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La caduta degli angeli ribelli
Un film di Marco Tullio Giordana.
Con Alida Valli, Vittorio Mezzogiorno, Clio Goldsmith, Yves Beneyton.
continua»
Drammatico,
durata 103 min.
- Italia 1981.
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L'incontro con un terrorista deluso, in fuga, sconvolge la vita della giovane borghese Cecilia. Giordana sa fare del cinema, ma l'ha tradito una sceneggiatura che fa acqua come un colabrodo e che probabilmente fu guastata dall'autocensura. Attori sfocati. |
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premi nomination |
David di Donatello 1 0 |
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di Tullio Kezich Il Corriere della Sera
È una specie di Cronaca di un amore, 1981. La storia di un «amour fou»fra una signora della buona società (Clio Goldsmith) e un terrorista in fuga (Vittorio Mezzogiorno). Clio torna da una visita al padre mortalmente ammalato sul lago d’Orta, si ferma sull’autostrada in preda all’angoscia e viene raggiunta dallo sconosciuto Mezzogiorno che, da buon samaritano, la possiede sul posto. Sembra strano che la donna non capisca subito che razza di pesce ha tirato su: non li legge i giornali? Comunque Clio decide di seguire Vittorio nella sua fuga attraverso l’Italia. » |
di Giovanni Grazzini Il Corriere della Sera
Quando usci Maledetti vi amerò non 'fummo fra quanti caddero in deliquio per l'esordio di un autore che sembrava promettere la rigenerazione del cinema italiano. Apprezzammo il coraggio con cui Marco Tullio Giordana rappresentava la nostra drammatica attualità, ma il suo stile ci sembrò poco personale. All'opera seconda di Giordana la situazione si è curiosamente rovesciata: mentre il soggetto della Caduta degli angeli ribelli (scritto dal regista in collaborazione con Vincenzo Caretti e Mario Gallo, quest'ultimo anche produttore) ci suona meno originale di quanto potessimo aspettarci, il linguaggio espressivo ha fatto un gran balzo in avanti. » |
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di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Atto uno, scena uno: le aspiranti segretarie, giovanissime, aspettano trepide in un salottino l’uomo che le ha convocate in piena notte per un colloquio. Ma non è un capo qualunque. E’ il capo dei capi. E’ Hitler in persona. Al momento novembre 1942 ancora saldamente in sella. L’attesa si prolunga. «Il Führer sta dando da mangiare al cane», si sentono dire. E quando finalmente entra in scena, Hitler appare curvo, bonario, sorridente, insomma umanissimo. Il dado è tratto. Il mostro è sullo schermo e a vederlo, come dubitarne?, non ha nulla di mostruoso. » |
di Cristina Piccino Il Manifesto
In Germania la discussione ha superato il film, e non poteva essere altrimenti vista la materia della Caduta (Der Untergang) mai realmente metabolizzata negli immaginari tedeschi del dopoguerra, anzi a lungo rimasta tabù. E non che il regista Oliver Hirschbiegel aggiunga tanto di più se si pensa al lavoro dei cineasti nuova onda tedesca come Syberberg dove il nazismo viene esplorato in una forma complessa. Che di questo La caduta parla partendo dal libro su Hitler di Joachim Fest, Dentro il bunker di Hitler, storico a sua volta considerato ambiguo per raccontare gli ultimi giorni del terzo reich, dal 20 aprile 1945 fino al 2 maggio, giorno della resa tedesca. » |
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