ACAB - All Cops Are Bastards

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Un film di Stefano Sollima. Con Pierfrancesco Favino, Filippo Nigro, Marco Giallini, Andrea Sartoretti, Roberta Spagnuolo.
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Poliziesco, durata 112 min. - Italia 2011. - 01 Distribution uscita venerdì 27 gennaio 2012. MYMONETRO ACAB - All Cops Are Bastards * * * - - valutazione media: 3,20 su 77 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Una storia all’americana per raccontare la polizia tra follie e cameratismo

di Paolo D'Agostini La Repubblica

Sulla base dell’omonimo libro del giornalista Carlo Bonini (Einaudi) e con i tre sceneggiatori Cesarano, Petronio e Valenti, il regista Stefano Sollima ha realizzato con il suo ACAB, all cops are bastards (cioè: tutti i poliziotti sono bastardi), un film d’azione che per cavarcela sbrigativamente ma senza dire una bugia è di modello molto americano. Ma alimentandolo con riferimenti che invece appartengono a tipologie nostre e anche a fatti realmente appartenenti al nostro passato recente. Dal G8 di Genova 200l alla guerriglia che si scatenò intorno allo Stadio Olimpico dopo l’uccisione del giovane tifoso laziale Gabriele Sandri da parte di un agente. Parliamo della struttura del racconto e dei personaggi. Che, in primafila, sono tre con l’aggiunta di un quarto un po’ più defilato e, come testimone con cui il film si identifica, un quinto, un ragazzo più giovane. Sono tutti poliziotti del reparto Celere, addetto all’ordine pubblico. Sono solidali (o mafiosamente complici?) “come fratelli”, consapevoli di non essere amati o addirittura di essere odiati, hanno dimostrato di eccedere volentieri nella mano pesante (nel loro curriculum c’è la Diaz di Genova) ma l’hanno fatta franca, coltivano idee superomistiche e si ritengono in missione per ripulire la società dalle troppe scorie che l’avvelenano ma la loro vita è un deserto affettivo. Cobra (Favino) è un uomo solo che disegna deliranti affreschi di guerrieri e tiene appeso in casa il ritratto del Duce, lo conosciamo che pesta un automobilista ubriaco che l’ha mandato fuori strada e sta rischiando guai seri perché un tifoso malmenato lo ha trascinato in tribunale, predica ordine e disciplina ma arrotonda il magro stipendio con servizi di vigilanza privata incompatibili con la sua uniforme. Negro (Nigro) è stato sbattuto fuori di casa dalla moglie cubana ed è un padre inaffidabile per la piccola nata dalla precaria unione. Mazinga (Giallini) sta perdendo il controllo del figlio adolescente che frequenta brutte compagnie e non nasconde il suo disprezzo per il padre “servo del sistema”. Carletto (Sartoretti), cultore della forza fisica, è il più fanatico di tutti tanto da congedarsi dalla Polizia che ha secondo lui le mani legate. Infine Adriano (Domenico Diele). È appena entrato in Polizia, anzi nella Celere “perché si guadagna di più”, solo per sottrarsi alla disoccupazione, mentre incombe lo sfratto sul modesto appartamento occupato con sua madre, e mentre risulta impossibile trasferirsi nella casa loro assegnata dal Comune perché occupata da tunisini irregolari. L’incontro con i quattro è il battesimo del fuoco di Adriano. Partecipa senza la stessa adrenalina ai servizi più ingrati, dallo stadio allo sgombero dei campi nomadi (“è un lavoro dignitoso questo?”), ma si lascia prendere da un sentimento di cameratismo. Gli sviluppi che conducono all’amaro epilogo (amaro senza rinunciare ad essere consolatorio ed edificante) non vanno svelati. Di un film che comunque garantisce un ritmo incalzante e un buon amalgama tra i bravi interpreti va segnalata una cosa. Che lo rende un po’ meno “americano”. Le motivazioni rozzamente ideologico-etiche di questi celerini non sono molto diverse da quelle dei delinquenti che essi bastonano (figlio di Mazinga compreso). Questo rende lo svolgimento confuso più che lodevolmente complesso. Senza peraltro portare sostanziali contributi a una lettura sociale. E in un film americano vero non sarebbe successo.
Da La Repubblica, 27 gennaio 2012


di Paolo D'Agostini, 27 gennaio 2012

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