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Rapporto sulla giornata, dall'alba al tramonto, di un cineoperatore che gira per Mosca alla ricerca del materiale da riprendere. È il film più celebre di Denis Arkadievitch Kaufman, una delle cineopere sperimentali più significative del secolo, il film-manifesto delle teorie sul Cineocchio (Kinoglaz), realizzato dal regista con il fratello Mikhail Kaufman. Il suo protagonista: il regista; il suo assistente: l'operatore; il suo soggetto: il cinema e i suoi rapporti con la realtà, con la vita. Sequenza dopo sequenza, in anticipo di quasi mezzo secolo sui film strutturalisti degli anni '60 e '70, rivela l'artificiosità del mezzo cinematografico, distruggendo la disponibilità dello spettatore all'identificazione, alla partecipazione, all'illusione con una serie di espedienti tecnici ed espressivi: presenza del cineoperatore nell'immagine, film nel film, montaggio, trucchi, dissolvenze incrociate, ricorso all'accelerato e al rallentato, allo split screen, alle sovrimpressioni, al movimento rovesciato, ecc. Il risultato finale è un attacco all'illusione dell'arte e all'arte come illusione. E un accanito richiamo dello spettatore a sé stesso, per scuotere il suo equilibrio passivo e toccarlo a livelli più profondi. Distribuito quando ormai Stalin aveva consolidato il proprio potere, la carica eversiva e le implicazioni antitotalitarie dell'estetica vertoviana d'avanguardia (il suo mettere in discussione la realtà, il suo appello alla liquidazione dell'illusionismo) non furono subito comprese. Pochi anni dopo, ormai codificato dall'alto il realismo socialista, D. Vertov fu emarginato. Versione in videocassetta di 67 minuti con pessima colonna musicale.
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