| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Germania, Canada, Italia, Palestina, Qatar, Giordania, Arabia Saudita |
| Durata | 124 minuti |
| Regia di | Ameer Fakher Eldin |
| Attori | Tom Wlaschiha, Sibel Kekilli, Hanna Schygulla, Ali Suliman, Georges Khabbaz Sophie Strupix. |
| Uscita | giovedì 24 luglio 2025 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Fandango |
| MYmonetro | 3,30 su 11 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento sabato 26 luglio 2025
Un uomo parte per ritrovare l'essenza della sua vita. In Italia al Box Office Yunan ha incassato 23,8 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Munir non riesce a respirare. Lo pneumologo gli fa una serie di accertamenti e poi lo rassicura, invitandolo a fare approfondimenti sulla sua salute mentale. Il bisogno di tornare a respirare non è fisico, ma psicologico. Tutto sembra andare per il peggio nella vita di Munir, scrittore arabo esiliato che prende la decisione di partire per una remota isola della Germania, isolata dal resto del mondo. Lì incontrerà un'albergatrice sui generis, la volitiva Valeska, con cui avrà uno scontro-incontro, per poi compiere, grazie alla piccola comunità dell'isola che lo accoglie, un viaggio di guarigione e riappacificazione, anzi tutto dentro se stesso.
È un'opera potente, immaginifica e poetica Yunan, fimata dal regista siriano Ameer Fakher Eldin. Racconta l'avventura esistenziale dell'autore arabo Munir, a cui la vita non sorride da un bel po'.
Sua madre è gravemente malata, lui stesso ha seri problemi respiratori. All'ennesima analisi il dottore gli fa capire chiaramente che la sua difficoltà di respirare è tutto tranne che fisica, così Munir, che nel frattempo sta scrivendo una storia, decide di mollare tutto, persino l'amato cane. Viaggerà verso un'isola remota della Germania, talmente remota da poter essere quasi interamente sommersa dalle acque che la circondano. In quella sospensione della frenesia quotidiana, negli spazi sterminati popolati da greggi e animali di fattoria e abitati da pochissime persone, troverà il modo di rigenerarsi.
Anche grazie all'albergatrice Valeska, personaggio scritto in punta di penna, insieme profondo e dotato di ironica leggerezza, interpretato in modo magistrale dall'icona del cinema tedesco Hanna Schygulla. Anche l'attore libanese Georges Khabbaz, nei panni del protagonista Munir, regge egregiamente sulle sue spalle tutto il film, firmando una performance straordinaria dal punto di vista sia fisico che emotivo, nel dare voce e corpo alla vulnerabilità di un uomo. Un uomo sofferente, spezzato, devastato dalla vita, che vorrebbe farla finita. Eppure, in un'isola remota e in una piccola comunità agricola, ritroverà la capacità di respirare, di scrivere e di affrontare i propri fantasmi. Come quello della madre, della sua terra d'origine e del suo passato.
Il regista prosegue con questo film il suo lavoro sulla condizione umana dello straniero, dell'esiliato, del rifugiato, tornando a ragionare sui temi dell'appartenenza e dell'estraneità nel portare avanti la trilogia partita con Lo straniero, presentato a Venezia. Si concluderà, dopo Yunan, con Nostalgia: A Tale in Its First Chapters. Intanto questo è il capitolo della disperazione, della memoria, della tradizione (la storia che sta scrivendo nasce da una parabola che gli raccontava sempre sua madre da piccolo), ma anche del ritrovamento, dell'accoglienza, dell'apertura a una nuova vita.
Alla xenofobia il regista preferisce qui raccontare l'empatia, la benevolenza di chi percepisce la disperazione altrui e cerca di alleviarla. Si dimostra abile a portare sullo schermo - con un ritmo diluito che va compreso e assecondato come le maree che racconta - non solo il magma imprevedibile dei sentimenti, quelli autentici, sinceri, che non hanno bisogno delle parole e vanno oltre ogni barriera linguistica e culturale, ma anche la potenza visiva dei panorami, di una natura incontrastata che non viene in alcun modo mortificata né temuta dall'uomo, ma rispettata come parte integrante della propria esistenza.
È il significato di un potente evento naturale che non possiamo svelare, ma che regala allo spettatore le immagini più memorabili del film, non solo a livello visivo ma anche narrativo, specie nella reazione del tutto lontana da panico e preoccupazione della saggia Valeska. Così saggia che, con la sua semplicità popolare, saprà far sentire l'esiliato Munir di nuovo "a casa", farlo spogliare (non solo metaforicamente) di tutti i suoi dolori e delle molteplici preoccupazioni, inducendolo a tornare al cuore dei suoi problemi e affrontarli, un respiro alla volta, fino a poterne piangere e ridere. La sofferenza che racconta il film, propria di ogni esiliato, si fa universale: è la fragilità nell'affrontare l'essenza della vita, come suggerisce il finale. Siamo tutti destinati a essere dimenticati, conta solo il momento presente, da vivere nel modo più intenso e autentico possibile.
Yunan!!!! Un film veramente inutile Solo bella fotografia
Residente in Germania, ucraino di nascita (Kiev) ma figlio di genitori siriani fuggiti dalle Alture del Golan occupate: il 34enne Ameer Fakher Eldin porta i segni di chi esiste fuori dai confini della propria coscienza, radicato in una identità profondamente interlocutoria rispetto al rapporto tra il vivere e il sopravvivere. L'ansia e gli attacchi di panico di cui soffre Munir, lo scrittore protagonista [...] Vai alla recensione »