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Cielo sulla palude
Un film di Augusto Genina.
Con Rubi D'Alma, Ines Orsini, Mauro Matteucci, Michele Malaspina
Drammatico,
Ratings: Kids+13,
b/n
durata 111 min.
- Italia 1949.
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Storia di Maria Goretti (1890-1902), contadinella marchigiana uccisa da un giovane che l'aveva insidiata e ne era stato respinto. Proclamata santa (festa: 6 luglio). Neorealismo in chiave cattolica. Il film conta soprattutto per il bianconero del grande G.R. Aldo, la coerenza pittorica delle inquadrature, l'atmosfera delle paludi pontine, il clima affocato che precede lo stupro. |
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premi nomination |
Festival di Venezia 2 0 |
Nastri d'Argento 1 0 |
DVD | Cielo sulla paludeUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 24 febbraio 2010
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Cielo sulla palude è un film sulla vita di Maria Goretti, la bambina dodicenne beatificata due anni fa per aver preferito farsi uccidere pur di non lasciar macchiare la sua purezza da un giovane che si era acceso per lei di passione morbosa. Il compito di Augusto Genina, dirigendolo, non era dei più facili. Gli elementi biografici che aveva a sua disposizione erano scarni ed esigui; dei dodici anni che Maria visse in terra, nulla, salvo la loro tragica conclusione, sembrava rivelare una anche minima possibilità narrativa e porre unicamente l’accento sul personaggio centrale poteva significare, d’altro canto, il rischio di cedere alle facili suggestioni dell’agiografia. » |
di Mario Gromo La Stampa
Fino a ieri Genina apparteneva al nostro primo e secondo cinema. Aveva cominciato giovanissimo, verso il 1910. I capannoni vetrati che allora erano i teatri di posa lo videro lavorare anche a Torino, e presto si impose con una sua vena elegante e leggera, un po' di un Camerini avanti lettera. Crollata la nostra cinematografia nel primo dopoguerra, Genina fu tra i pochi nostri registi che riuscirono a lavorare all'estero; e fu forse il più apprezzato, basterà ricordare, di quel periodo, Quartiere latino. » |
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di Gian Piero dell'Acqua
Apologo di Maria Goretti, una povera contadinella del Lazio aggredita e violentata da un bruto, e in seguito fatta santa dalla Chiesa. Realizzato nel pieno fervore del neorealismo e nobilitato dalla fotografia schiettamente realistica di un maestro come G. R. Aldo, il film riuscì in singolare contrasto con l’evoluzione dei tempi accreditando ancora una volta un vieto naturalismo, forzandolo fino a ottenerne simbolismi che anche la cattiva letteratura aveva ormai abbandonato (basti ricordare il passaggio dalla scena in cui la ragazzetta subisce la violenza all’inquadratura di un albero con i rami divaricati). » |
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