Io sono l'amore

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Un film di Luca Guadagnino. Con Tilda Swinton, Flavio Parenti, Edoardo Gabbriellini, Alba Rohrwacher, Pippo Delbono.
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Commedia, Ratings: Kids+16, durata 120 min. - Italia 2009. - Mikado uscita venerdì 19 marzo 2010. MYMONETRO Io sono l'amore * * 1/2 - - valutazione media: 2,86 su 45 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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kronos sabato 2 ottobre 2010
interessante melodramma viscontiano Valutazione 3 stelle su cinque
69%
No
31%

Entusiasmi perfino eccessivi, specialmente nel mondo anglosassone, e stroncature feroci, soprattutto in Italia, hanno accompagnato l'ultima fatica di Luca Guadagnino e, come spesso capita, entrambe le fazioni eccedono. Eccede chi vede in "Io sono l'amore" un oasi nel -presunto- deserto del cinema italiano odierno: l'opera non è esente da incongruenze e ingenuità narrative, oltre che da interpretazioni diseguali (superlativa Tilda Swinton, poco incisivi Delbono e Gabbriellini). Ma eccede anche chi giudica fallimentare la pellicola, probabilmente accecato da provincialismo e disattenzione: Guadagnino ha allestito un elegante, curatissimo melodramma che occhieggia senza supponenza a Visconti, ottenendo un risultato evidentemente acrono e apolide. [+]

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pietruzzo domenica 6 febbraio 2011
isterico Valutazione 1 stelle su cinque
55%
No
45%

una regia che più che viscontiana, come molti hanno osato definirla, definirei isterica. una recitazione esasperata sicuramente voluta dal regista,un'esagerazione inutile e pessima. l'omosessualità trattata con la puzza sotto il naso, almeno, tentando di non averla la puzza sotto il naso, sforzo inutile per questo film, la ragazza si taglia i capelli e si capisce che è lesbica, ma per favore, tra baci gonfi di saliva, scene che guadagnino poteva risparmiarci. la passione tra Tilda Swinton e il cuocherello che inspiegabilmente è un genio della cucina, capace di creare sapori inimmaginabili, non esiste, non si sa quando e perchè nasce, durante il primo bacio tra i due, lo spettatore non è altro che sconvolto e infastidito da una trovata tanto banale e brutta da vedere. [+]

[+] grazie di esistere (di garance)
[+] addirittura isterico! (di anton�)
[+] viva guadagnino (di gnecca)
[+] curiosità (di lebowsky)
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tuesday domenica 5 dicembre 2010
io sono.... terribile.... Valutazione 1 stelle su cinque
51%
No
49%

Pessimo film degno di un regista di videoclip che ha girato un videoclip lungo, insostenibile. Passino gli interni. E poi? Una storia che sono più storie intrecciate che sono una storia principale che alla fine non si capisce qual è la storia. Alla fine si fatica a capire chi sono i figli dei protagonisti! La trama è complicata, ma non perché la storia e gli intrecci l'hanno complicata: perché il regista ha voluto rendere complicata una storia banale, scontata, piena di stereotipi e decisamente incompleta. Una bella zuppa russa piena di ingredienti male amalgamati e poco cotti. Un disastro. Un montaggio orribile che voleva dare il senso della frenesia ma fa venire il mal di testa, con quei tagli azzardati qua e là. [+]

[+] d'accordo con tuesday cento per cento (di palmita)
[+] regia viscontiana!? regia orribile! sono d'accordo (di pietruzzo)
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thomisticus martedì 28 febbraio 2012
meno tilda e più leopardi Valutazione 2 stelle su cinque
50%
No
50%

Volontà di uscire dalla carraia del piccolo naturalismo paratelevisivo di casa nostra, di confrontarsi con un cinema di segno forte. Questo è quanto viene da dire in favore del film. Il limite sta invece nel non sapere organizzare coerentemente memorie cinefile e ambizioni: modello viscontiano, che richiederebbe altra sprezzatura, altra lucidità storica, altra crudeltà, nonché mano drammaturgica più salda (personaggi che parlano della propria famiglia alla terza persona, servizi d’argento, Morandi alla parete, ecc., non fanno antica dinastia industriale, quanto semmai definiscono l’orizzonte e le mitologie middle class del regista); modello rosselliniano (quello della solitaria alterità dei personaggi femminili interpretati da Ingrid Bergman) giocato sul piano puro della enunciazione, ben presto senza fiato (“Io amo Antonio”, la sventurata disse); quindi, il simbolismo (gli interni art deco come bare, le geometrie delle tavole apparecchiate, le astrazioni del paesaggio urbano sotto la neve, la dialettica interno/esterno), che rimandano allo Scorsese di L’Età dell’innocenza e Made in Milan (con lo stesso rischio di una raffinata estetica pubblicitaria); il registro informale ed erratico, al limite del poema visivo, impiegato nella parte ambientata nell’entroterra ligure (che in parte recupera precedenti materiali del documentario Cuoco contadino), ma che, non sorretto in profondità, suona velleitario (lo stesso difetto nell’ultima parte del documentario Inconscio italiano), ecc. [+]

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domenico a venerdì 26 marzo 2010
un film non è un documentario d'interni Valutazione 1 stelle su cinque
44%
No
56%

Nel film “ Io sono l’amore “ ci sono gli stilemi del suo cinema ma forse proprio perché è un “ suo “ film si è così innamorato della storia da diventare il David Hamilton di un melodramma borghese. Sui titoli di testa una serie di inquadrature di Milano sotto la neve che per stile ricordano il cinema italiano degli anni Sessanta, tra Zurlini e Lattuada. Invece il film inizia con la preparazione di un pranzo di compleanno del vecchio patriarca Recchi, grande industriale della seta e alto borghese, come potremmo immaginare della famiglia Agnelli o giù di lì. Splendida villa, governanti, cuochi, camerieri, grande cucina, splendido salone e meravigliosi angoli, specchi, fiori, quadri, e una famiglia perfetta nella sua freddezza quasi algida. [+]

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