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cenox
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martedì 15 maggio 2012
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il più grande drammaturgo di tutti i tempi
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Il film analizza la vita di William Shakespeare, ma lo fa dando adito ad una leggenda legata alla sua vita che presenta diversi misteri strettamente connessi con la sua figura. Notevolissimo per quanto riguarda le scenografie ed i costumi d'epoca, il film è abbastanza complesso, soprattutto perchè il regista sceglie, per raccontare la storia, di intrecciare diversi momenti della vita del famoso scrittore con un continuo spaziare avanti e indietro lungo la linea temporale. Emmerich, il regista, compie un ottimo lavoro, che riesce a coinvolgere, a sorprendere, ed a far pensare su chi sia veramente stato l'autore di opere teatrali immortali.
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filippo catani
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lunedì 21 novembre 2011
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e se shakespeare non fosse mai esistito?
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Il film prende le mosse da una piece teatrale contemporanea intesa a svelare come Shakespeare non fosse uno scrittore in carne ed ossa bensì una sorta di prestanome per le opere redatte da un nobile. Le vicende del drammaturgo si intreccerebbero così con i giochi politici per designare il successore della regina Elisabetta Tudor.
La base di partenza è interessante sia per i complottisti che per i non complottisti e ha avuto illustri predecessori nel corso della storia della letteratura. Il fatto è che lo svolgimento lascia troppo a desiderare. A parte la lunghezza eccessiva della pellicola che rischia di fare perdere l'orientamento allo spettatore, la pellicola ci restituisce l'immagine di una regina Elisabetta intenta solo a collezionare amanti.
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Il film prende le mosse da una piece teatrale contemporanea intesa a svelare come Shakespeare non fosse uno scrittore in carne ed ossa bensì una sorta di prestanome per le opere redatte da un nobile. Le vicende del drammaturgo si intreccerebbero così con i giochi politici per designare il successore della regina Elisabetta Tudor.
La base di partenza è interessante sia per i complottisti che per i non complottisti e ha avuto illustri predecessori nel corso della storia della letteratura. Il fatto è che lo svolgimento lascia troppo a desiderare. A parte la lunghezza eccessiva della pellicola che rischia di fare perdere l'orientamento allo spettatore, la pellicola ci restituisce l'immagine di una regina Elisabetta intenta solo a collezionare amanti. Il regista di film catastrofici Emmerich sostanzialmente fallisce il passaggio ad un nuovo genere cinematografico finendo anche per screditare completamente la tesi di partenza invece che instillare il dubbio nello spettatore.
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ultimoinquisitore
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giovedì 9 febbraio 2012
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roland emmerich bravo senza catastrofi
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Molti sono stati sviati dall'interesse di andare a veder e il film per aver letto il nome del signor Roland Emmerich alla regia. Non sta molto simpatico a tanta gente, si sa, e un film come Indipendence Day lo si fa solo una volta, ok, ma questo è il ritratto di un'avventura con alla base una leggenda e come sfondo la verità storica (molto curata) e diversi personaggi perfetti per raccontarla. Il nome di Emmerich non verrebbe mai in mente (a parte in qualche estro registico quando si "lancia" sopra la città per darle un po' di respiro e ammirazione). Dopo Un quarto d'ora ci si dimentica che si un falso storico, e si comincia a divertirsi vedendo il povero Shakespeare ubriacarsi, prendersi meriti che non sono suoi e fare addirittura da antagonista.
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Molti sono stati sviati dall'interesse di andare a veder e il film per aver letto il nome del signor Roland Emmerich alla regia. Non sta molto simpatico a tanta gente, si sa, e un film come Indipendence Day lo si fa solo una volta, ok, ma questo è il ritratto di un'avventura con alla base una leggenda e come sfondo la verità storica (molto curata) e diversi personaggi perfetti per raccontarla. Il nome di Emmerich non verrebbe mai in mente (a parte in qualche estro registico quando si "lancia" sopra la città per darle un po' di respiro e ammirazione). Dopo Un quarto d'ora ci si dimentica che si un falso storico, e si comincia a divertirsi vedendo il povero Shakespeare ubriacarsi, prendersi meriti che non sono suoi e fare addirittura da antagonista. Shakespeare in love (1998) di Madden metteva in parallelo la vita di Shakespeare con la sua opera "Romeo e Giulietta". Qui è in parallelo con l'Amleto. L'Amleto è il Duca di Oxford, che deve mentire per dar fiato (non il suo) alle parole delle sue opere. Menzogne, segreti, amore, ambizioni al trono e "mostri" che appaiono appunto macchiette del teatro. Come nel teatro elisabettiano il pubblico (la regia) circonda senza dare respiro e modo di scappare a nobili, re, plebei, attori, mostri, zingari, militari, tutti.
Si ride, ci si commuove, si sta in tensione e si riflette, non c'è tregua per lo spettatore che viene chiamato a partecipare. In fondo è un'avvincente storia confezionata con gusto e rispetto, ma stavolta Emmerich avrebbe dovuto usare uno pseudomino. Pellicola vivamente consigliata.
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tonimorris
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giovedì 1 dicembre 2011
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una leggenda metropolitana in chiave noire
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Sempre alla ricerca del sensazionale, Roland Emmerich, abbandonati i soliti ed inflazionati soggetti fanta-catastrofici si av ventura nel racconto di una nota leggenda metropolitana, diffusasi fin dal XVIII secolo. Si racconta infatti che William Shakespeare non sarebbe il vero autore delle sue celebri commedie ma che esse siano state ideate da altri letterati dell’età elisabettiana come Christopher Marlowe, Ben Jonson, Edmund Spenser e Francis Bacon. Un’altra ipotesi molto in voga attribuisce invece la paternità di parecchi scritti a Edward de Vere, XVII Conte di Oxford, poeta aristocratico che per l’alto rango non poteva rendere pubbliche le sue opere letterarie; all’epoca infatti era considerata cosa disdicevole per un nobile perdere il suo tempo con la poesia o altre amenità del genere, anziché dedicarsi totalmente alla pratica delle armi, della caccia e degli affari di Stato.
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Sempre alla ricerca del sensazionale, Roland Emmerich, abbandonati i soliti ed inflazionati soggetti fanta-catastrofici si av ventura nel racconto di una nota leggenda metropolitana, diffusasi fin dal XVIII secolo. Si racconta infatti che William Shakespeare non sarebbe il vero autore delle sue celebri commedie ma che esse siano state ideate da altri letterati dell’età elisabettiana come Christopher Marlowe, Ben Jonson, Edmund Spenser e Francis Bacon. Un’altra ipotesi molto in voga attribuisce invece la paternità di parecchi scritti a Edward de Vere, XVII Conte di Oxford, poeta aristocratico che per l’alto rango non poteva rendere pubbliche le sue opere letterarie; all’epoca infatti era considerata cosa disdicevole per un nobile perdere il suo tempo con la poesia o altre amenità del genere, anziché dedicarsi totalmente alla pratica delle armi, della caccia e degli affari di Stato. Proprio su questa ultima congettura, il regista tedesco, naturalizzato statunitense, costruisce il suo film operando una rivisitazione della storia sì personale ma, a dir il vero, a tratti molto suggestiva. La narrazione però, forse a causa del continuo ricorso a flashback ed ellissi temporali, anziché coinvolgerlo, costringe lo spettatore a seguire con fatica le vicende che via via si dipanano sullo schermo generando in lui confusione e disorientamento. In un bailamma di amori travolgenti, invidie e interessi personali intrecciati con gli intrighi di corte orditi dai Cecil per portare Giacomo VI, re di Scozia, sul trono d’Inghilterra, Emmerich, inserisce intermezzi delle più significative opere del drammaturgo di Stratford on Avon, illustrandoci sommariamente come uno spiantato attore di teatro, certo “William Shakespeare”, per una serie di casi fortuiti, riesca furbescamente a farsi attribuire opere non sue ma bensì scritte dal Conte di Oxford. Quello che manca al costrutto del film è però compensato da un cast di attori di prim’ordine, molti con pregresse esperienze teatrali, tra cui spiccano Rhys Ifans, nella parte del perfetto cortigiano, e quella di una intensa e quanto mai grintosa Vanessa Redgrave, nel ruolo di Elisabetta I, che da soli valgono il prezzo del biglietto. Ottima l’ambientazione scenografica tra cui si apprezza la realistica ricostruzione del “The Wooden O”, mitico teatro, frequentatissimo dai londinesi di ogni estrazione sociale, più volte andato a fuoco e ricostruito; bella inoltre la fotografia ed efficaci le tecniche di ripresa che, utilizzando macchine sensibilissime alla luce ottimamente filtrate, inquadrano sapientemente le scene d’interni ed una capitale britannica livida e spettrale che fanno da contraltare alle vicende narrate sullo schermo. Splendidi i costumi che sicuramente non passeranno inosservati ai selezionatori dei premi Oscar.
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