| Anno | 2009 |
| Genere | Horror |
| Produzione | USA, Canada |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | George A. Romero |
| Attori | Kathleen Munroe, Kenneth Welsh, Athena Karkanis, Alan Van Sprang, Devon Bostick Joris Jarsky, Stefano DiMatteo, Matt Birman, Craig Dawson, Wayne Curnew, Eric Woolfe, Salar Madadi, Mitch Risman, Richard Fitzpatrick, Julian Richings, Wayne Robson, Joshua Peace, Hardee T. Lineham, Shawn Roberts, Scott Wentworth. |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 2,63 su 3 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 29 gennaio 2014
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CONSIGLIATO NÌ
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Il misterioso fenomeno che vede i morti tornare in vita e procacciarsi carne umana, si è ormai esteso anche al di fuori dei margini continentali. A Slaughter Island, a largo delle coste della Pennsylvania, i clan rivali degli O'Flynn e dei Muldoon si contendono il dominio dell'isola e la strategia da adottare contro i morti viventi. A trovarsi in minoranza è il vecchio O'Flynn, sostenitore di un'uccisione rapida e totale dei non-morti, che viene condannato dalla famiglia nemica al confino sulla terraferma. Nei pressi del porto, O'Flynn si unisce a un gruppo di militari ribelli intenzionati a raggiungere l'isola e li convince a passare dalla sua parte nella battaglia contro gli zombi e per il dominio del territorio.
La lunga serie dei Dead vede pochi punti in comune da un capitolo all'altro. Concepita come una saga monadica, in cui ogni film è un racconto a sé stante che prende le mosse dal fatto che i morti tornano in vita risvegliati da una causa sconosciuta, l'esalogia di Romero ha costruito capitolo dopo capitolo un insieme di acute letture della contemporaneità (sociale, mediatica e tecnologica) e una filosofia pessimistica sullo stato di natura e sull'uomo come "lupo a se stesso". Survival of the Dead rompe questa singolarità della saga, presentandosi non come un vero e proprio seguito, ma come una partenogenesi del precedente Diary of the Dead. Gli sciacalli del corpo marines immortalati in una sequenza dalla videocamera di Diary, diventano qui i protagonisti di un horror che appare quasi "vecchia maniera" in un momento in cui dominano solo gli slasher citazionisti o i killer torturatori. Survival è lontano dal gusto per la sperimentazione del racconto dell'ottimo Diary, ma si propone come una sintesi brillante fra le nuove e le vecchie tendenze del genere.
Romero costruisce il film come un vecchio western ambientato in una prateria dove gli zombi hanno sostituito il bestiame, e la lotta di O'Flynn e Muldoon come una sfida all'O.K. Corral fra un vecchio marinaio irlandese e un cowboy che somiglia a Dick Cheney. I suoi personaggi sono tutti dei duri dalla lingua affilata e dalla mira infallibile, riciclo di un immaginario popolare che parte appunto dal cinema western (O'Flynn e Muldoon) per arrivare agli eroi dell'action movie contemporaneo (i militari e il ragazzino fanatico dell'hyper-tech sono quasi una proiezione parodica dei protagonisti di Transformers). Perfino gli zombi sono divenuti schiavi alienati di un'azione lavorativa ripetitiva e compiuta all'infinito, allo stesso tempo carnefici e vittime di una società sclerotizzata e senza un'identità distinguibile. È un gioco di contaminazione fra cinema classico e cinema tardo-moderno, che qua Romero affronta con un'ironia più esplicita, che tuttavia non fa dimenticare che la sua concezione (dell'horror, come della parodia) resta quella di un vecchio anarchico nichilista che si diverte moltissimo a mettere in scena le sue certezze sulla natura guerrafondaia ed egoista dell'uomo.
In una piccola isola nella parte meridionale della costa del Nord America, i morti minacciano i vivi. Gli isolani non riescono ad eliminare i loro cari, anche se questi ovviamente li tengono sotto scacco. Nel gruppo tuttavia c'è un ribelle che decide di distruggere tutti gli zombie che gli passano davanti, finché non viene cacciato per aver ucciso i suoi compagni e amici.
In questo sesto episodio della saga di Romero sui morti che tornano in vita, il regista ha fatto qualche passo indietro rispetto all'ottimo Diary of the Dead e si riassesta sui livelli, non eccelsi, del quarto episodio Land of the Dead. Pur trattandosi, comunque, di un film ricco di spunti di riflessione e scene e trovate memorabili (la scena di chiusura del film, o gli zombie/schiavi/bestie [...] Vai alla recensione »
Non lo so, ma quando una cosa va bene dal punto di vista finanziario, si vuole fare un altro film. Ho moltissime idee. Penso che se cercassi di fare dei film seri non ne sarei capace, preferisco fare pellicole sugli zombie e divertirmi allo stesso tempo. Perché ha scelto un'isola? La storia non si poteva svolgere sulla terraferma? Sembra che un'isola sia il posto più sicuro per vivere perché circondato da acqua, quella è stata una delle prime idee che mi è venuta in mente.
George A. Romero's zombie movies may no longer frighten, but the director always tries to provide something to chew on. In his new "Survival of the Dead," though, the metaphorical meat is one audiences may not care to digest. On an island off the Delaware coast where people speak with thick Irish brogues, an age-old conflict between clans rages despite the undead plague one would think should take [...] Vai alla recensione »