Il tempo dei cavalli ubriachi

Un film di Bahman Ghobadi. Con Nezhad Ekhtiar-Dini, Amaneh Ekhtiar-Dini, Madi Ekhtiar-Dini, Ayoub Ahmadi Titolo originale Zamani barayé masti asbha. Drammatico, durata 80 min. - Iran 2000. MYMONETRO Il tempo dei cavalli ubriachi * * * 1/2 - valutazione media: 3,84 su 9 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato assolutamente sì!
3,84/5
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Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (Usa)
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Kurdistan iraniano, nei pressi del confine iracheno. Cinque fratelli e una sorella vivono ai limiti della sopravvivenza. Uno dei fratelli è gravemente...
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Il dolore nello sguardo degli ultimi
Giancarlo Zappoli     * * * - -
Locandina Il tempo dei cavalli ubriachi

Kurdistan iraniano, nei pressi del confine iracheno. Cinque fratelli e una sorella vivono ai limiti della sopravvivenza. Uno dei fratelli è gravemente ammalato e il medico dice che deve essere operato in tempi brevi se vuole sperare di poter sopravvivere. Nonostante gli sforzi del fratello maggiore che si impegna nei lavori più duri per racimolare il denaro, la somma è inarrivabile. La sorella accetta allora di sposare un iracheno che ha promesso di aiutarla finanziariamente per curare il fratello ma, al momento di passare il confine, la famiglia dello sposo respinge il malato dandogli come indennizzo un cavallo. Il tempo ormai stringe e il fratello maggiore decide di darsi al contrabbando. È un film dolente quello del primo regista curdo iraniano che giunge a realizzare un lungometraggio. C'è l'attenzione all'inquadratura (mutuata da Kiarostami di cui è stato assistente), ma anche la passione per il dolore dei più deboli. Anche quando si tratta di animali. Perché il titolo si riferisce al fatto che i contrabbandieri, per far resistere i cavalli al freddo e alla fatica, aggiungono alcol alla biada. E se le dosi sono sbagliate i cavalli si ubriacano soffrendo molto. Da vedere. Se si ama il cinema iraniano.

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Premi e nomination Il tempo dei cavalli ubriachi

premi
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Festival di Cannes
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore

Nelle terre infelici del Kurdistan anche gli animali soffrono. Stracariche di merci di contrabbando, le bestie da soma si sfiniscono lungo sentieri appena tracciati, tra montagne perennemente innevate e battute dal vento, fiancheggiando dirupi spaventosi. Se patiscono i quadrupedi, figurarsi gli uomini. Un’umanità schiacciata dal destino, ma allo stesso tempo di una fierezza invincibile, quella meravigliosamente descritta dall’esordiente Bahman Ghobadi - curdo nato in Iran, già assistente di Abbas Kiarostami - nel film Il tempo dei cavalli ubriachi. »

di Alessandra Levantesi La Stampa

Se nel panorama contemporaneo esiste un cinema esotico nel senso vero del termine, è quello iraniano. Non esiste agenzia al mondo tanto folle da organizzare un viaggio come quello che ci propone il regista Bahman Ghobadi di Il tempo dei cavalli ubriachi, trasportandoci con vigore neorealista nell'aspro paesaggio del Kurdistan iraniano ai confini con l'Iraq. In un piccolo villaggio sperduto fra le montagne dove le parole fame e freddo acquistano tutto il loro significato; e dove ai bambini, impegnati a sgobbare come adulti, è negata la stagione dell'infanzia. »

di Bruno Fornara Film TV

Un film coperto di premi a Cannes: Caméra d'or come miglior opera prima (ex aequo con un altro film iraniano) e premio Fipresci della critica internazionale. Iraniano di etnia curda, Bahman Ghobadi, assistente di Kiarostami per Il vento ci porterà via e attore in La mela di Samira Makhmalbaf, sa raccontare con forza cinematografica e umana pietà le storie del suo popolo. Montagne innevate, freddo, crudeltà e miseria nel paese che non c'è, il Kurdistan alla frontiera con l'Iraq. Vite difficili per tutti, soprattutto per chi è bambino e orfano. »

di Roberto Nepoti La Repubblica

C'è un'aria di famiglia nel Tempo dei cavalli ubriachi, struggente odissea equestre vincitrice della Caméra d'Or come miglior opera prima a Cannes. Il regista debuttante infatti, Bahman Ghobadi, ha fatto l'assistente per Kiarostami e appartiene al clan dei Makhmalbaf: è attore nell'ultimo film di Samira, Lavagne e il suo ci riporta negli stessi luoghi di quello, la frontiera curda tra Iran e Iraq dove si combatte una guerra tanto più terrificante, perché quasi invisibile. Anche qui ci sono ragazzini contrabbandieri, versione odierna dei piccoli dannati della terra cinematografici Da Germania anno zero di Rossellini al buñueliano I figli della violenza, condannati a essere adulti prima del tempo. »

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