
Un duello epico. Tensione e bellezza assoluta. Principi, re e milioni di spettatori: uno spettacolo che nessun regista avrebbe saputo scrivere.
di Pino Farinotti
Avevo già scritto di Jannick Sinner. Il titolo era “siamo tutti Sinner”. Adesso il verbo diventa plurale perché tutti i giornali, non solo sportivi del mondo gli dedicano una pagina. Devo dire che lo sport è una mia passione, la mia prima lettura giornaliera, da decenni, è la “Gazzetta”. E lo sport (la corsa) l’ho anche praticato a buon livello. Questo per dire come io possa assumere, in profondità, il significato della vittoria di Sinner a Wimbledon. Non dico altro sull’evento, tutti i media lo hanno aggredito. Gente che non aveva mai sentito parlare di quel ragazzo, adesso lo conosce. Ed è cosa magnifica. È l’italianità in una chiave non solo vincente, ma trionfale, alla quale non siamo abituati. Naturalmente che MYmovies racconti Sinner è più che legittimo. Domenica sera abbiamo assistito a un kolossal che neppure Spielberg sarebbe riuscito a realizzare. Spettacolo, contesto, parterre di principi e re.
E poi Wimbledon col suo nome e il suo mito. Vincere là è come vedersi attribuire l’Oscar dello sport. Ormai lo sanno tutti: era la prima volta di un italiano.
E poi, in quel film: la tensione. E qui mi rifaccio a un modello classico, memorizzato di tensione inventata da Hitchcock nientemeno. Credo che molti ricordino L’altro uomo, o Delitto per delitto che il regista diresse nel 1951. Il film presenta la partita di tennis più famosa del cinema. Occorre che Farley Granger, il protagonista vinca velocemente quell’incontro, che set dopo set si trascina mentre la tensione diventa insopportabile. Famosa è la sequenza di Robert Walker, l’assassino che con gli occhi non accompagna la palla, come fanno tutti, ma fissa Granger. Ebbene il gran maestro di tensione del cinema avrebbe dovuto inchinarsi alla tensione che trasmettevano Sinner e Alcaraz, con la corsa, la postura, le espressioni, la fatica. Che capolavoro lì a Wimbledon.
Jannick Sinner è dunque l’eroe di questa epoca. Posso dire che si accompagna a un altro ragazzo che ci ha tenuti con gli occhi sul piccolo schermo, Valentino Rossi, vincitore di nove titoli mondiali in quattro classi differenti. Anche lui fenomeno, anche lui numero uno. Quando Marcel Jacobs ai Giochi olimpici di Tokyo nel 2021 vinse l’oro nei cento metri, gara regina da sempre nei Giochi, scrissi che quella vittoria era la più importante nella storia dello sport italiano. Lo penso ancora, ma Sinner a Wimbledon ci è andato molto vicino.