| Anno | 1990 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Italia |
| Durata | 108 minuti |
| Regia di | Gianni Amelio |
| Attori | Gian Maria Volonté, Ennio Fantastichini, Renzo Giovampietro, Renato Carpentieri Lidia Alfonsi, Silverio Blasi, Giacomo Piperno, Tuccio Musumeci, Francesco Gabriele, Tony Palazzo, Francesco Sineri, Egidio Termine, Roberto Nobile, Vitalba Andrea, Antonio Appierto, Paolo Volpicelli, Orazio Stracuzzi, Cinzia Insinga, Maria Spadola, Giancarlo Kory, Fabrizio Mendola, Eleonora Schininà, Sara Micalizzi, Nino Isaia, Gigliola Raja, Maria Lauretta, Melita Poma, Turi Catanzaro, Pietro Bertone, Nicola Vigilante, Vittorio Zarfati, Luigi Stefanachi, Domenico Gennaro, Agostino Zumbo, Nicola Badalucco. |
| Tag | Da vedere 1990 |
| Distribuzione | Cinecittà Luce |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,74 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Ultimo aggiornamento mercoledì 15 ottobre 2025
Una mattina del marzo 1937 a Palermo un uomo commette tre delitti. Freddamente uccide il superiore che lo ha licenziato. E non solo. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, ha vinto 2 Nastri d'Argento, ha vinto 4 David di Donatello, In Italia al Box Office Porte aperte ha incassato 857 .
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Tommaso Scalia è un impiegato licenziato in quanto accusato di furto. Convinto che ciò sia accaduto ingiustamente uccide il capoufficio, il collega che ha preso il suo posto e, dopo averla violentata, sua moglie. Viene arrestato e processato con la prospettiva concreta della condanna a morte. Il giudice a latere Vito Di Francesco farà di tutto affinché la condanna venga tramutata in ergastolo portando alla luce anche verità scomode per gli accusatori di Scalia.
Un magistrale Gian Maria Volonté nel suo penultimo film girato in Italia diretto da un sempre più convincente Gianni Amelio.
Amelio, dopo aver esordito con un film che aveva fatto discutere (Colpire al cuore) a cui era seguito I ragazzi di via Panisperna nella sua doppia versione cinematografica e televisiva, affronta qui una duplice prova. Da un lato il confronto con un romanzo di Leonardo Sciascia (dopo essere stato preceduto da nomi come Damiani, Rosi e Petri). Dall'altro il confronto con un attore della statura, ma anche del carattere, come Gian Maria Volonté. Ne nasce un film in cui entrambi emergono per le loro qualità.
Amelio riesce a conferirgli marche autoriali, in particolare quando porta in scena personaggi minori o mostra di saper cogliere anche nell'ultima delle comparse dei tratti essenziali. Si pensi al padre del giudice e all'anziana insegnante oppure a Lydia Alfonsi nel ruolo della vedova di una delle vittime di Scalia. Oppure alla sequenza in cui Di Francesco è a tavola con i familiari, esponenti della piccola borghesia. Anche nella moltiplicazione dei finali possibili (ce ne sono almeno quattro e tutti, ognuno a suo modo, potrebbero assumere valore significante) mostra un importante controllo sia delle inquadrature che degli attori. Primi fra tutti Volonté e Fantastichini impegnati in un conflitto apparentemente anomalo: il giudice vuole salvare la vita a un detenuto che fa di tutto per essere condannato alla fucilazione.
Sullo sfondo c'è il fascismo di cui si evidenzia la 'normalizzazione'. Scalia è stato un camerata della prima ora, quella rivoluzionaria, e lo rivendica con la violenza predicata e praticata. Ma ora il regime ha dalla sua proprio i borghesi e sarà proprio un manipolo di fascisti a chiedere per lui la pena capitale.
In questa situazione il giudice Di Francesco interviene per aprire falle nel perbenismo che lo circonda e per mostrare a tutti che quella delle porte aperte delle case che possono rimanere tali perché il crimine è stato debellato, non è altro che una retorica falsa.
Volonté trova tutti i toni giusti per portare sullo schermo un uomo che nei fatti, nell'Italia che ha dato i natali a Cesare Beccaria, si oppone alla pena di morte ritenendola un deterrente di nessuna efficacia mentre fa assurgere l'essere umano a detentore di una scelta che non gli compete.
Una mattina del marzo 1937 a Palermo un uomo commette tre delitti. Freddamente uccide il superiore che lo ha licenziato, il sostituto e per finire sua moglie. Si fa trovare a casa e si farebbe tranquillamente condannare a morte, siamo in pieno fascismo, se non fosse che il giudice Vito Di Francesco decide di scavare a fondo nella vicenda per trovare attenuanti. Dal romanzo di Leonardo Sciascia, il film è un lucido resoconto sul potere, sulla giustizia e sulla passione. Ha vinto il David di Donatello, la Grolla d'Oro per la regia, l'Oscar europeo e una candidatura a quello hollywoodiano. Superba l'interpretazione di Volonté e ottima quella dell'emergente Fantastichini.
Tommaso Scalia,colpevole di triplice omicidio premeditato,fu giustiziato nel 1938 a Palermo dopo il processo di appello che commutò in pena capitale l’ergastolo di prima istanza. Il giudice a latere Di Francesco,quello del primo processo,nel frattempo era stato trasferito in una pretura di montagna.Non avrebbe più intralciato il corso della giustizia con assurdi cavilli contro la pena di morte,in [...] Vai alla recensione »
A Gianni Amelio è riuscito, e alla grande, quel che non è riuscito ad altri: trarre un film da un racconto di Leonardo Sciascia senza banalizzarlo né involgarirlo, e senza farne un insopportabile pistolotto moralistico. Ricordate Il giorno della civetta (Damiano Damiani, 1968), Todo modo (Elio Petri, 1975, Cadaveri eccellenti (Francesco Rosi, 1976)? In quei film ormai lontani, l’insofferenza dello [...] Vai alla recensione »