L'occhio del ragno

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Discreto esempio di B-Movie anni '70, questo poliziesco dal ritmo incalzante è impreziosito dalla presenza di uno storico interprete del genere come Klaus Kinski.
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primo piano
Poliziesco senza pretese, ma di pregevole fattura
Luca Cacciatore     * * * - -

Qualcosa è andato storto. Abbandonato dai complici durante una rapina, Paul Valéry viene colto in flagrante. Condannato al carcere, riesce ad evadere grazie all'intervento del Professor Krüger, finanziatore del colpo e vittima a sua volta dello stesso doppio gioco. Ora la missione è scovare i traditori Marck e Hans Fisher, ma le motivazioni sono differenti. Se lo scopo del professore è recuperare il bottino, Paul ha solo sete di vendetta; conflitto che si risolverà in un inevitabile epilogo tragico.
Poliziesco vissuto quasi esclusivamente al fianco dei "cattivi", L'occhio del ragno è una sorta di caleidoscopio dei tipici B-Movie anni '70. Esempio felice di come la pregevole fattura e cura formale che caratterizzò il cinema di quel decennio potesse sopperire alla vacuità di una trama banale e prevedibile. Tutte le spezie che al primo assaggio risultano ingenui aromi d'epoca, ad una lettura più approfondita risultano essere il punto di forza del film. Prendiamo le scene di raccordo che descrivono pedissequamente i cambi di location come gli spostamenti aerei tra Vienna e Marsiglia, e l'ostinazione su dettagli del tutto superflui per la continuità narrativa come i momenti d'intimità di Paul (il non memorabile Antonio Sabato).
Oppure i tipici siparietti soft-porno incastrati tra una sequenza e l'altra al fine di rendere il film piccante, caratterizzati da musica soul e interpretazioni fredde e distaccate. E soprattutto i marchi di fabbrica dei polizieschi che tanta emulazione hanno ottenuto attualmente: le zumate brusche sul dettaglio, e gli inseguimenti all'ultimo sangue al ritmo di montaggi serrati e incalzanti.
Doverosa la citazione sul glaciale Klaus Kinski. Entra in scena tardi nell'economia del film, ma il suo sguardo catartico imprime alla storia il vigore atteso. Il suo stile di recitazione agile e incisivo lo pone - come i grandi attori di teatro - inevitabilmente al centro della scena oscurando il ruolo dei colleghi. E in un film forse non memorabile ma comunque affascinante, si scorge un'insospettabile morale nel tragico dramma shakespeariano dell'epilogo. La sete di potere e di vendetta del Professore e di Paul sono il rovescio della stessa medaglia, entrambe insaziabili, entrambe autodistruttive.

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