| Anno | 1952 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Roberto Rossellini |
| Attori | Alexander Knox, Giulietta Masina, Ingrid Bergman, Carlo Hinterman, Ettore Giannini Attilio Dottesio, Maria Zanoli, Mariemma Bardi, Alberto Plebani, Rossana Rory, William Tubbs, Teresa Pellati, Marcella Rovena, Tina Perna, Sandro Franchina, Giancarlo Vigorelli, Silvana Veronese, Eleonora Barracco, Alfred Brown. |
| Tag | Da vedere 1952 |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,34 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 7 giugno 2017
Dopo la morte del figlio non ancora adolescente (suicidatosi perché si sentiva trascurato), la moglie di un diplomatico decide di dedicare la sua esistenza ad alleviare le sofferenze del prossimo. Ha vinto un premio ai Nastri d'Argento, Il film è stato premiato a Venezia,
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CONSIGLIATO SÌ
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Rossellini confeziona un'opera imperfetta che ha come punto di forza l'interpretazione di una Ingrid Bergman che appassiona e commuove immedesimandosi e immedesimandoci in ogni singolo fotogramma (con alcuni rigurgiti della sua precedente prova d'autore del 1948, la Giovanna D'Arco di Victor Fleming) e giocando di continuo non tanto con la sceneggiatura quanto con la composizione delle inquadrature e con suo rapporto dialogico con il circostante. La pellicola è il viaggio in un itinerario tutto interiore che trova dei limiti in talune soluzioni narrative, sovraccaricato di significati spirituali. Scenografia completamente priva di orpelli, resa asettica dall'intento registico di redimere in via definitiva il suo cinema da sporcature anti-realiste. È una definitiva abiura alla funzione spettacolarizzante del cinema, che pur messa in crisi, ancora permaneva nelle architetture retoriche e drammaturgiche di molti capolavori neorealisti. Europa '51 è stato considerato precursore di molte delle istanze che negli anni a seguire diverranno cardini della poetica di alcuni dei cineasti più innovativi del panorama mondiale, sia dal punto di vista contenutistico che di linguaggio. È il caso di Michelangelo Antonioni, Alain Resnais e Robert Bresson. Come la maggior parte dei film di Rossellini, le riprese di Europa '51 furono caotiche e piene di interruzioni. Ci sono voluti più di sedici mesi per giungere allo script definitivo, partendo da un primo progetto firmato da Federico Fellini e Tullio Pinelli, passando per una sceneggiatura di Jean-Paul Dreyfus alias "Le Chanois" (scrittore comunista ed ex membro della Resistenza francese) fino al contributo dello stesso Rossellini e Donald Ogden Stewart ex sceneggiatore della MGM (in quel periodo nella lista nera di Hollywood per le sue convinzioni politiche). Pellicola bistrattata dal mondo cattolico, che se ne rese un fiero avversario (il centro cattolico cinematografico aveva già interdetto la distribuzione di Berlino Anno zero) e al contempo criticato a sinistra (L'Avanti!, L'Unità). A Venezia il film riceve un'accoglienza piuttosto severa, nonostante il Premio Internazionale della Giuria e per molti anni viene licenziato dalla stampa come un film apertamente didattico mancante della passione di Stromboli (1950) o di Viaggio in Italia (1953). Solo negli ultimi anni ha goduto di una rinascita di interesse, in parte per merito di Martin Scorsese e del suo documentario sul cinema italiano "Il Mio Viaggio in Italia" (1999).
Dopo la morte del figlio non ancora adolescente (suicidatosi perché si sentiva trascurato), la moglie di un diplomatico decide di dedicare la sua esistenza ad alleviare le sofferenze del prossimo. La sua solerzia si spinge al punto di far fuggire un ricercato: il gesto, però, le costa la libertà. Il marito, pur di soffocare lo scandalo, la fa internare in una clinica per malati di mente, dove la donna, che si è ribellata ad ogni compromesso, rimarrà fino alla morte.
Irene Girand è un'americana di origini inglesi che vive a Roma da quattro anni, sposata con George. Appartengono all'alta borghesia e la loro vita carica di mondanità li porta a trascurare il figlio dodicenne, che di fatti finisce per togliersi la vita. Uno shock per i due che finisce per allontanarli gradualmente, con Irene che per farsi perdonare quell'atroce mancanza [...] Vai alla recensione »
Dopo essersi rivelato osservatore appassionato del suo tempo ed aver partecipato, con ardore fraterno, a tutti i mutamenti spirituali e sociali di questo dopoguerra, Rossellini, con logica conseguenza, affronta ora i termini drammatici del dilemma che divide l’età contemporanea, ponendosi anche questa volta di fronte ad essi con lo stesso atteggiamento, proponendo, cioè, una soluzione.