| Anno | 2012 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Gran Bretagna, USA, Francia |
| Durata | 106 minuti |
| Regia di | Rachid Bouchareb |
| Attori | Sienna Miller, Golshifteh Farahani, Bahar Soomekh, Tim Guinee, Roschdy Zem Chafia Boudraa, Sayed Badreya, Richard Jose, Usman Ally, Jesse Harper, Doug James, Paolina Cimino, Michael Ehlers, Lorena Fernández, Kimberly Kiegel, Deanna Dunagan. |
| Uscita | giovedì 7 marzo 2013 |
| Distribuzione | Minerva Pictures Group |
| MYmonetro | 2,23 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 17 marzo 2015
Una casalinga di Chicago fugge a Las Vegas per competere in una gara di danza del ventre.
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CONSIGLIATO NÌ
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Nello stesso giorno, Marilyn perde il lavoro e la fiducia nell'amore, scoprendo che il marito, che mantiene e sopporta, la tradisce con un'altra. Decide allora di salire in macchina e viaggiare da Chicago al New Mexico, dove un provino per danzatrici del ventre potrebbe cambiarla la vita. Contemporaneamente, Mona, una giovane araba che subisce da anni gli insulti della suocera perché non riesce a fare figli, a causa di un grave incidente domestico, si fa prendere dalla paura e scappa di casa. Le due donne si ritrovano così a viaggiare insieme, sperimentando la sensazione di libertà ma anche la violenza razzista.
Primo capitolo della trilogia pianificata dal regista, sceneggiatore e produttore Rachid Bouchareb sulle trasformazioni in atto nei rapporti tra l'America e il mondo arabo, Just like a woman soffre del morbo dei film a tesi che, preoccupati di non essere mai abbastanza chiari riguardo al messaggio proposto, dimenticano che lo spettatore cerca il coinvolgimento prima che l'indottrinamento e preferisce avere a che fare con dei personaggi dal vissuto denso e dal comportamento umanamente contraddittorio piuttosto che con degli stendardi su cui è scritto uno slogan, per quanto giusto e importante possa essere. Poi, se la storia del cinema e la sua qualità intrinseca lo vorranno, i personaggi potranno anche divenire bandiere, riferimenti simbolici, com'è toccato a Thelma e a Louise di Ridley Scott, ma non è questo il caso.
Sienna Miller e l'iraniana Golshifteh Farahani formano sullo schermo una coppia più credibile di tanti nodi della sceneggiatura. L'intento di farne due volti della stessa figura femminile, moderna eppure vittima di imperdonabili residui di arcaici pregiudizi, quasi fossero il positivo e il negativo di una stessa pellicola fotografica, è piuttosto evidente ma, ancora una volta, non sono le caratteristiche sociali imposte ai personaggi quanto l'alchimia tra le due attrici a funzionare a dovere. Lo strumento della danza del ventre, praticata con la stessa abilità (anche se non forse con lo stesso spirito) da Marilyn e Mona, è metafora fin troppo esplicita di un comune bisogno di esprimere la propria femminilità, vitalità e sensualità, ma è anche un espediente per dar risalto, senza volgarità, ai corpi perfetti delle due attrici, per quanto non esattamente "formosi" come la cultura araba soleva anticamente preferire.
Innocuo ma ingenuo, ad un livello faticosamente ammissibile, il film di Bouchareb non supera, né per inventiva né per appeal cinematografico, la media dei film televisivi costruiti attorno ai problemi della società contemporanea. Marilyn e Mona, insomma, ballano da sole.
Rachid Bouchareb ci offre una storia dai molti risvolti, forse troppi, per costruire una storia credibile. Marilyn e Mona si trovano a fuggire insieme da due realtà diverse, ma che si intersecano e le respingono. La prima rappresenta l'americana media con molte aspirazioni, ma costretta a fare la centralinista e i conti con un mondo del lavoro che taglia i cosiddetti rami secchi, la seconda, [...] Vai alla recensione »
America profonda: la bionda Sienna Miller perde il lavoro e si becca le corna dal compagno; l'amica mora Golshifteh Farahani non ce la fa più e avvelena "involontariamente" la suocera. Che fare? Ovvio, darsi alla fuga, con un on the road di emancipazione femminile: ballano la danza del ventre, dormono in tenda, scansano perbenismo e misoginia e, tra un dubbio e un rimorso, provano a non tornare sui [...] Vai alla recensione »