| Anno | 2014 |
| Genere | Drammatico |
| Produzione | Italia |
| Durata | 93 minuti |
| Regia di | Giorgio Amato |
| Attori | Victor Alfieri, Vincenzo Peluso, Cosetta Turco, Stefano Zannini, Marco Bonini Giulia Gualano, Giorgio Amato, Ami Chorlton, Stefano Locci, Daniele Locci, Daniele Trombetti, Giada Benedetti, Walter Bigonzoni, Leandro Carano, Fabio Cherchi, Arianna De Matteis, Tiziano De Santis, David Fiandanese, Alessandro Lancia, Riccarda Leoni, Roberta Maria, Alessia Moore, Miao Peng, Mary Poltroni, Elena Presti, Mimmo Ruggiero, Emilia Ruotolo, Monica Sacchi, Maurizio Schepici, Fábio Silvestre, Elèna Tchepeleva. |
| Tag | Da vedere 2014 |
| MYmonetro | 3,50 su 1 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento mercoledì 4 maggio 2016
Lucio Melillo è un uomo ossessionato dalla paura di perdere per sempre la ex compagna Nadia e la figlia Adele.
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CONSIGLIATO SÌ
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Allontanato dal nucleo famigliare in seguito ad episodi di violenza e stalking, Lucio Melillo, di professione guardia giurata, non riesce a sopportare la mancanza della figlia Adele e della moglie Nadia, che nel frattempo ha stretto un legame sentimentale con il proprio analista. I turni di lavoro, l'amicizia con il collega Vincenzo e la frequentazione di una giovane prostituta non lo aiuteranno certo a mettere ordine in un'esistenza che subirà l'ennesimo colpo durante l'udienza per l'affidamento della bambina: privato di qualsiasi diritto di padre, l'uomo sceglierà una drastica via d'uscita.
Quasi venti minuti senza dialogo aprono l'opera seconda di Giorgio Amato, un lungo ed spiazzante brano necessario ad inquadrare il protagonista di una storia che si muove tra racconto di una patologia e dramma esistenziale, accenti thriller e una deriva da "film di rapina" dal tocco un po' americano. Come per il precedente lavoro, Circuito chiuso, la produzione resta indipendente, ma lo sguardo dimostra di aver fatto un grande passo in avanti, di essersi affilato, guadagnando non poco in perspicacia descrittiva. Meglio che sulla progressione narrativa, peraltro vispa e senza punti di stanca, il regista concentra, infatti, la propria attenzione sull'ambivalenza del suo personaggio: si pensi a quelle esplosioni di violenza che si dissolvono nei momenti in cui compare il personaggio della figlia Adele, quasi fosse un catalizzatore di buone vibrazioni per chi è sempre sul punto di esplodere. Perché ogni cosa qui, dalla precisa recitazione di Victor Altieri ai più minuti particolari scenografici (i manifesti di Mussolini o della bandiera italiana con il fascio), tende invero a restituire, in tutta la loro complessità, le contraddizioni di un uomo oltremodo vivo, vero e perso nella sua stessa ossessione.
Ritratto di una mania di possesso che crea disagio, distanzia e, insieme, commuove, questo film ben fatto si sviluppa, in essenza, per ripetizioni dei medesimi quadri e situazioni (l'appartamento, la scuola, il caveau, il bar), come se volesse suggerire l'ordinarietà della patologia di Lucio e del dramma vissuto da una famiglia come molte altre. Sottilmente quando non apertamente spaventoso, le visite notturne in casa della moglie, The Stalker raggiunge un suo rigore stilistico, una precisione di descrizione che neanche l'eccessivo e fastidioso uso della macchina a mano riesce a smorzare. Nel ruolo dell'analista recita lo stesso Giorgio Amato.
La storia vede come protagonista Lucio Melillo, una guardia giurata la cui vita ha subito un duro colpo quando, dopo essersi separato dalla moglie Nadia, si trova sul punto di perdere anche la custodia di sua figlia Adele. Da questo momento in poi l'uomo non riuscirà a staccarsi psicologicamente dal proprio passato rimanendone prigioniero.