| Titolo originale | Uchu senkan Yamato |
| Anno | 2010 |
| Genere | Fantascienza, |
| Produzione | Giappone |
| Durata | 131 minuti |
| Regia di | Takashi Yamazaki |
| Attori | Takuya Kimura, Meisa Kuroki, Toshirô Yanagiba, Naoto Takenaka, Hiroyuki Ikeuchi Maiko, Shin'ichi Tsutsumi, Reiko Takashima, Isao Hashizume, Toshiyuki Nishida, Tsutomu Yamazaki, Toshihiro Yashiba, Kensuke Owada, Kazuki Namioka, Takumi Saitô, Takahiro Miura, Koyuki, Aya Ueto, Teruyuki Kagawa, Masatô Ibu, Kazuki Kitamura, Tetta Sugimoto, Ebizô Ichikawa, Naoto Ogata, Kenji Motomiya, Kana Harada. |
| Uscita | martedì 15 aprile 2014 |
| Distribuzione | Nexo Digital |
| MYmonetro | 2,64 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 14 aprile 2014
L'equipaggio della Corazzata Spaziale Yamato parte per un viaggio verso il pianeta Iscandar per acquistare un dispositivo che può guarire la devastazione della Terra prima che sia troppo tardi. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Asian Film Awards,
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CONSIGLIATO NÌ
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Nel 2199 i Gamilas hanno ridotto l'atmosfera terrestre a un cumulo di radiazioni e l'umanità è costretta a vivere sottoterra: solo la flotta spaziale resta a difendere la Terra dall'invasione aliena, guidata dalla corazzata Yamato.
Il coraggio, come insegna la retorica dei kamikaze di cui Space Battleship Yamato è impregnato, ai giapponesi non manca. Ma più che per gli atti di eroismo il popolo nipponico, che premia il film con un incasso record, dimostra temerarietà nell'affrontare i simboli di un'epoca che pareva tabù, un rimosso del passato. Il salvataggio della Terra da parte dell'eroica ciurma della Yamato, corazzata della seconda guerra mondiale trasformata in astronave, rappresenta il pretesto per introdurre a livello subliminale diversi messaggi ispirati dal nazionalismo nipponico. Niente che non fosse già presente nell'anime originario, ma Yamazaki Takashi - regista di Always, rievocazione sentimental-retorica del Giappone anni '50, di grande successo in patria - sottolinea i lati più ambigui dello stesso, risolvendo ogni nodo sostanziale della lotta tra terrestri (tutti giapponesi, peraltro) e alieni con la decisione ultima e inevitabile: il sacrificio.
Giustificati da un fine più grande (la salvezza dell'umanità) ecco quindi mutare di significato e apparire accettabili l'ammiraglia della follia imperialista di Irohito, un saluto militare che ricorda antecedenti inquietanti e il pilastro etico alla base delle vittorie nel Pacifico. Ma i dubbi morali, per quanto inquietanti, non devono oscurare le qualità di Space Battleship Yamato, un blockbuster così attento alla competizione con gli equivalenti statunitensi da portare al coinvolgimento di Steve Tyler nella composizione di una canzone originale che richiamasse la celeberrima I Don't Wanna Miss a Thing. Armageddon (e il suo spirito di sacrificio) rappresenta infatti una delle massime ispirazioni, così come Battlestar Galactica e Star Trek, ovvero la rappresentazione più vicina temporalmente e quella più classica della cosiddetta space opera, sottogenere di fantascienza che bandisce i problemi gravitazionali e si concentra sulle dinamiche tra i personaggi. Che nel film di Yamazaki si traducono in un dualismo che si avvicina sempre più a un rapporto padre-figlio tra il vecchio capitano Okita e il rampante Kodai e nella storia d'amore che nasce tra lo stesso Kodai e la bella Yuki.
Budget ed effetti speciali all'altezza del compito (notevoli le architetture "organiche" delle navi nemiche), mentre certamente una lunghezza più contenuta avrebbe giovato alla fluidità dell'intreccio.
"Il film del 2010 non è molto diverso dalla trama originale della prima serie. Siamo sempre nel 2199, dal pianeta Iskandar giunge una capsula con i piani per la costruzione di una nave alimentata da un motore ad onde moventi in grado di compiere balzi interstellari. La capsula racchiude in se la promessa di ripulire il mondo dalle radiazioni generate dalle bombe dell’impero [...] Vai alla recensione »