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Io sono l'amore: come si cucina un buon film

Un training da chef per interpretare Antonio.
di Marianna Cappi

Un personaggio centrale ma fuori dal coro
Edoardo Gabbriellini (45 anni) 16 luglio 1975, Livorno (Italia) - Cancro. Interpreta Antonio Biscaglia nel film di Luca Guadagnino Io sono l'amore.

martedì 23 marzo 2010 - Incontri

Un personaggio centrale ma fuori dal coro
Una manciata di film come interprete, da Ovosodo (1997) a Tutta la vita davanti (2007) e un esordio alla regia B. B. e il cormorano (2003), presentato alla Settimana della Critica a Cannes. Livornese, classe 1975, Edoardo Gabbriellini recita quasi esclusivamente nei film degli amici: Paolo Virzì, Lucio Pellegrini, e ora Luca Guadagnino, che lo ha voluto per il ruolo di Antonio Biscaglia, il giovane cuoco che entra come un detonatore nella villa dei Recchi, una famiglia della grande borghesia industriale lombarda, e porta l'amore e il dramma.
Parte di un cast straordinariamente eterogeneo, che ruba Gabriele Ferzetti ai film di Antonioni, Marisa Berenson a Visconti, Pippo Delbono al teatro sperimentale e ancora il premio Oscar Tilda Swinton e Alba Rohrwacher, nel credibilissimo ruolo di sua figlia, Edoardo è nel film un personaggio fuori dal coro ma più che mai centrale.

Come sei entrato nella pellicola della famiglia Recchi?
Ho incontrato Luca Guadagnino mentre stava iniziando la preparazione di Melissa P. Ci siamo conosciuti, piaciuti e stimati. Un annetto e mezzo dopo mi fece leggere il copione di Io Sono l'Amore come lo si fa leggere ad un amico, per sapere cosa ne pensavo, chiacchierarne un po'. Dopo un paio di lunghe conversazioni se ne uscì a suo modo, velatamente lusinghiero, mai con un complimento diretto, dicendo: "peccato che non sei una star, altrimenti saresti stato perfetto per fare Antonio". Poi si è imbarcato per una specie di giro del mondo, alla ricerca di una star ma forse nessuno aveva le mie chiappe e così è tornato da me, me lo ha richiesto e io ho detto assolutamente di sì.

Il film ha vissuto una lunga gestazione. Qual è stato il tuo coinvolgimento?
Per quel che mi riguarda, la preparazione è stata lunga ma soprattutto eccezionale. Non mi era mai successo che, visto che dovevo interpretare un cuoco, mi si mandasse a fare il training da un grande chef. Ma non solo, nel film ci sono alcune scene che non sono state montate tra cui quella in cui ci conosciamo io e Edoardo (Flavio Parenti), durante una gara di canottaggio, e per quella scena c'è stata una vera e propria preparazione atletica, io e Flavio Parenti ci siamo preparati alla Canottieri di Milano per saper remare su quelle barche.

Un attore a lezione di cucina?
Sono stato nelle cucine di Carlo Cracco, che è una persona pazzesca, un artista fuori di testa. Per un po' di tempo sono rimasto in un angolino a spiare le movenze dei cuochi attorno ai fornelli e poi ho ricevuto anche qualche lezioncina di base: come usare i coltelli, sfilettare il pesce, organizzare un piatto. Adesso per mio figlio cucino io, inventando anche abbinamenti osé, almeno per me che ero abituato alla cucina semplice di mia madre.

Chi è Antonio?
Nel film, Emma, il personaggio interpretato da Tilda Swinton, vive una sorta di risveglio, comincia a percepire un'alternativa, grazie alla figlia e al cd che trova per caso nel quale la figlia si confida col fratello. In quel momento intravede un'apertura che poi io incarnerò completamente. Io sono quello spiraglio. Il mio è un personaggio al limite del simbolico.

Il titolo, "Io sono l'amore, parla dunque di Antonio?
Indubbiamente non riguarda solo Antonio ma lui è il primo che può dirlo. L'amore è ciò che Antonio rappresenta palesemente, anche nel rapporto di amicizia col figlio di Emma. Anche lui grazie ad Antonio nutre quella parte di sé che non sta dentro le regole della famiglia. Non a caso lui e la madre hanno un rapporto molto stretto e intimo, sono simili, condividono una lingua, il russo, che gli altri non parlano.
Ho sempre pensato, anche per quanto sono megalomane, che Io sono l'amore si riferisse a me.

Com'è stato il rapporto di lavoro con Tilda Swinton?
Purtroppo non posso evitare di essere banale e retorico. È talmente brava e gigantesca e generosa che fa sembrare facile fare tutto. È la situazione in cui ho fatto meno fatica nella mia vita di attore. Tilda non ha nulla da dimostrare, non è una prima donna, ha un approccio punk; ci siamo trovati subito. Abbiamo due carnagioni opposte ma ci siamo trovati vicinissimi, forse anche per questo. Mi viene in mente un'intervista in cui veniva chiesto a Benigni com'era lavorare con Jarmusch e lui rispondeva che non si poteva rispondere a quella domanda con un termine esistente, bisognava inventarne uno nuovo. È così anche per me. Lavorare con Tilda è "lastimasti".

E con il regista?
Luca ha una visione precisa e accuratissima della messa in scena. Ci teneva alla coreografia del tutto, sembrava dirigere un'operetta. C'è una cura spasmodica dei particolari, dei dettagli; tutto nel film è perfetto, sia quando deve esserlo filologicamente sia quando il regista si prende delle licenze. Non sempre quando un attore e un regista sono legati da un rapporto di amicizia, però, il lavoro è più semplice, si possono creare delle difficoltà. Tra me e Luca, invece, la sintonia è stata perfetta e il lavoro mi è parso una passeggiata. Ho avuto a che fare soprattutto con lui e Tilda ed è stata una passeggiata impegnativa, perché mi dovevo confrontare con un'attrice come lei e io arrivo fino a dove mi portano il mio istinto e l'esperienza che ho accumulato finora, non ho una tecnica vera e propria, ma tutto è stato molto naturale. Evidentemente, per Luca, incarnavo già di mio un Antonio che gli andava abbastanza bene.

Seguendo Guadagnino con l'occhio del regista anziché dell'attore, cosa ti sei portato a casa da questa collaborazione?
Da Luca ho imparato la perseveranza, la volontà di tendere sempre e comunque all'eccellenza, in ogni aspetto del film. Luca ha una gran voglia di andare verso gli estremi del linguaggio, di allontanarsi da tutto ciò che è televisuale e ha una passione per il cinema classico, per Hitchcock, che io ho ritrovato nella sequenza dell'inseguimento a Sanremo. Punta in alto e per questo qualcuno l'ha definito troppo ambizioso, mentre io trovo che sia una virtù. Ha messo insieme un cast che un altro non avrebbe mai concepito, ha chiesto e ottenuto il direttore della fotografia di Assayas e Ozon, Yorick Le Saux, e ha persino pensato di poter arrivare a John Adams, uno dei musicisti più acclamati del mondo. Era un pensiero folle, all'apparenza, ma Adams ha visto il film, gli è piaciuto, e si è reso disponibile a collaborare per una cifra possibile. E poi, di Luca, mi ha colpito la cura maniacale per i dettagli, al punto che ha fatto fare da un notaio dei veri contratti per quei fogli che siglano l'accordo tra Antonio e Edoardo sul ristorante e che si vedono appena.

È cambiato qualcosa nel tuo mestiere di attore da quando stai anche dietro la macchina da presa?
Non credo. Come molti attori mi sento di essere capitato un po' per caso a fare questo mestiere, spesso non mi sento attore, mi sorprendo quasi quando mi chiamano per una parte. Quello che faccio nasce sempre da un rapporto prima umano e personale con le persone che incontro. Ho fatto pochissimi provini e non mi hanno mai preso. Poi capita che conosco qualcuno e di lì a poco o tanto mi chiede di lavorare con lui.

Hai un progetto nel cassetto?
Sto cercando di mettere in piedi un film con Valerio Mastandrea. È una commedia umana, un po' feroce, ma molto vitale. I costi di produzione sono ridicoli eppure incontriamo ancora delle difficoltà. Ma in un modo o nell'altro le supereremo, perché ci crediamo molto. Vorrei girare entro l'autunno di quest'anno.

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Il film ha vissuto una lunga gestazione. Qual è stato il tuo coinvolgimento?
Tilda Swinton (Katherine Matilda Swinton) (60 anni) 5 novembre 1960, Londra (Gran Bretagna) - Scorpione. Interpreta Emma Recchi nel film di Luca Guadagnino Io sono l'amore.
Com’è stato il rapporto di lavoro con Tilda Swinton?
Edoardo Gabbriellini (45 anni) 16 luglio 1975, Livorno (Italia) - Cancro. Interpreta Antonio Biscaglia nel film di Luca Guadagnino Io sono l'amore.
Seguendo Guadagnino con l’occhio del regista anziché dell’attore, cosa ti sei portato a casa da questa collaborazione?
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