| Anno | 2005 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Germania, Turchia |
| Durata | 90 minuti |
| Regia di | Fatih Akin |
| Attori | Orhan Gencebay, Baba Zula, Orient Expression, Salim Sesler, Alexander Hacke Duman, Replikas, Erkin Koray, Ceza, Istanbul Style Breakers, MercanDede, Brenna MacCrimmon, Siyasiyabend, Müzeyyen Senar, Sezen Aksu. |
| Uscita | venerdì 1 settembre 2006 |
| MYmonetro | 3,08 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento martedì 5 dicembre 2017
Il vero protagonista è il suono della città che - fatto di musica, claxon, sirene, uccellini, voci - guida lo spettatore alla scoperta del battito del cuore di Istanbul. In Italia al Box Office Crossing the bridge - The sound of Istanbul ha incassato 65,9 mila euro .
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CONSIGLIATO SÌ
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Fatih Akin, il regista turco-tedesco vincitore dell'Orso d'Oro a Berlino 2004 con La sposa turca, ha presentato a Cannes un documentario sul mondo musicale di Istanbul. La storia è quella del compositore Alexander Hacke, esponente dell'avanguardia musicale tedesca, che ripercorre il viaggio che fece in Turchia per scrivere la colonna sonora della Sposa turca. Le emozioni, i rumori, i colori di una metropoli che segna non il confine ma l'incontro di Oriente e Occidente, e soprattutto le sue melodie perché, recita Confucio, "quando arrivi in un luogo e vuoi comprenderlo, ascolta la musica che vi si suona". Si parte dal gruppo neopsichedelico degli Baba Zula nella zona di Beyoglu, per poi passare alla black music turca con il rap dei ragazzi e delle ragazze che vogliono potere dire la loro su qualsiasi argomento, all'hip hop, alla street music e alla breakbeat, ballata dai giovani breakdancer che con le loro evoluzioni inneggiano alla libertà, anche a quella delle droghe. Poi c'è l'incontro con il lamento della tradizione kurda; con il ballo di due moderni dervisci, i Whirling Dervishes; e con due leggende della musica popolare turca: i cantanti Sezen Aksu e Orhan Gencebay. Ma il vero protagonista è il suono della città che - fatto di musica, claxon, sirene, uccellini, voci - guida lo spettatore alla scoperta del battito del cuore di Istanbul.
Fatih Akin, il regista di Head on, 31 anni, generazione schiuma, i figli dell'immigrazione turca nati in Germania (lui è di Amburgo), genitori che vivono lì da almeno altre due generazioni e però continuano come i maghrebini delle periferie francesi a essere considerati «mondo-a-parte», la sua esperienza di vita l'ha usata per esplorare la Turchia oggi.