| Anno | 2009 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 92 minuti |
| Regia di | Paola Columba |
| Attori | Giovanni Capalbo, Cristina Cellini, Andrea Dugoni, Pino Rugiano, Arnoldo Foà Cristina Mantis, Alberto Cracco. |
| Uscita | venerdì 27 marzo 2009 |
| MYmonetro | 2,44 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 1 febbraio 2019
All'interno di una famiglia contadina di oggi, sospesa tra medioevo e modernità, tre fratelli e una sorella si contendono una misera eredità. Visceralmente uniti dall'amore, arriveranno ad odiarsi. In Italia al Box Office Legami di sangue ha incassato 3,3 mila euro .
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CONSIGLIATO NÌ
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Giovanni torna a casa dopo tre anni di carcere per bancarotta fraudolenta. Non ha più un soldo ma conta sulla vendita della sua parte di proprietà di famiglia. Nella masseria vivono i suoi tre fratelli: Peppe, una vita per il lavoro, Andrea, affetto da un ritardo mentale e da un'incolmabile carenza affettiva, e Luana, che ha rinunciato a se stessa per dedicarsi ad Andrea e al prete del paese. Il conflitto tra Giovanni e Peppe è viscerale: il secondo accusa il primo di fuggire, l'altro accusa il fratello di rimanere, ancorato ad un passato che aliena lui e gli altri due dalla possibilità di vivere veramente.
Per entrambi, l'altro è simbolo di uno spreco, che per Peppe ha un valore economico e per Giovanni un valore esistenziale, il che fa di lui il protagonista del film, il motore di una ricerca forse vana. È un "uomo di gomma", uno che rimbalza all'impatto con la durezza della vita, cade e si rialza, ma i Legami di sangue sono lacci stretti e indistruttibili che, come nella tragedia greca, si sostituiscono spesso al destino.
Al cimento del primo lungometraggio, Paola Columba ha un'idea di cinema precisa: un racconto che si scrive a partire dagli attori, dai loro corpi, dai vissuti e dalle loro potenzialità, e non arriva all'interprete in ultima istanza, chiuso e cintato; un racconto di sentimenti basilari, primari, dove lo spettacolo è quello dell'estremo realismo, perseguito nel nome dell'autenticità, senza ricostruzioni, dentro ambienti reali.
La denuncia è uno strato del film, che si addentra nel paese reale per farne affiorare il disagio e ribadirne l'esistenza, perché non si creda che quel che normalmente non si vede (il mondo contadino, il frigorifero buttato appena fuori dal centro urbano, la guerra fra poveri) non esista.
Volutamente asfittico nel raccontare l'entroterra molisano come un imbuto che tutto risucchia, il film ultra indipendente di Paola Columba sconta la penuria dei mezzi e l'ansia di voler farci entrare tutto e di più, con esiti ridondanti e dispersivi (il trauma di Peppe raddoppia con quello di Andrea, la critica sociale investe l'ambiguità del clero, il denaro corruttore, l'indifferenza dei medici). C'è un'idea estetica, ci sono dei volti (Cellini, Rugiano, Cracco) che sono degli straordinari paesaggi interiori, una contaminazione evidente con il teatro. Ma non basta, il film resta profondamente imperfetto e pare lavorato con l'accetta anziché con lo scalpello; il sentimento rimane attaccato alla trama e non penetra nella carne del film, né tantomeno oltrepassa la barriera dello schermo; il muto dolore e la rabbia silente hanno parole troppo dichiarate.
Legami di sangue slegati dal sangue. Questo è il rincorrersi delle vicende del film di Paola Columba. In un periodo in cui il cinema non è più raccontare qualcosa che possa far discutere,pensare,in qualche modo dare una scossa all’interno di ciascuno,questo film invece per fortuna è pieno di effetti speciali della realtà vera,di vita viva filtrata dalla naturalezza e spontaneità di parole e attori.E’quest [...] Vai alla recensione »