| Anno | 2024 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | USA, Germania, Gran Bretagna, Italia |
| Durata | 77 minuti |
| Regia di | Abel Ferrara |
| Tag | Da vedere 2024 |
| MYmonetro | 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 16 febbraio 2024
Il cineasta Abel Ferrara si reca a Kiev per scoprire com'è cambiata la città in questi ultimi due anni di conflitto.
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CONSIGLIATO SÌ
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Subito dopo l'invasione russa nei territori ucraini del febbraio 2022, Abel Ferrara raduna la sua troupe più fidata per recarsi nelle zone attorno al fronte e intervistare soldati e persone comuni che raccontano il loro primo contatto con le forze russe. A questi materiali, Ferrara aggiunge pezzi di diario visivo girati in compagnia della cantante Patti Smith, tra l'Italia e la Francia, lasciando che siano le sue declamazioni di versi, poesie e canzoni a fare da controcanto agli orrori della guerra.
Tra i vari cineasti che allo scoppio della guerra tra Russia e Ucraina hanno deciso di recarsi al fronte per documentare quanto sta avvenendo (tra le personalità occidentali più note lo ha fatto ad esempio Sean Penn con Superpower) c'è anche un maverick come Abel Ferrara, il cui stile caotico e nervoso non poteva di certo risultare in un documentario tradizionale.
Nonostante ci sia nel film una parte di intervista più classica al presidente Zelensky, il resto è un gioco di specchi puramente istintivo che filma il filmato, si distrae, cambia direzione, sfoggia i suoi lati più ruvidi e all'apparenza incompleti come un marchio di fabbrica. Soprattutto, la decisione artistica più problematica è quella di unire due anime molto diverse dell'opera e affiancare uno studio di Patti Smith - oltre a un elemento più personale che la segue dietro le quinte, in particolare la sua figura di performer di poesie - alle sequenze di pura urgenza di cronaca che includono registrazioni di aperto combattimento. Una scelta che parla dell'arte come mezzo supremo di decodifica e di conforto del reale, senza dubbio autentica dal punto di vista di Ferrara che è egli stesso un cantore dell'immediatezza. Eppure, forse ancor più significativa dei versi di Rimbaud che danno il titolo al film (e che riecheggiano nel dialogo con diverse delle stupefacenti interviste registrate, inclusa una a un soldato rimasto ferito in uno scontro a fuoco che fa la cronaca del suo corpo menomato) c'è un'esplorazione involontaria dei limiti dell'arte di fronte alla distruzione - specialmente un'arte occidentale, e ancor più una prospettiva americana, che fa del suo meglio per abbracciare qualcosa che non gli appartiene. Ferrara, che non fa proclami e che sicuramente ha l'animo di un realista, forse lo sa, e nel suo tentativo di provarci comunque rivela uno spirito ancora vivo e potente.
Abel Ferrara e Patti Smith non hanno bisogno di presentazioni. Lui, grande protagonista del cinema statunitense (e non solo) alla ricerca dei nostri meandri esistenziali nelle metropoli dove abitiamo, lei immensa poetessa del rock e lettrice indefessa dei poeti maledetti, come anche di Leopardi e della Beat generation (di cui fa parte). Artisti che mai hanno immaginato e pensato la (loro) vita avulsa [...] Vai alla recensione »