista l’attore Tom Schilling , canticchia un motivo jazz nei titoli, e lo spettatore, sorpreso dalla inaspettata brevità del film lascia la sala con un gradevole back sound. MAURIDAL

 

 

OH ! BOY, UN CAFFE’ A BERLINO COSTA TRE EURO E CINQUANTA! UN FILM DI JAN OLE GERSTER

 

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