| Anno | 2007 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | USA |
| Durata | 117 minuti |
| Regia di | Errol Morris |
| MYmonetro | 3,00 su 6 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Un'indagine sugli scandali relativi alle violazioni dei diritti umani perpetrate presso il carcere di Abu Ghraib, vicino a Baghdad, e allo stesso tempo un'inchiesta sugli aspetti più turpi della cosiddetta "guerra al terrore". Il film è stato premiato al Festival di Berlino, ha ottenuto 1 candidatura a Critics Choice Award, Al Box Office Usa Standard Operating Procedure ha incassato nelle prime 5 settimane di programmazione 166 mila dollari e 14,9 mila dollari nel primo weekend.
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CONSIGLIATO SÌ
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Tutto il mondo nel 2004 vide le foto scattate da alcuni militari statunitensi (uomini e donne) nel carcere di Abu Ghraib. Documentavano le vessazioni e le umiliazioni (anche di carattere sessuale) a cui venivano sottoposti i prigionieri da parte dei difensori della libertà a stelle e strisce. Lo scandalo fu enorme e fece riflettere anche molti degli iniziali sostenitori dell'intervento in Iraq. Facile fu però rimuovere in tempi rapidi l'accaduto, da parte dell'Amministrazione Bush, come opera di alcune 'mele marce' contro le quali vennero presi severi provvedimenti.
A distanza di quasi 4 anni dai fatti (e dopo due anni di ricerche e di interviste) il documentarista Errol Morris ci propone l'incontro con i protagonisti di quegli avvenimenti che lascia parlare utilizzando inquadrature simili per ognuno di loro.
L'operazione può essere valutata da due punti di vista. L'esiguità del materiale documentario originale a disposizione (con l'eccezione di un breve e inedito filmato) non offriva materia sufficiente per un lungometraggio. Ecco allora che Morris interviene con una struttura linguistica che alterna ai reperti del tempo e alle interviste materiale di finzione che (supportato dalla colonna sonora di Danny Elfman) viene proposto come tale. Questo costringe lo spettatore a operare distinguo e a intervenire personalmente sulla materia proposta. Se l'impatto di Standard Operating Procedures risulta decisamente inferiore rispetto a The Road to Guantanamo di Michael Winterbottom il suo impianto è però estremamente interessante perchè obbliga chi guarda a chiedersi se quei militari, che ancora oggi si permettono di sorridere riferendo su quanto accaduto, possano essere superficialmente liquidati come 'anomali' o non siano invece il prodotto di una ben più grave e collettiva perdita dell'innocenza della società americana.
Da sempre abile a mostrare la verità nei suoi punti più scabrosi,qui Morris(che ha incontrato e intervistato alcuni dei militari condannati alle pene minori)risulta assai poco convincente.La ricostruzione in studio di molte situazioni umilianti o atroci(commentate dalla musica di Danny Elfman),oltre a introdurre una spettacolarizzazione inopportuna,risulta inutile di fronte al materiale [...] Vai alla recensione »
“THEY say that seeing is believing,” said the filmmaker Errol Morris. “But the opposite is true. Believing is seeing.” It’s been a tenet of this celebrated director’s work, from “The Thin Blue Line” through the Oscar-winning “Fog of War,” that perception is, to put it mildly, malleable. So if audiences attend “Standard Operating Procedure” expecting a war documentary, or a crime exposé, they may [...] Vai alla recensione »