| Titolo originale | Orphan |
| Anno | 2025 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Ungheria, Francia, Germania, Regno Unito |
| Durata | 132 minuti |
| Regia di | László Nemes |
| Attori | Grégory Gadebois, Marcin Czarnik, Andrea Waskovics, Bojtorján Barabas, Andrea Waskovich Hermina Fátyol, Soma Sándor, Elíz Szabó. |
| Uscita | giovedì 11 giugno 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Movies Inspired |
| MYmonetro | 3,03 su 13 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento lunedì 1 dicembre 2025
Dopo la rivolta ungherese del 1956, la visione idealizzata del padre defunto di un ragazzino viene infranta quando un uomo grezzo si presenta come suo vero padre.
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CONSIGLIATO SÌ
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Andor cresce nell'Ungheria del secondo dopoguerra e, dopo il tentativo di rivolta represso nel sangue del 1957, si ritrova a confrontarsi con la memoria di un genitore così come gli viene raccontata dalla madre e un altro uomo che pretende di esserne il padre biologico.
László Nemes, di cui resta indimenticato Il figlio di Saul, torna ad affrontare tematiche che ben conosce portando sullo schermo situazioni vissute dalla sua famiglia, "che ha attraversato", come dichiara, "le devastazioni dell'Olocausto e la tirannia del regime comunista".
È proprio in questo periodo particolarmente duro di repressione di qualsiasi possibilità di dissenso che colloca la vicenda di Andor. Ciò che fin da quando scorrono i titolo di testa con le sigle di chi ha partecipato alla coproduzione del film che purtroppo si insinua un elemento che rende più difficile decodificare quest'opera. Perché non ci sono dubbi sul fatto che il regime comunista fu una dittatura ma la 'democratura' di Victor Orban (che imbavaglia la stampa e cerca, senza successo, di impedire il Gay Pride) non costituisce un esempio di riconoscimento dei diritti. Nasce così il sospetto che, seppure involontariamente, Nemes abbia finito con il prestarsi ad un'operazione di propaganda tesa a ricordare le nefandezze di quel regime che purtroppo in più di una situazione si perpetuano sotto la bandiera di una presunta libertà o del recupero di altrettanto presunti valori. Dopo aver esplicitato questo dubbio va detto che Nemes sa ricostruire con grande finezza filologica quegli anni e, soprattutto, il clima che un essere umano in formazione poteva respirare. Andor è un ragazzo ebreo che vive non solo la condizione dell'essere privo di un genitore ma anche quella della sua appartenenza al popolo che era stato vittima dell'Olocausto ma nei confronti del quale il regime comunista non era tenero. Anche per questo il suo bisogno di parlare con un padre che vorrebbe avere accanto a sé ed è invece assente si unisce al rifiuto della realtà. Perché la paternità biologica appartiene ad un rozzo macellaio il quale aveva nascosto la madre dalle persecuzioni approfittandosi di lei.
Il giovane attore protagonista è molto abile nel continuare a tenere alta la tensione nei rapporti che intrattiene sia con gli adulti che con i coetanei. La società in cui sta crescendo si presenta, anche grazie ad interessanti scelte di illuminazione e di ripresa, come sfaldata e priva di una consistenza che non sia quella dettata da un ordine imposto dall'alto. Andor ha bisogno di un modello positivo a cui ispirarsi. Un modello che non riesce a trovare anche se lo cerca disperatamente.
Un ragazzino, cresciuto dalla madre con il racconto di un padre morto idealizzato, si trova, dopo la rivolta ungherese del 1956, di fronte a un uomo brutale che sostiene di essere il suo vero padre. -
Nella caotica Ungheria del dopoguerra il dodicenne Andor cresce nel mito del padre, presumibilmente morto nei campi di sterminio, nonostante i tentativi della madre di far aprire gli occhi al ragazzo. Invece alla loro porta si presenta un corpulento macellaio che sostiene di essere il padre di Andor, gettandolo in una crisi esistenziale: una catastrofe personale ed etnica, visto che il macellaio non [...] Vai alla recensione »
Al terzo film in dieci anni, László Nemes si conferma ossessionato dal secolo breve. Probabilmente ne è anche un nostalgico, anche se non ci azzardiamo ad andare più in là nell'indagine psicologica. Certamente è un autore profondamente novecentesco, interessato ad indagare figure umane che si dibattono nelle pieghe della storia patria (l'Ungheria, in questo caso) in corrispondenza dei grandi sommovimenti [...] Vai alla recensione »
Il figlio di Saul si chiudeva con un bambino - un uomo di domani - che correva libero in un prato mentre fuori campo si sentiva l'esecuzione dei prigionieri in fuga dalle SS. Un bambino è anche il protagonista del nuovo film di Nemes, Orphan, ispirato alla storia del padre del regista, ed è forse un rimando a quella figura: piccolo orfano di guerra nei primi minuti e poi dodicenne nel resto del racconto, [...] Vai alla recensione »
Il buco nero del passato avvolge ancora una volta il cinema di Laszlo Nemes: Orphan, il suo terzo film, giunge in Concorso a Venezia82 con il peso della storia ungherese messo sulle spalle delle memorie trasmesse al regista da suo padre. Il filtro dei ricordi di famiglia diventa traccia da seguire per ritrovare la storia condivisa del popolo ungherese, che nel cinema del regista di Il figlio di Saul [...] Vai alla recensione »
Dal buio di una buca sotto terra lo sguardo di un bambino cerca di capire cosa gli adulti stanno decidendo per lui. Andor ha una manciata di anni quando la madre lo recupera in una struttura dove gli altri bambini, quelli rimasti senza entrambi i genitori, sono stati smistati negli orfanotrofi nazionali: a lui tutto sommato manca solo il padre, deportato e molto verosimilmente morto in un Lager.
Se dobbiamo dire tutta la verità, non abbiamo ancora ben capito "che pesce è" il buon enfant prodige di Budapest Laszlo Nemes. Se ci aveva impressionato tutti con l'esordio dilaniante de Il figlio di Saul, giustamente approdato all'Oscar per il miglior film straniero dopo una sfilza di altri rilevantissimi premi, la sua seconda fatica, Tramonto, aveva lasciato per lo più intontiti e delusi anzi che [...] Vai alla recensione »
Un regista ungherese di grande talento, dall'esordio folgorante di qualche anno fa a Cannes con "Il figlio di Saul" dove vinse il Gran Premio, firma il suo terzo lavoro con un'opera di tristezza incomparabile, vissuta attraverso la drammatica esperienza di un bambino, nei giorni che seguirono all'invasione sovietica a Budapest dopo la rivolta del 1956.
Ándor Hirsch è cresciuto troppo in fretta. Nato all'indomani della fine del secondo conflitto mondiale in una Budapest prostrata dalla distruzione e dalla indigenza prodotte dall'invasione nazista. Le prime immagini del film lo mostrano bambino, ebreo, orfano di padre insieme a tanti altri bambini ebrei per i quali si profila il destino dell'orfanotrofio.
Il passato ossessiona anche il piccolo Andor (Bojtorján Barabas), il protagonista di Orphan dell'ungherese László Nemes, convinto che il padre un giorno tornerà mentre invece è figlio di un macellaio che aveva nascosto la madre ebrea durante la guerra, e che torna a farsi vivo in piena dittatura comunista (siamo nel 1957). Al centro c'è l'incubo di un passato con cui è difficile fare i conti, raccontato [...] Vai alla recensione »
László Nemes è molto amato in ambito festivaliero. Il suo esordio, Il figlio di Saul, ha fatto incetta di premi, meno celebrato Tramonto, ora ci riprova con Orphan. Ancora una volta è la storia dell'Ungheria a fare da sfondo alla vicenda, molto liberamente ispirata a quella del padre del regista. L'Ungheria è il paese che ha conosciuto l'orrore dello sterminio sistematico della sua popolazione ebraica [...] Vai alla recensione »
László Nemes torna a farci immergere, con un suo preciso stile e sguardo, nelle brutture umane connesse all'Olocausto. Dopo Il figlio di Saul, nel suo ultimo lungometraggio, Orphan, presentato in concorso all'82esima edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, il focus viene posto in particolare su un bambino. Immediatamente il regista fa calare lo spettatore nei panni di [...] Vai alla recensione »