| Titolo originale | Black Crab |
| Anno | 2022 |
| Genere | Azione |
| Produzione | Svezia |
| Durata | 110 minuti |
| Regia di | Adam Berg |
| Attori | Noomi Rapace, Aliette Opheim, Jakob Oftebro, Dar Salim, Ardalan Esmaili Erik Enge, Martin Hendrikse, Cecilia Säverman. |
| MYmonetro | 2,50 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 18 marzo 2022
In un mondo post-apocalittico, sei soldati in missione segreta devono trasportare un misterioso pacco attraverso un arcipelago ghiacciato. Tratto dall'omonimo romanzo di Jerker Virdborg.
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CONSIGLIATO NÌ
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In un prossimo futuro, la Svezia è travolta da una guerra contro imprecisati nemici e una madre è separata dalla figlia. Alcuni anni dopo, reclutata per una missione speciale le viene promesso che rivedrà la ragazza ormai cresciuta. L'incarico però sembra un'impresa suicida: trasportare due contenitori sigillati attraverso uno stretto di mare sottilmente ghiacciato. Per la traversata il gruppo di soldati scelti dovrà muoversi sui pattini, inoltre, a complicare le cose, uno di loro ha un trascorso conflittuale con la donna.
Noomi Rapace è ancora una volta una eroina determinata a superare ogni sfida e Granchio nero la mette a dura prova ma cede sul finale. Inoltre il tempismo della distribuzione lascia perplessi.
Mentre è in corso una guerra fin troppo reale, diffondere un film come questo dove un conflitto bellico è soprattutto una situazione di tensione sconfina quasi nel cattivo gusto. Nonostante il messaggio inequivocabilmente pacifista, Granchio nero non approfondisce il contesto e riduce la guerra a pretesto spettacolare, una pentola a pressione che obbliga i personaggi ad agire in condizioni estreme fino a un finale tragico ma pure molto sopra le righe, per certi versi da film d'avventura.
Il cattivo retrogusto che il film è destinato a lasciare di questi tempi è per altro una sfortunata coincidenza che Granchio nero non meriterebbe, visto che quel che si propone di fare riesce a farlo piuttosto bene per gran parte del proprio minutaggio.
Il film è infatti teso e drammatico fin dall'incipit, con la separazione tra madre e figlia e poi con Noomi Rapace costretta a difendersi - in piano sequenza - da vari aggressori. La donna abbandona il militare che l'aveva condotta in questa zona pericolosa e già questo giustificherebbe la scena, fondendo l'azione al ritratto psicologico della protagonista di ferro, ma Granchio nero fa un passo in più. Ha l'ingegno di mettere di nuovo il militare a fianco della madre pronta a tutto, costringendoli a una difficile alleanza, che innerva tutto il film di tensione. Inoltre la missione sul mare ghiacciato è ricca di pericoli e avvolta nelle tenebre, perché su una distesa di ghiaccio la notte è l'unico riparo della spedizione.
Quando il gruppo si imbatte in uomini morti congelati nell'acqua, l'orrore per le vittime più innocenti è presentato con ripetute inquadrature a piombo, che vedono i protagonisti circondati da corpi immersi in una distesa bianca. Adam Berg proveniente dalla scena dei videoclip e qui al suo primo lungometraggio, dimostra uno sguardo capace di trovare immagini eloquenti. Infatti i successivi dialoghi sulla sorte di quegli uomini congelati tentano, senza successo, di razionalizzare l'orrore.
Quando poi la natura della missione verrà svelata non sarà meno orribile, a chiarire definitivamente che in Granchio nero non esiste una guerra giusta, dove una fazione è più nobile dell'altra. Anzi, quella che era presentata come un'ultima speranza si rivela più simile a una "soluzione finale", tanto da risvegliare la coscienza dei protagonisti.
In quest'ultimo atto però il film perde però coerenza, si fa più sbrigativo che asciutto. Introduce, anche piuttosto tardivamente, un nuovo contesto, un'ampia base militare, solo per liquidarlo sbrigativamente, con un'accelerata narrativa agli antipodi del lento avanzare sui pattini che l'ha preceduta. L'equilibrio narrativo viene meno e il duro realismo, che aveva fin lì dominato, è ribaltato da conclusione tragica ma pure rassicurante, oltretutto addolcita da uno stucchevole epilogo post-mortem.
Si fosse avuto il coraggio di andare fino in fondo, di rimanere fedeli alla visione che Granchio nero aveva condotto con successo, ne sarebbe venuto un film più memorabile, invece di un titolo sacrificato alla volontà di non turbare troppo il pubblico.
Granchio Nero, così preso dal provare il suo punto di fondo – che in guerra non ci sono vincitori, perché l’arma più potente è quella che si ritorce anche contro chi la usa – si perde però tutti gli altri elementi che vanno a comporre una storia. Berg non specifica mai chi sia in realtà il nemico.
Action bellico distopico svedese al 100%, una rarità. Granchio nero dal nome dell'operazione militare affidata a quella sporca mezza dozzina di cui fa parte la soldatessa Noomi Rapace. Sappiamo dal prologo che all'inizio di una guerra senza nome e senza senso sua figlia era stata rapita e lei, caparbia, ancora spera di ritrovarla. Il gruppo deve attraversare un arcipelago ghiacciato, 100 miglia marine [...] Vai alla recensione »