| Anno | 1988 |
| Genere | Avventura |
| Produzione | USA, Francia, Italia |
| Durata | 120 minuti |
| Regia di | Luc Besson |
| Attori | Jean Reno, Jean-Marc Barr, Rosanna Arquette, Sergio Castellitto . |
| MYmonetro | 2,93 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
|
Condividi
|
Regia di Luc Besson, è la storia di due uomini, Jacques Mayol ed Enzo Molinari i quali gareggiano fino all'ultimo respiro ad un campionato subacqueo. La prova è quella di calarsi in profondità per il tempo più lungo.
|
CONSIGLIATO SÌ
|
Due ragazzi, Jacques e Enzo, che hanno la stessa passione: l'immersione subacquea. Anche il padre di Jacques partecipa alle loro immersioni finché un giorno non riemerge più. A vent'anni di distanza il figlio ha ancora nel sangue quella morte... Non va detto molto di più di un film culto in Francia, datato 1988 con uscita in Italia targata 2002 dopo che è finalmente finita l'annosa querelle che oppose il campione italiano di immersione in apnea Enzo Majorca alla produzione. Majorca si era riconosciuto nel personaggio di Enzo e non aveva apprezzato alcuni passaggi ritenuti offensivi. Solo dopo il suicidio nel 2001 di un altro grande campione, Jacques Mayol, la causa si è ricomposta con l'accettazione da parte di Besson del taglio di alcune scene. Un film da vedere anche perché consente di fare un salto indietro nella filmografia di due grandi attori come Jean Reno e Jean-Marc Barré.
Dietro il film, datato 1988, c'è un'idea originale di Luc Besson (regista allora in ascesa per gli osanna francesi a Le dernier combat e Subway): intrecciare nella finzione cinematografica le vite parallele del francese Mayol e del siciliano Maiorca, protagonisti di una sfida infinita a colpi di record mondiali, quando le immersioni in apnea erano imprese eroiche poco supportate dalla tecnologia. Ma la rappresentazione surreale della rivalità tra i due, e soprattutto il ritratto sopra le righe nel quale l'italiano non si ritrovò (il film indugia perlopiù sul rapporto simbiotico dell'uomo-delfino Mayol con il mare), spinsero Maiorca a impedire la distribuzione italiana del film. Accompagnato da un'aura mitica (sarà stato il tema con i suoi protagonisti, sarà stato lo sviluppo bessoniano così sintonico con la musica ossessiva di Eric Serra e con la fotografia fredda di Carlo Varini), Le grand bleu ammaliò l'Europa, ma, dato il boicottaggio nazionale, Besson si vide negare la consacrazione italiana, che arrivò solo con Nikita. ll grande blu mi appare oggi un film meno bello del suo ricordo: è invecchiato assai meglio del suo autore, ma mostra limiti di scrittura e di regia. Che passavano quasi inosservati un tempo (allo sguardo di chi scrive), travolti da una gamma di sensazioni blu profondo e dalla capacità di trasmettere, sia pure con una messa in scena tradizionale, le suggestioni dell'intesa tra uomo e mare, elementi in apparenza irriducibili. Probabilmente fu proprio la scelta di Besson di escludere Enzo da questa relazione amorosa con l'elemento marino, che invece riconosceva a Mayol, a scatenare l'ira del siciliano. Ragionevole: con modalità diverse, era in fondo la stessa passione che muoveva i due rivali a una pratica di cui Mayol esaltava la componente spirituale mentre in Majorca spiccava quella fisica. L'uscita del film in Italia dopo quattordici anni (di cui almeno due, gli ultimi, quando l'opera era ormai "sdoganata", passati a cercare il momento propizio per un improbabile lancio) ha il sapore di un risarcimento tardivo che arriva fuori tempo massimo: Mayol non c'è più, spazzato via dalla depressione senile, quando lo sport della sua vita ha preso strade di ipertecnologizzazione (nel film, il regista gli regalava ben altra uscita di scena, una poetica fusione con il mare); mentre Maiorca ha lasciato spazio ad atleti più giovani. Ma anche il cinema ha riservato sorprese ai protagonisti di Le grand bleu: Besson ha smesso i panni del genio casalingo ispirato dai fumetti per tuffarsi nel chiasso hollywoodiano, con esiti poco felici; Jean Reno, a cui il regista aveva cucito addosso il ruolo di Enzo (il personaggio più caricato ma anche il più divertente) è ora un divo transcontinentale, mentre con il declino fisico sono cadute le stelle di Jean-Marc Barr (riciclatosi come regista, e contagiato dal virus "dogmatico") e Rosanna Arquette (relegata a comparsate nei tv-movie). Resta immutato solo il mare, che nella storia (e pure nella vita dei due protagonisti, dentro e fuori lo schermo) non accettò un ruolo di confine, esigendo la parte principale. Avergliela concessa, fin dal titolo, è forse l'intuizione migliore di Besson: Le grand bleu, nonostante i segni del tempo, appare ancora il suo film più compiuto.
Da Duel, 1 settembre 2002
Ovvio che Enzo Molinari simboleggia Enzo Maiorca, ma era un motivo valido per intentare una causa per diffamazione? Io non credo almeno. Besson arriva al suo terzo lavoro, e dopo "Le dernier combat" e "Subway" sviluppa una profonda concezione opera cinematografica, che più che un film risulta essere un sogno ad occhi aperti.
Dietro il film, datato 1988, c'è un'idea originale di Luc Besson (regista allora in ascesa per gli osanna francesi a Le dernier combat e Subway): intrecciare nella finzione cinematografica le vite parallele del francese Mayol e del siciliano Maiorca, protagonisti di una sfida infinita a colpi di record mondiali, quando le immersioni in apnea erano imprese eroiche poco supportate dalla tecnologia.