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Shanghai Baby, diario erotico-sentimentale

Il romanzo di Zhou Weihui diventa un film per mano del tedesco Berengar Pfahl.
di Marianna Cappi

Realtà e velleità nella Cina di oggi
Bai Ling (59 anni) 10 ottobre 1966, Chengdu (Cina) - Bilancia. Interpreta Coco nel film di Berengar Pfahl Shanghai Baby.

martedì 16 settembre 2008 - Approfondimenti

Realtà e velleità nella Cina di oggi
Omicidio, complotto, ulcera gastrica, pugnale, passione sessuale, veleno, pazzia, chiaro di luna: sono queste le parole che mi attirano di più". Ad affermarlo è Coco, l'eroina cinese del romanzo di Zhou Weihui che è diventato ora un film per mano del tedesco Berengar Pfahl.
Ma è solo la prima delle bugie dell'autrice e del suo personaggio, che si alleano, nelle restanti pagine, per allestire una narrazione che di pugnali e di complotti non vede l'ombra, ma si ferma al diario erotico-sentimentale, a dire la propria ambizione anziché agirla. Eppure dietro la bugia c'è una mezza verità: quella di una protagonista confusa come la città che abita, quella Shanghai che snobba il resto della Cina e guarda solo all'Occidente, mette in mostra le gambe e lo skyline, vive di notte, di traffico, di libertà esibite, di oblìo, specialmente della propria storia recente.

Tradire e tradurre
Il regista Berengar Pfahl, postosi dinnanzi alla sfida dell'adattamento, pare inizialmente voler intraprendere la strada della compresenza e mescolanza di arte e vita: "Scrivere è vivere e vivere è scrivere", fa dire alla sua musa, e propone la ricerca di un finale per il suo romanzo come tirante e movente per le avventure di Coco che ci accingiamo ad osservare. Ma non è che una falsa pista, il film scorre a lungo come un piccolo mélo senza dramma, nel quale la giovane Coco tradisce il coetaneo Tiantian, spirito sensibile, con Mark, il macho europeo, e quando il dramma arriva non colpisce duro come dovrebbe, poiché –dicevamo- il coltello è soltanto evocato (nel libro) e mai impugnato (nel film).
Meglio avrebbe fatto Pfahl a tradire a sua volta Zhou Weihui, ma gli è mancato il coraggio (e non conta il colpo di coda ambientato a Berlino, che conferma soltanto il passo televisivo della regia).

Una vocazione al protagonismo
Sulla carta e sullo schermo, Ni Ke detta Coco per amore di miss Chanel, aspirante scrittrice, è l'incarnazione della "Shanghai baby" contemporanea, bigiotteria eccessiva e eccessiva supponenza, affatto simpatica ma indubbiamente determinata, assetata di soldi e di riconoscimenti.
Nel bene e nel male, appurata la timidezza della regia, è compito di Bai Ling tradire e tradurre, dare corpo e vita alla baby-rivelazione. Con i suoi tredici anni anagrafici in più rispetto a Coco, Bai Ling tradisce con la sola presenza l'aura tardo-adolescenziale e l'approccio ingenuamente privo di qualunque modestia del personaggio di carta, mentre la sua bio-filmografia traduce senza se e senza ma le provocazioni e le trasgressioni della novella "lady from Shanghai". Sorella/amante del villain del "Corvo", misteriosa artefice del tatuaggio di Jack in "Lost", la cinese Bai Ling ha posato per Playboy e ha informato il mondo della sua bisessualità. La donna giusta al posto giusto nella sfacciata ed esibizionista "swinging" Shanghai del XXI° secolo.

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