| Anno | 2019 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 78 minuti |
| Regia di | Massimiliano Pacifico |
| Attori | Pietro Casella, Giuseppe D'Ambrosio, Davide Iodice, Margherita Laterza Maddalena Stornaiuolo, Francesco Lattarulo, Maddalena Stomaiulo, Francesco Verde. |
| MYmonetro | 2,85 su 4 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento venerdì 23 aprile 2021
Il racconto di un brutale fatto di cronaca.
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CONSIGLIATO SÌ
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Il 21 novembre 2004 a Secondigliano è stato rinvenuto il corpo carbonizzato di una giovane donna di 22 anni, torturata e poi uccisa prima di consegnare lei e la sua automobile alle fiamme. Da allora la famiglia di Gelsomina Verde si è costituita parte civile e il fratello Francesco cerca “di darle degna sepoltura”. Massimiliano Pacifico ha sceneggiato con Dario De Natale e la consulenza di Francesco Verde un progetto che ripercorre la vicenda di Gelsomina, e ne filma la messa in scena affidandone la regia teatrale a Davide Iodice e l’interpretazione a cinque attori che attraversano metaforicamente un luogo dove “non c’è niente di normale”.
I produttori creativi di Gelsomina Verde sono Gianluca Arcopinto (anche coautore del soggetto con Pacifico e Walter de Majo) e Daniele Gaglianone, e i cinque attori interpretano via via i personaggi in tragedia sotto la supervisione di Iodice, che descrive questa tragedia come “un’Antigone rovesciata”.
Cast e troupe soggiornano insieme per due settimane a Polverigi, in una villa che fornisce agli artisti ampi spazi di lavoro creativo, cimentandosi in prove, esercizi e discussioni. E Pacifico compie la scelta più saggia, quando si gira un documentario: lasciare in vista anche le ombre, soprattutto se la storia che si racconta è intrinsecamente “piena di chiaroscuri”.
Particolarmente interessante, proprio dal punto di vista documentario, è il momento in cui uno degli attori, Pietro Casella – che all’inizio del racconto definiva il teatro come il luogo in cui si sente più a suo agio, e che invece durante il corso delle riprese mostra fisicamente e psicologicamente un disagio crescente – mette in discussione l’estraneità di Gelsomina e della sua famiglia alla cultura della camorra. Aver lasciato questo momento nel film, che è evidentemente una sorpresa per lo stesso regista, è un atto di onestà e di coraggio, e dal punto di vista narrativo è il momento clou. Il suo contrappunto è l’intervista a Francesco Verde, cui il regista chiede conto dei lati oscuri della sua storia.
I monologhi con sguardo in camera, i dialoghi pugnaci fra i personaggi, le immagini d’archivio che mostrano il ritrovamento del cadavere di Gelsomina e il suo funerale fanno emergere “energie contrapposte” e stratificano i ruoli di vittima, carnefice e spettatore. Intorno alla vicenda narrata si intuisce quel sottobosco che per molti è una realtà ineludibile.
Iodice e Pacifico assumono dichiaratamente un punto di vista ma sospendono ogni giudizio, e lasciano che gli attori diano corpo a dubbi o indignazione, paura o sfrontatezza, ricostruendo la complessità attraverso una messinscena teatrale (e cinematografica) ridotta all’osso ma ricca di idee creative e di spunti di riflessione coinvolgenti.
Gelsomina Verde aveva 21 anni quando venne rapita, torturata e bruciata viva nella sua macchina dalla camorra. La sua unica colpa è stata quella di aver frequentato la persona sbagliata, un uomo che nella guerra camorristica era passato al lato sbagliato. La ragazza, conosciuta nel suo difficile quartiere per il buon'animo, non sapeva nemmeno dove si trovasse l'uomo, informazione che i suoi carnefici [...] Vai alla recensione »
Pare l'appellativo di una fata, ma è a ben altro tipo di storia che si lega il nome di Gelsomina Verde, colpevole d'aver brevemente amato un camorrista e per questo torturata e uccisa dai rivali durante la Prima faida di Scampia. Per raccontarne la morte, Pacifico lascia fuori campo la città - e l'immaginario stilizzato che la periferia si porta meccanicamente in dote - chiudendo il film nello spazio [...] Vai alla recensione »
"Ho vissuto questi 15 anni come se questa vicenda non mi appartenesse" afferma Francesco Verde, interprete nel film e fratello di Gelsomina. "Non è stato facile fare il percorso inverso dell'attore: rifare mia una storia che avevo cercato di tenere lontana e interpretare me stesso". La sua è una testimonianza sentita e vibrante, così come il film del regista Massimiliano Pacifico, basato sui tragici [...] Vai alla recensione »