Porte aperte

Film 1990 | Drammatico, +16 108 min.

Regia di Gianni Amelio. Un film Da vedere 1990 con Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renzo Giovampietro, Renato Carpentieri. Cast completo Genere Drammatico, - Italia, 1990, durata 108 minuti. distribuito da Cinecittà Luce. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,74 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Ultimo aggiornamento mercoledì 15 ottobre 2025

Una mattina del marzo 1937 a Palermo un uomo commette tre delitti. Freddamente uccide il superiore che lo ha licenziato. E non solo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, ha vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto 4 David di Donatello, In Italia al Box Office Porte aperte ha incassato 857 .

Consigliato assolutamente sì!
3,74/5
MYMOVIES 3,75
CRITICA
PUBBLICO 3,74
CONSIGLIATO SÌ
Gianni Amelio e Gian Maria Volontè magistrali in un film che fa emergere le loro qualità.
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 15 ottobre 2025
Recensione di Giancarlo Zappoli
mercoledì 15 ottobre 2025

Tommaso Scalia è un impiegato licenziato in quanto accusato di furto. Convinto che ciò sia accaduto ingiustamente uccide il capoufficio, il collega che ha preso il suo posto e, dopo averla violentata, sua moglie. Viene arrestato e processato con la prospettiva concreta della condanna a morte. Il giudice a latere Vito Di Francesco farà di tutto affinché la condanna venga tramutata in ergastolo portando alla luce anche verità scomode per gli accusatori di Scalia.

Un magistrale Gian Maria Volonté nel suo penultimo film girato in Italia diretto da un sempre più convincente Gianni Amelio.

Amelio, dopo aver esordito con un film che aveva fatto discutere (Colpire al cuore) a cui era seguito I ragazzi di via Panisperna nella sua doppia versione cinematografica e televisiva, affronta qui una duplice prova. Da un lato il confronto con un romanzo di Leonardo Sciascia (dopo essere stato preceduto da nomi come Damiani, Rosi e Petri). Dall'altro il confronto con un attore della statura, ma anche del carattere, come Gian Maria Volonté. Ne nasce un film in cui entrambi emergono per le loro qualità.

Amelio riesce a conferirgli marche autoriali, in particolare quando porta in scena personaggi minori o mostra di saper cogliere anche nell'ultima delle comparse dei tratti essenziali. Si pensi al padre del giudice e all'anziana insegnante oppure a Lydia Alfonsi nel ruolo della vedova di una delle vittime di Scalia. Oppure alla sequenza in cui Di Francesco è a tavola con i familiari, esponenti della piccola borghesia. Anche nella moltiplicazione dei finali possibili (ce ne sono almeno quattro e tutti, ognuno a suo modo, potrebbero assumere valore significante) mostra un importante controllo sia delle inquadrature che degli attori. Primi fra tutti Volonté e Fantastichini impegnati in un conflitto apparentemente anomalo: il giudice vuole salvare la vita a un detenuto che fa di tutto per essere condannato alla fucilazione.

Sullo sfondo c'è il fascismo di cui si evidenzia la 'normalizzazione'. Scalia è stato un camerata della prima ora, quella rivoluzionaria, e lo rivendica con la violenza predicata e praticata. Ma ora il regime ha dalla sua proprio i borghesi e sarà proprio un manipolo di fascisti a chiedere per lui la pena capitale.

In questa situazione il giudice Di Francesco interviene per aprire falle nel perbenismo che lo circonda e per mostrare a tutti che quella delle porte aperte delle case che possono rimanere tali perché il crimine è stato debellato, non è altro che una retorica falsa.

Volonté trova tutti i toni giusti per portare sullo schermo un uomo che nei fatti, nell'Italia che ha dato i natali a Cesare Beccaria, si oppone alla pena di morte ritenendola un deterrente di nessuna efficacia mentre fa assurgere l'essere umano a detentore di una scelta che non gli compete.

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Recensione di Tiziano Sossi

Una mattina del marzo 1937 a Palermo un uomo commette tre delitti. Freddamente uccide il superiore che lo ha licenziato, il sostituto e per finire sua moglie. Si fa trovare a casa e si farebbe tranquillamente condannare a morte, siamo in pieno fascismo, se non fosse che il giudice Vito Di Francesco decide di scavare a fondo nella vicenda per trovare attenuanti. Dal romanzo di Leonardo Sciascia, il film è un lucido resoconto sul potere, sulla giustizia e sulla passione. Ha vinto il David di Donatello, la Grolla d'Oro per la regia, l'Oscar europeo e una candidatura a quello hollywoodiano. Superba l'interpretazione di Volonté e ottima quella dell'emergente Fantastichini.

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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
venerdì 18 dicembre 2009
Paola Di Giuseppe

Tommaso Scalia,colpevole di triplice omicidio premeditato,fu giustiziato nel 1938 a Palermo dopo il processo di appello che commutò in pena capitale l’ergastolo di prima istanza. Il giudice a latere Di Francesco,quello del primo processo,nel frattempo era stato trasferito in una pretura di montagna.Non avrebbe più intralciato il corso della giustizia con assurdi cavilli contro la pena di morte,in [...] Vai alla recensione »

Frasi
"Io so che voi siete un giudice diverso dagli altri. Ho capito come la pensate e i vostri sono pensieri pericolosi. Viviamo in tempi difficili!"
Una frase di Consolo (Renato Carpentieri)
dal film Porte aperte - a cura di Gianni Lucini
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

A Gianni Amelio è riuscito, e alla grande, quel che non è riuscito ad altri: trarre un film da un racconto di Leonardo Sciascia senza banalizzarlo né involgarirlo, e senza farne un insopportabile pistolotto moralistico. Ricordate Il giorno della civetta (Damiano Damiani, 1968), Todo modo (Elio Petri, 1975, Cadaveri eccellenti (Francesco Rosi, 1976)? In quei film ormai lontani, l’insofferenza dello [...] Vai alla recensione »

winner
miglior regia
Nastri d'Argento
1991
winner
miglior attore non protag.
Nastri d'Argento
1991
winner
miglior film
David di Donatello
1990
winner
miglior attore
David di Donatello
1990
winner
migliori costumi
David di Donatello
1990
winner
miglior suono
David di Donatello
1990
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