| Titolo originale | Cutting Through Rocks |
| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario, |
| Produzione | Cile, Iran, Canada, Paesi Bassi, Germania, USA |
| Durata | 94 minuti |
| Al cinema | 1 sala cinematografica |
| Regia di | Mohammad Reza Eyni, Sara Khaki |
| Uscita | domenica 8 marzo 2026 |
| Tag | Da vedere 2025 |
| Distribuzione | Wanted |
| MYmonetro | 3,63 su 8 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 18 febbraio 2026
Il percorso di una donna determinata a ridefinire il proprio spazio in un contesto che la vorrebbe immobile. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar, Il film è stato premiato a Sundance, 1 candidatura a Directors Guild, In Italia al Box Office Scalfire la roccia - Cutting Through Rocks ha incassato nelle prime 4 settimane di programmazione 9,3 mila euro e 1,4 mila euro nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Da qualche parte, in uno sperduto villaggio del nord ovest iraniano, Sara (Sara Shahverdi) vive insieme alla sua numerosa famiglia. Il padre è morto quando aveva sedici anni, e da allora è diventata - l'unica al momento non sposata, persino divorziata, tra le sue sorelle - il punto di riferimento dei suoi cari. La sua è un'eccezione lampante: in ogni campo del fare gli uomini hanno libertà d'azione mentre le donne sono oppresse. Costrette a sposarsi contro la loro volontà, spesso ancora bambine, non sono comproprietarie delle case insieme ai loro mariti. Non possono studiare, lavorare o viaggiare, perché la tradizione prevede che "ogni donna dovrebbe vivere o con suo padre o con suo marito".
Per Sara, che veste abiti comodi e sportivi per salire sulla sua moto, ha lavorato sempre come ostetrica, e non ha mai chiesto il permesso per fare ciò che voleva, tutto questo è innaturale e inaccettabile. Quando nel villaggio si indicono le elezioni, si candida e stravince, unica donna in un consesso di uomini poco propensi a lasciare spazio alle loro sorelle, compagne, figlie. Ma la strada per realizzare il suo programma politico femminista-democratico non sarà per niente facile.
Film di debutto dei documentaristi Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, Cutting Through Rocks è stato sviluppato grazie al Sundance Institute Doc film program, progetto fondato nel 2002 dal Festival allora diretto da Robert Redford e finanziato da Open Society Foundations, creata dal filantropo George Soros.
Khaki è una filmmaker iraniana cresciuta negli Stati Uniti, Eyni un direttore della fotografia turco-azerbaigiano che parla la stessa lingua della protagonista Sara Shahverdi. Insieme, durante la pandemia, si erano ripresi nel corto Our Iranian Lockdown, distribuito online dal quotidiano inglese The Guardian. Analogamente, ma in modo diverso, il loro primo lungometraggio è l'esito di una serie di restrizioni, che se da una parte lo rendono un potente ritratto biografico che si fa atto di denuncia, dall'altra lo vincolano a una forma dimostrativa ridondante.
L'obiettivo del Sundance Institute Doc film program è realizzare cinema di non fiction che testimoni lo status dei diritti umani in aree geografiche solitamente poco indagate, lo stesso titolo allude alla difficoltà di aprirsi una strada in un contesto fermamente ostile. L'afflato civile del film, quindi, indirizza e guida ogni scelta estetica, soprattutto il montaggio, che oscilla tra pedinamento, reenactement e contemplazione naturale, non sempre armonizzandoli tra loro e con i salti logico-temporali. Le sequenze della quotidianità militante di Sara si rincorrono per ribadire la sistematica violazione dei diritti delle donne, a cui quasi solo lei però, riesce ad opporsi con tutta la volontà e con più di un'amara concessione. Persino all'interno della propria famiglia, quando i fratelli non dividono equamente i proventi del lavoro o cercano con l'inganno di escludere le sorelle dall'eredità.
Ne risulta un film eccezionale dal punto di vista del soggetto prescelto - Sara come classica eccezione, la pioniera anticonformista che col proprio corpo e intelligenza fa da apripista - ma altrettanto prevedibile nel linguaggio. Il valore del lavoro di Khaki e Eyni sta nell'accesso ad ambienti altrimenti inavvicinabili (un esempio su tutti, l'audio del giudice che investiga sulla sessualità di Sara) e nonostante gli ostacoli che la troupe ha dovuto affrontare lungo circa otto anni di lavorazione, più volte interrotta: ispezioni della polizia iraniana, censura, confisca del materiale. Circostanze dichiarate nelle note di regia ma omesse dal film per ovvi motivi di opportunità.
Premio della giuria al Sundance 2025, Cutting Through Rocks è frutto di una doppia, reciproca perseveranza tra l'oggetto e i suoi osservatori, accomunati da una volontà tenace di abbattere il conservatorismo. Intenzione inequivocabile ed evidente di un'indagine sul campo che, tentando di raggiungere un pubblico largo, è arrivato alla cinquina documentaria degli Oscar 2026.
Oggi che l’Iran è al centro di un conflitto internazionale esploso in tutta la sua virulenza, si rischia di dimenticare il coraggioso movimento interno Donna, Vita, Libertà (Jin, Jîyan, Azadî) che ha rivendicato una situazione di maggiore parità per le donne iraniane dal 2022, all’indomani della morte della giovane Mahsa Amini, “colpevole” di non aver indossato l’hijab nel modo “corretto”. Essere una donna disobbediente in Iran può essere fatale e in ogni caso garantisce una situazione di vita complicata, oggetto della riprovazione non solo delle autorità, ma di molti degli uomini intorno, e talvolta anche delle donne allineate ai diktat dello stato teocratico.
Sara Shahverdi, protagonista del documentario Scalfire la roccia di Sara Khaki e Mohammad Reza Eyni, è una di queste dissidenti, ma non perché partecipi alle dimostrazioni di piazza del movimento interno Donna, Vita, Libertà, perché non vive a Teheran ma in uno sperduto villaggio. Questo non le ha però impedito di partecipare alle locali elezioni per il Consiglio comunale, che ha vinto a stragrande maggioranza, sostenuta soprattutto (ma non esclusivamente) dai giovani e dalle donne locali. La sua agenda elettorale comportava aiutare appunto donne e giovani, ma anche far arrivare la fornitura del gas fino al villaggio, creare un nuovo parco “a forma di cerchio”, sostenere la pubblica istruzione e occuparsi di quelle “grane” che i Consigli precedenti, compiacenti quanto non corrotti, avevano promesso di risolvere senza poi dedicarcisi.
Sara è una 43enne divorziata che rimane orgogliosamente single, si veste da uomo e guida una motocicletta, come le ha insegnato il padre che è mancato quando lei aveva solo 16 anni. Prima di candidarsi alle elezioni e dedicarsi a risolvere controversie fra i suoi compaesani ha fatto a lungo l’ostetrica, ed è intelligente, schietta, coraggiosa, capace, amata dalle sue compaesane. Tuttavia gli uomini del villaggio, soprattutto gli anziani ma anche i suoi fratelli, continuano a chiederle: “Perché ci sfidi? Perché non sei femminile?”. E soprattutto: “Perché aiuti tanto le donne?”
Infatti Sara insegna a guidare la moto alle ragazze del villaggio, fa firmare alle studentesse un impegno a non sposarsi troppo giovani e a proseguire la loro istruzione, immaginandosi “dottoresse, insegnanti, ingegnere”. E accoglie in casa una ragazza neo divorziata (dopo un matrimonio forzato contratto a 12 anni con un uomo di 35) che i genitori vogliono far rimaritare, cui insegna a guidare e a fare l’ostetrica.
Sono “trasgressioni” che si pagano, e infatti Sara viene arrestata per “verificare la sua identità di genere” (dato che per una donna in Iran avere pari diritti degli uomini vuol dire non aderire al proprio “destino biologico” e non “essere cosciente delle regole e delle tradizioni”). “Nella nostra società una donna non può fare quello che vuole”, le dice il pm, che le consiglia anche di sposarsi al più presto “per evitare altri guai”. Ma in qualche modo Sara ha “scalfito la roccia” e come si sa, anche le rocce a poco a poco possono crollare.
Quando è nata, suo padre si aspettava un maschio. E come un maschio l'ha allevata, insegnandole cose che solo i maschi possono apprendere e concedendole libertà che solo ai maschi sono riservate. Sara, ex ostetrica e divorziata, si veste come le pare, guida la moto, se ne infischia delle convenzioni sociali, ha idee molto chiare sui diritti delle donne e sul posto che dovrebbero occupare in tutte le [...] Vai alla recensione »