Marty Supreme |
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Un film di Josh Safdie.
Con Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary.
continua»
Biografico,
durata 149 min.
- USA 2025.
- I Wonder Pictures
uscita giovedì 22 gennaio 2026.
MYMONETRO
Marty Supreme
valutazione media:
3,59
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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mica male
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| domenica 8 febbraio 2026 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Marty Mauser è un venditore di scarpe di giorno e ping-ponger di notte. È un ragazzo che ambisce alla gloria personale e vincere il campionato mondiale. Dotato di un carisma irrefrenabile, il suo unico ostacolo dal raggiungimento delle sue ambizioni sono sé stesso e un carattere così orgoglioso da cacciarlo in un turbine senza fine di guai. Non portato per la rassegnazione, Marty si reinventa con una velocità ipercinetica, mettendosi letteralmente sempre in gioco.
La sua epopea parte da New York, si estende a Parigi, dove il ragazzo subisce la prima grande batosta della sua carriera, e attracca in Giappone, dove Marty cerca il riscatto personale e di battere lo stesso rivale che lo aveva stracciato in Francia.
L’America, si dice da tanti anni, non è più la terra del sogno e delle seconde opportunità, secondo la versione portata sullo schermo da Josh Safdie, già conosciuto per la regia a 4 mani di Good Time (2017) e Diamanti grezzi (2019). L’America è qui una terra di illusioni e sfighe interminabili, alcune così grosse da tramutarsi in tragicomiche, basti pensare alla scena in cui Marty, mentre cerca di lavarsi, sprofonda due piani sotto con la vasca addosso a un vecchio gangster (uno sdentato Abel Ferrara) e il suo cane. Il Marty Supreme del film, che in comune con la biografia del personaggio al quale si ispira non rimane molto, è un prodotto fantozziano turbolento di un’America che non si arrende, che si umilia, che non pianifica e naviga a vista, alla ricerca confusa di un Sé e di una qualunque forma di realizzazione, qualunque cosa essa sia o comporti. Quello che importa è non perdere, lottare con le unghie e non riposarsi mai. Più che un film narrativo, sembra una risposta sarcastica a un clima contemporaneo e a una generazione invasata, megalomane e narcisistica, abbonata all’automotivazione tossica, al low fats food, ai selfie allo specchio, senza soluzione di continuità, che desidera innanzitutto esibirsi.
Il Marty del film, interpretato da Timothee Chalamet, mai visto prima così elettrico e incontenibile, è un demiurgo dell’improvvisazione, che estende la sfida sportiva fuori dai bordi del tavolo del gioco, che si arrampica e ricade, ma niente lo sepellisce, come un cartone animato. Solo alla fine, alla vista della figlia neonata, la sua corazza vacilla. E per la prima volta il ragazzo sembra farsi uomo e prendere una pausa dal mondo.
Costato circa 75 milioni di dollari, il più alto budget mai speso dalla A24, il film si classifica in testa ai botteghini, conquistando il doppio dei guadagni internazionali. Scritto da Ronald Bronstein e dallo stesso Josh Safdie, Marty Supreme ha fatto razzia di premi e corre agli Oscar con 9 candidature, fra cui per le categorie più importanti. Senza commentare la concorrenza, ciascun riconoscimento sarebbe legittimo. Menzione a parte merita la colonna sonora, anacronistica, ma estremamente vibrante e fantasmagorica come il protagonista che abita meravigliosamente l’inquadratura così come impugna la racchetta.
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