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Il Guadagnino ha scoperto l'acqua calda: che se esplode l'amore fra una donna più che matura ed un ragazzino, spesso arrivano i guai.
Stavolta i guai sono seri: ma più che i protagonisti, i guai li passano gli spettatori costretti a subire un'ora e mezza di ovvietà, di una trama prevedibile fin dai primi dieci minuti, con una musica che - nell'intento di essere angosciante - riesce solo ad infastidire.
Ma non solo con i rumori, questo pseudo regista (la sua più grande opera: Melissa P.)riesce a disturbare anche con la grafica delle didascalie e dei titoli, invasivi e volgari.
Insomma una vera tortura, non riscattata neppure dalle (abbondanti) visioni degli (scarsi) attributi fisici della Swinton a cui viene spontaneo attribuire lo stesso epiteto rivolto da Melanie Griffith a Sigourney Weaver in "Donna in carriera", che non ripeto per educazione, ma che è rimasto nella storia del cinema.
Le altre scoperte di questo geniale autore: la ricchezza, il potere e l'etica non vanno d'accordo. L'eroe, puro, pulito, sognatore spesso soccombe.
E così via.
Sarebbe interessante approfondire se questa pellicola ha ricevuto contribuzioni pubbliche.
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