| Titolo originale | L'Été Dernier |
| Anno | 2023 |
| Genere | Drammatico, |
| Produzione | Francia |
| Durata | 104 minuti |
| Regia di | Catherine Breillat |
| Attori | Léa Drucker, Samuel Kircher, Olivier Rabourdin, Clotilde Courau, Serena Hu Angela Chen. |
| Uscita | giovedì 7 marzo 2024 |
| Tag | Da vedere 2023 |
| Distribuzione | Teodora Film |
| Rating | Consigli per la visione di bambini e ragazzi: |
| MYmonetro | 3,01 su 22 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 28 febbraio 2024
Anne inizia una pericolosa relazione con il figlio che suo marito ha avuto da una precedente relazione. Il film ha ottenuto 3 candidature a Cesar, 4 candidature a Lumiere Awards, Il film è stato premiato a Cahiers du Cinéma, In Italia al Box Office Ancora un'estate ha incassato 36,4 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Anne è un avvocato specializzato nella difesa di minori abusate. Ha un marito, Pierre, e due bambine adottate. Un giorno arriva nella loro bella casa Theo, diciassettenne figlio di primo letto di Pierre. I due inizialmente non si sopportano per poi invece essere attratti l'uno dall'altra con tutte le conseguenze che questa relazione può comportare.
Catherine Breillat torna al cinema dopo dieci anni di assenza e lo fa non a partire da un soggetto originale ma dal film danese Queen of Hearts di May el-Toukhy di cui conserva il plot di base modificando tutto il resto con la collaborazione di Pascal Bonitzer.
L'argomento, come si può desumere dalla breve sinossi, sta perfettamente nelle corde di una regista che soffre per l'incasellamento nella categoria del porno più o meno soft con pretese intellettualistiche. Che nel suo passato c'è stato (anche con qualche caduta di stile) ma che si è sempre più depurato per giungere a questo film a cui il decennio sabbatico ha fatto bene. Perché qui si lavora davvero su più piani lasciando alle spalle quel moralismo che la Breillat detesta ma non rinunciando a porsi delle domande. Perché il lavoro che Anne ha deciso di praticare, con un'umanità e un'attenzione che non tutti i professionisti posseggono, la mette (fin dalla prima inquadratura del film) a confronto con minorenni che hanno subìto abusi di carattere sessuale a cui offre tutto il suo sostegno in aula e fuori. Quando si trova dinanzi a una passione sempre più incombente nei confronti di Theo è quindi perfettamente consapevole che il confine con l'abuso, anche se nei confronti di un giovane di sesso maschile, è estremamente labile. Deve essere stata questa la sfida che ha conquistato Breillat: far emergere la purezza e l'intensità di un rapporto che, se visto dall'esterno, non può che essere deprecato. Il suo lavoro sui corpi questa volta lascia pochissimo spazio al voyeurismo pur non rinunciando a scrutare nel profondo dei suoi protagonisti.
Ha chiesto a Léa Drucker di conservare la sua età senza falsi ringiovanimenti e, al contempo, di esprimere il suo tornare a un'adolescenza finalmente liberata da esperienze negative che il suo personaggio aveva vissuto. I rapporti tra i due sono inquadrati con una macchina da presa che sta addosso ai volti facendo percepire le sensazioni che le due bocche che si incontrano provano e, quando si arriva all'orgasmo, cogliendolo prima sul volto dell'uno e poi (non in controcampo ma in un rapporto successivo) sul volto di lei. È lì che Breillat vuole andare a cogliere, al di là di qualsiasi pur legittima considerazione morale, il sublime di una relazione a cui non risparmierà comunque anche i risvolti meno piacevoli. L'esordiente Samuel Kircher offre al film il saper essere seducente e anche dei lati oscuri. Il suo è un nome che sentiremo ancora. Come quelli di molti attori giovani che poi hanno trovato una loro strada nel cinema francese. Viene da pensare ai protagonisti di un cinema distante, almeno sul piano formale, da quello di Breillat come è stato quello di Eric Rohmer che ci ha regalato degli adolescenti divenuti poi certezze del grande schermo.
Storia di una relazione fra una donna matura e un ragazzo ancora minorenne, raccontata senza falsi pudori, ma con una dolcezza, se così si può dire, veramente emozionante e coinvolgente. Molto apprezzabile che le scene di sesso non siano una gratuità esposizione di corpi, ma una espressione facciale delle fasi del rapporto, fino all'orgasmo.
Si è parlato molto del film che ha rotto il decennale silenzio di Catherine Breillat, solitamente della trama, della storia che a quanto pare dovrebbe scandalizzarci. Lei ribatte, ridendo sessantottina, che la legge contro l'incesto è entrata in vigore in Francia solo dopo la fine delle riprese. In realtà, essendo un remake commissionato, la sceneggiatura ricalca gli snodi narrativi dell'originale [...] Vai alla recensione »