
Kate e il matrimonio. Di Pino Farinotti.
di Pino Farinotti
I Windsor non hanno mai avuto bisogno del cinema. Loro stessi sono "film", e non certo banali, o convenzionali: i sentimenti, l'avventura, i tradimenti, le tragedie, poi naturalmente il sangue blu, il regno e la storia. Con tutto ciò che rappresentano.
Windsor uguale grande fiction. Ci sta.
Nell'era recente il primo capitolo della fiction è del 1917, quando Giorgio V - padre di Giorgio VI (sì, il balbuziente del film) a sua volta padre di Elisabetta – decise di cambiare il nome del casato, Sachsen-Coburg and Gotha, chiaramente tedesco, in un momento storico, la prima guerra mondiale, in cui i tedeschi godevano di scarsa simpatia in Gran Bretagna. Ispirandosi a un cognome, uno dei tanti, della regina Vittoria, Wettin, scelse Windsor. Ma la confusione dei nomi, delle successioni maschili e femminili era tale che dovette intervenire, perentoriamente, alla sua maniera, Elisabetta II, nel 1952, regina da appena due mesi, che dichiarò la "volontà e il gradimento che la regina stessa e i suoi figli assumessero il nome Windsor", cancellando tutto il pregresso.
Sun
È probabile che tutto questo, la dolce Kate Middleton, lo sappia. Qualche giorno fa il Sun, quotidiano leader inglese, due milioni di copie, ha raccontato di un incubo ricorrente di Kate, rilanciato da tutte le testate: sta per dire sì a William, davanti ai sangue blu e ai vip della terra, ai 1900 invitati e ai due miliardi di telespettatori, e di essere nuda. Paura, fragilità eccetera, non è difficile da spiegare. Ma Kate è una ragazza preparata, sa studiare, approfondire, capire. È stata studentessa modello, da 110 e lode. Ha quell'attitudine e quella cultura. E così ha voluto capire, avere dei dati, analizzare, risalire. In sostanza ha cercato di configurare una sorta di coefficiente di felicità o di infelicità delle donne che hanno toccato le case reali inglesi. Se si parla di donne e di mogli non si può non partire da Enrico VIII. Nessuna fiction, neppure firmata da Shakespeare, che pure era abbastanza vicino a quell'epoca, avrebbe potuto star dietro alle vicende matrimoniali del re dello scisma, esserne all'altezza. Ed è già inquietante il primo dato: Enrico sposò ben tre Kate. La prima, D'Aragona, morì di cancro. La seconda, Howard, fu decapitata per i troppi amanti (a detta del re). La terza, Parr, sopravvisse a Enrico ma dovette vedersela con Elisabetta, la futura regina, una che certo non ti rendeva facile la vita. Meglio la mannaia, forse. Dunque, coefficiente di felicità... basso, molto.
Poi c'è Elisabetta I, appunto. Un mastino. Un guerriero che tutelò l'Inghilterra politicamente e militarmente. Ritagliandosi qualche amante cospicuo che finì male. Certo non fu una donna felice, al di là del potere.
Vittoria
Dopo un salto di circa tre secoli arriviamo a Vittoria. Grande regina e regno lunghissimo, 63 anni. Ma Elisabetta la supererà, non c'è alcun dubbio.
Supererà tutti i "regni". Vittoria sposò Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha. Si dice che non fosse proprio pazzo di lei e se vedi le immagini della regina si può comprendere lo scarso entusiasmo. Ma lei amò il marito con tutto il cuore, tanto che alla sua morte si chiuse in se stessa. Fu una vedova perenne. Sempre vestita di nero, raramente apparendo in pubblico. Una che per quarant'anni porta il lutto non è certo una donna felice. E così veniamo al Novecento. C'è una esaustiva "fiction" che spiega davvero molto: Il discorso del re, di Tom Hooper, con Colin Firth e Geoffrey Rush, grande film, pioggia di Oscar. Emerge la figura di Elisabetta duchessa di York, moglie di Bertie, il futuro re Giorgio VI e madre di Elisabetta futura regina. Dedita completamente al marito, è lei che gli trova il terapeuta Logue. La regina madre, morta a 102 anni, donna felice, si può dire. E poi ecco la fiction delle fiction, anche questa realtà non come il film sopra. Trattasi di Wallis Simpson, l'americana divorziata che fece perdere testa e trono al re Edoardo VIII, fratello maggiore (naturalmente) di Bertie, che abdicò per sposarla. Accadeva nel 1936. La coppia divenne una leggenda privata e diede infiniti argomenti ai media fino al 1972, quando Edoardo morì a Parigi. Wallis gli sopravvisse quattordici anni. Tristissima pare.
Ecco, probabilmente quei due furono felici. Ma lui aveva dovuto abdicare, prendere le distanze dai reali Windsor.
Fenomeno
Ed ecco Elisabetta. Un fenomeno. La regina, la Regina. Da quasi sessant'anni controlla, tutto. Se stessa, marito, figli e nipoti, soprattutto Paese e tradizioni. Ne ha viste di tutti i colori. Ma i colori le scivolano sopra o le rimbalzano addosso. Aveva una sorella minore, Margareth, irrequieta e disordinata, e sfortunata. E certo infelice.
La regina non è felice né infelice, è Elisabetta, c'è tutto, fa testo. È Copernico a girarle intorno. Ha anche sopportato un film, The Queen, che ha messo a nudo il suo sentimento per la nuora Diana, morta in quel tunnel parigino. Per la prima volta Elisabetta aveva dovuto subire. Diana era amata, da tutti, dal mondo, dal popolo, e dal governo. E così con quel funerale pubblico, e che funerale, per la prima volta le regole reali venivano aggiornate, diciamo così.
Così arriviamo alla principessa del popolo, Diana Spencer. Scrittura superflua,
tutti sanno tutto. Nella fiction William e Kate, una favola moderna, gli autori fanno dire al principe Carlo, l'attore è Ben Cross, una didascalia, una sintesi sull'ex moglie morta. Affrontando William che lo rimprovera di non averla protetta, di non aver fatto abbastanza, Carlo risponde: " ... tua madre è sempre stata fragile, sapeva cos'era questa vita. Era una figura pubblica, è stata lei a scegliere di voler essere ancora più visibile, voleva essere d'impatto. Ho cercato di dissuaderla, ma non ci sono riuscito".
Patinato
Non c'è dubbio che Kate abbia visto la fiction. Che certo non le ha dato indicazioni. Sono solo vicende e battute convenzionali e opportune. Tutto è scontato e patinato. È un annuncio mediatico di futura vita dorata e di felicità, naturalmente. La giovane Middleton viene rappresentata coma ragazza di grande carattere, capace di dire di no al futuro re, di tenerlo in ansia. Capace di soppesare i pro, del privato e i contro, davvero opprimenti, del pubblico. Nel film William riconquista Kate cantandole una canzone. Se il principe canta come l'attore, è presumibile che il matrimonio, per un momento, sia stato in pericolo. Tirando le fila: Kate, un'idea sulla storia delle donne reali se l'è fatta. Diana è, nel tempo, molto vicina. Non è un modello incoraggiante. C'era anche chi ... l'amava di meno. La traduzione del sentimento era questa: "eri l'idolo degli inglesi, ed eri la privilegiata del mondo, potevi startene un po' tranquilla, qualche amante in meno, qualche segreto tenuto al riparo, un po' più di discrezione. Potevi sopportare, avevi tante contropartite".
Va detto che William, forse, non è complicato come suo padre. E non incombe, probabilmente, una presenza come Camilla. Il destino sarà migliore.
Generica
La fonte che ha raccontato dell'incubo in chiesa viene definita "bene informata". Insomma è generica, facile. Nelle ultime ore se n'è aggiunta un'altra. Sembra che la futura principessa, nel periodo del grande dubbio, abbia avuto un incubo ricorrente. Il soggetto è un altro "altezza reale" seppure di diverso peso, diciamo così. Kate riceve la telefonata di Emanuele Filiberto che la invita a una cena col padre Vittorio Emanuele. La serata viene conclusa con un ballo, una rumba a "Ballando con le stelle", sotto l'occhio vigile di Milly Carlucci. Le parole di Kate, riportate dalla "fonte" sarebbero queste: "meglio nuda a Westminster".