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Io sono l'amore: la Swinton e Guadagnino di nuovo insieme

I protagonisti del film di Guadagnino si raccontano.
di Marlen Vazzoler

L'amore come forma di redenzione
Tilda Swinton (Katherine Matilda Swinton) (60 anni) 5 novembre 1960, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Interpreta Emma Recchi nel film di Luca Guadagnino Io sono l'amore.

lunedì 7 settembre 2009 - Incontri

L'amore come forma di redenzione
Presentato nella sezione Orizzonti di Venezia 66, Io sono l'amore di Luca Guadagnino rivede collaborare di nuovo insieme il regista e l'attrice Tilda Swinton, in questo film anche nei panni di produttrice. La famiglia Recchi fa parte della borghesia lombarda. L'impresa di famiglia comanda le strategie di successione interna e il consolidamento degli altri ruoli. La passione che sboccerà tra Emma e Antonio porterà allo spezzarsi dei legami e degli equilibri. Il prezzo da pagare è altissimo e l'unica forma di redenzione è l'amore.

Vedendo il tuo film così insolito nel contesto italiano e non solo ci si chiede quale sia stata la scintilla che ha fatto partire il tutto
Luca Guadagnino: In realtà l'idea iniziale di questo film è di Tilda, è un lavoro che io e lei abbiamo fatto insieme, che era stato presentato qui nel 2002 e che si chiama Love Factory dove ritraevo Tilda in un primo piano mentre noi facevamo una conversazione libera sui temi dell'amore. In quel suo dialogo veniva espressa più la forza sovversiva e rivoluzionaria dell'atto di amare che il discorso sentimentalistico; è nata così la voglia di fare un film sul cinema e la traccia è stata quella incrociata con una riflessione che mi accompagna da tempo: la condizione del nostro presente che è il riflesso delle scelte, delle opere e delle manipolazioni del capitalismo.

I personaggi spesso sono in gabbia, sono costretti alle strutture abitative e sociali del ruolo economico in cui vivono, in contrasto con la libertà che si vede nel film
Tilda Swinton: Alcuni dicono che forse il personaggio principale è Emilio, ma la protagonista vera si rivela essere la casa, che ha un'influenza enorme sulle persone. All'interno ci vivono degli esseri umani che non riescono a vivere una vita normale. L'avarizia di Emilio è provocata da questo ambiente, non sono sicura che sia possibile vivere autenticamente questo tipo di rifiuto sociale. Tutti i personaggi anche se non vogliono devono avere a che fare con le regole: cosa indossare, cosa dire, cosa pensare, cosa fare. In un certo senso tutte le persone che vivono questo rifiuto sono attori, per noi è stato quindi relativamente facile immaginare tutti noi camminare in questa casa in una specie di performance, dicendo agli abitanti della casa cosa fare.

Vuoi aggiungere qualcosa sul rapporto che si è creato tra il regista e gli altri attori? Alba Rohrwacher: È stata un'esperienza molto importante anche perché la differenza rispetto ad altri film a cui ho lavorato è stata quella che l'idea di Luca e di Tilda era un'idea che si è sviluppata nel corso di molti anni e quando Luca me ne ha parlato circa quattro anni fa sono rimasta coinvolta ed ho partecipato con lui alla creazione di Elisabetta: è una cosa che non accade molto spesso, la possibilità di indagare un personaggio e una storia assieme al regista che l'ha in mente e proporre delle cose e vederne alcune accettate mentre invece alcune messe in discussione. Secondo me l'opportunità che Luca ha offerto a me e agli altri attori giovani del film è stata quella di poter lavorare in primis assieme a Tilda, a Pippo, a Marisa, a Maria Pagliato, creando un cast molto eterogeneo e compatibile in cui sembrava assistere a delle lezioni di recitazione.

Il suo ruolo è forse il personaggio più negativo, il vero villain del film, quello dove avviene uno scatto tra le generazioni del capitalismo
Pippo Delbono: Mi sono trovato a fare una cosa apparentemente opposta al mio percorso artistico perché per fortuna sono del segno dei gemelli e noi possiamo fare di tutto! È stato molto interessante l'approccio con cui Luca mi è venuto a cercare, con semplicità ed affetto, e mi ha detto: "Io voglio che assolutamente fai questo" e io ho risposto: "No, sei fuori di testa!". Il mondo del cinema è un po' stupido, una bolla vuota e lo dice molto spesso Edi, il personaggio più terribile del film, ma allo stesso tempo ho trovato un'umanità, una sincerità di Luca, l'umiltà di qualcuno che mi ha detto "Solo tu puoi fare questo". Io non ho nemmeno visto il film, non ho avuto tempo, però mi sono fidato della passione di un gruppo che aveva un rapporto sincero con l'arte. Non ho fatto nessun compromesso, io non faccio psicologia. Io non conosco bene la sceneggiatura di Tancredi. Quando seguivo mio figlio morto ad un certo punto ho detto "Ma dov'è mio figlio? Ah, è quello morto", ma non importa, è tutta una questione di forza, di punti, di sguardi, di tecnica di lavoro dove tu puoi fare qualsiasi cosa. Ci sono stati dei grandi maestri che ci hanno insegnato che non è psicologia ma è tutta una questione di tempi, di ritmi, di sguardi, di stop, di cambio di ritmo, di direzione. Io non so neanche chi sia Tancredi, per me è sempre danza, il rapporto con il corpo, con lo sguardo, con i tempi, e in questo loro mi hanno accolto come sono.

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