| Anno | 2020 |
| Genere | Commedia |
| Produzione | Canada, Belgio, Lussemburgo |
| Durata | 101 minuti |
| Regia di | Bruce LaBruce |
| Attori | Andreas Apergis, Cameron Geller, Jillian Harris, Félix-Antoine Duval, Alexandra Petrachuk Jonathan Emond, Michel Eid, Tania Kontoyanni, Michael Czyz. |
| Tag | Da vedere 2020 |
| MYmonetro | 3,00 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 27 agosto 2020
Un ragazzo ossessionato da se stesso scopre che sua madre non è morta e di avere un fratello gemello.
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CONSIGLIATO SÌ
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Canada, 1972. Il ventiduenne Domic alla morte della nonna, di cui si prendeva cura, apprende che sua madre, che credeva morta, è invece vivente. La raggiunge nel bosco in cui abita con una giovane donna che nel paese poco distante si dice non invecchi mai. Nella zona è presente anche una comunità monastica il cui abate ha una particolare attenzione per uno dei giovani monaci. Anche Dominic finisce con fissare la sua attenzione su di lui per un motivo molto particolare.
Bruce La Bruce tenta, riuscendovi, di fondere la trasgressione urticante, che è connaturata al suo modo di fare cinema, con la classicità dal punto di vista sia formale che narrativo.
Si è infatti avvalso di un direttore della fotografia che proprio negli anni Settanta ha lavorato con i maggiori registi canadesi e, pur utilizzando il digitale, ha ricreato uno stile visivo proprio del cinema di quegli anni. In questo contesto visivamente molto ricercato fa svolgere una vicenda in cui non mancano (non era possibile altrimenti) eterosessualità, omosessualità ed anche abuso da parte di abate che tutto è tranne che un uomo di Dio. Il mito di Narciso e l’iconografia gay legata a San Sebastiano fanno da trait d’union di una storia in cui il riflesso di se stesso assume una valenza inusuale mentre la figura materna ha un forte rilievo. La sua assenza forzata si trasforma in una presenza amorevole anche e proprio perché ha conosciuto il dolore della separazione ed ha coltivato un dubbio che ha tenuto per sé. Quest’ultimo verrà infine fugato in una dark comedy in cui il mistero sulle identità e le progressive agnizioni dominano.
Si deve al colto scrittore ottocentesco Karl Maria Benkert l'invenzione dell'espressione "omosessuale", fondendo il termine greco omoios (lo stesso) con il latino sexus (sesso), indicando così la ricerca sessuale dell'equivalente anziché del complementare. Quale maggiore omologia può esserci di quella di un gemello omozigote, con cui una unione carnale equivale a una attrazione verso se stessi? È il [...] Vai alla recensione »