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Chiedo asilo |
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Un film di Marco Ferreri.
Con Dominique Laffin, Roberto Benigni, Carlo Monni, Chiara Moretti, Franco Trevisi.
continua»
Commedia,
durata 110' min.
- Italia 1979.
MYMONETRO
Chiedo asilo
valutazione media:
2,63
su
8
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Con la riforma della scuola materna, anche gli uomini possono insegnare negli asili. Uno dei primi è Roberto, che diventa ben presto l'idolo dei picco...
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Roberto, maestro d'asilo, è accolto bene dalle colleghe, amato dai bimbi, ma ostacolato dai genitori che non capiscono i suoi rapporti con i loro figli. Nasce un legame particolare con un bimbo psichicamente disturbato. M. Ferreri ha fatto un film aperto, una straordinaria favola che va in cerca di sé stessa passando dentro le scene del quotidiano e della finzione e seguendo la non-storia di un Benigni delicato e struggente.
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premi nomination |
Festival di Berlino 1 0 |
| Il maestrino Roberto Benigni ai suoi bambini | |
| La televisione disintegra il corpo e rallegra lo spirito. O... o... o all'incontrano. | |
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| Roberto Benigni e il piccolo Gianluigi si preparano a rientrare per sempre nel mare: finale | |
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Mah, sarà vero che è la nostra mamma il mare? Eh? Sì? Sì. E se non fosse? Ti voglio dire una cosa... Andiamo dentro il mare? Andiamo dentro... ... il mare... Vuoi andare dentro? E se non è la nostra mamma? Sarà vero? Boh!? Proviamo... |
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DVD | Chiedo asiloUscita in DVD
Disponibile on line da martedì 4 dicembre 2012
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di Gian Luigi Rondi Il Tempo
Con Chiedo asilo comincia il cinema di domani. Quello degli anni Ottanta, ma anche quello del Duemila. E non a caso lo si deve a Marco Ferreri che al cinema italiano, in passato, ha già impresso dei mutamenti di rotta a volte anche bruschi e dissacranti ma sempre particolarmente innovatori; e suggestivi. A contemplarlo un po’ a distanza, il film, come mi aveva anticipato il suo autore giorni or sono, è “un viaggio nell’universo del bambino”, se lo si studia da vicino, però, è anche un itinerario segreto nelle coscienze, nella società e nella vita di oggi rappresentato con modi in apparenza semplicissimi, quasi elementari, a misura dell’infanzia, ma percorso in realtà da un filo misterioso che dà sensi “altri” ad ogni azione e ad ogni reazione, Con una struttura di racconto che, per la prima volta forse dopo la fine del “muto”, pretende dallo spettatore una continua partecipazione attiva e diretta alla lettura dei fatti, in cui va colmata l’assenza quasi costante di conclusioni narrative e in cui le emozioni vanno percepite e sentite sempre di riflesso, attraverso riferimenti ed allusioni soprattutto interiori, nell’ambito di discorsi brevi, raccolti e concentrati che al cinema hanno modelli scarsissimi di riferimento e che tendono semmai a rifarsi ai primi esperimenti rivoluzionari della musica espressionista, il Pierrot lunaire di Schoenberg, le composizioni per clarinetto e pianoforte di Berg. » |
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