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Ultimo aggiornamento martedì 21 ottobre 2014
La vita del premio Nobel Lech Walesa, fondatore di Solidarnosc.
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1970. Le autorità soffocano nel sangue le proteste degli operai e Walesa, arrestato, è costretto a firmare un obbligo di collaborazione con i servizi di sicurezza. Lo fa per poter tornare a casa da Danuta, la moglie, e dai figli che continuano a nascere. Man mano che la sua maturazione politica si compie e il suo carisma s'impone, conquistando le masse, Walesa non cederà più ad alcuna proposta di collaborazione offerta dal regime, rassegnandosi a continue perquisizioni e ad un anno di internamento. Nel 1983, sarà Danuta a ritirare per lui il Nobel per la pace, per evitare che, lasciando la Polonia, il marito non possa più rientrare. L'operaio Walesa sarà il primo presidente scelto in elezioni libere e l'uomo che avrà preparato il terreno al più grande riassetto dell'ordine politico mondiale del secolo scorso.
Oriana Fallaci, interpretata da Maria Rosaria Omaggio, intervista Lech Walesa nel suo appartamento di Danzica. È il momento in cui la figura e l'operato del leader di Solidarnosc stanno per scavalcare la cortina di ferro e raggiungere l'Europa e il suo plauso. Un momento che si ripete, con un'abile mise-en-abîme, con il biopic di Wajda, che rievoca la metamorfosi del protagonista da semplice operaio a leader di un sindacato di milioni di connazionali, e parla all'oggi e al mondo, in un momento storico in cui altre rivoluzioni storiche sono in atto, in Egitto come in Birmania.
Eroe del suo tempo, controverso e carismatico, reso leggenda dallo scorrere del tempo e della Storia, Walesa è un personaggio cinematografico a tutti gli effetti e Andrezej Wajda è il regista obbligato della sua parabola, non solo per la sua rappresentatività rispetto alla cinematografia polacca, ma perché il tassello Walesa era naturalmente la parte mancante di un puzzle di più di cinquanta opere in sessant'anni spese ad interrogarsi sulla storia del suo paese, sui riflessi europei di questa storia e sulla dialettica tra il destino individuale e le richieste di una nazione. Tant'è che Walesa. Uomo della speranza si costruisce, narrativamente e figurativamente, esattamente su questo rapporto difficile e speciale tra il singolo e il collettivo ("Noi, il Popolo.." sono le ultime parole del film pronunciate dal suo protagonista).
L'ammirazione del regista è trasparente, ma a portare il film su un altro piano qualitativo rispetto ad un buon ritratto televisivo è la prova dei due attori protagonisti (Wieckiewicz e la Grochowska) e più che mai la sobrietà del narrato, specchio di una capacità di coniugare fatti ed emozioni senza dover ricorrere alla consuetudine facile e spesso ricattatoria della dramedy.
“Walesa - L’uomo della speranza”del più grande regista polacco Andrzej Wajda, con una straordinaria interpretazione di Robert Wieckiewicz nei panni del leader sindacale. Wieckiewicz deve aver passato svariate settimane a studiare documentazione video ritraente Walesa, poiché ne riesce a riprodurre perfettamente le movenze, la gesticolazione, [...] Vai alla recensione »
La vita pubblica e privata dell'uomo che guidò la Polonia verso la libertà aprendo la strada del più importante rivolgimento politico-sociale della storia europea del secolo scorso. Nessuno come Andrzej Wajda, classe 1926, regista dell'Uomo di marmo e di Katyn, avrebbe potuto raccontare meglio la parabola esistenziale di Lech Walesa, operaio e leader carismatico di «Solidarnosc», premiato con il Nobel [...] Vai alla recensione »