Una lunga domenica di passioni

Film 2004 | Drammatico 132 min.

Regia di Jean-Pierre Jeunet. Un film Da vedere 2004 con Audrey Tautou, Dominique Pinon, Chantal Neuwirth, Gaspard Ulliel, Ticky Holgado. Cast completo Titolo originale: Un long dimanche de fiançailles. Genere Drammatico - Francia, 2004, durata 132 minuti. Uscita cinema venerdì 11 febbraio 2005 - MYmonetro 3,25 su 50 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Una lunga domenica di passioni
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In questo quinto film di Jeunet erompe l'immaginazione e le trovate abbondano, forse per sopperire alla carenza della storia, quella di Mathilde, sognatrice che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato. Il film ha ottenuto 1 candidatura a Premi Oscar e 1 candidatura a Golden Globes. In Italia al Box Office Una lunga domenica di passioni ha incassato nelle prime 7 settimane di programmazione 560 mila euro e 195 mila euro nel primo weekend.

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Consigliato sì!
3,25/5
MYMOVIES 3,00
CRITICA N.D.
PUBBLICO 4,00
CONSIGLIATO SÌ
Un kolossal francese in cui erompe l'immaginazione e le trovate abbondano, ma forse per sopperire alla carenza della storia.
Recensione di Giovanni Menicocci
Recensione di Giovanni Menicocci

In questo quinto film di Jeunet erompe l'immaginazione, le trovate abbondano (lo scoppio catastrofico di un dirigibile in un hangar, l'assassinio di un uomo legato al letto dopo pratiche sadomasochiste e ucciso con le scaglie dello specchio appeso sopra) forse per sopperire alla carenza della storia.
La vicenda è quella della sognatrice Mathilde che non si rassegna alla condanna a morte del fidanzato ucciso dai commilitoni - durante la Ia guerra mondiale - e in maniera ossessiva cerca gli indizi che la conducano a ritrovarlo. Si sposterà dal suo paesino alla scoperta di una Parigi favolosa (rivitalizzata in digitale), con i colori vivaci di Place de l'Opéra e del Trocadero, tra preti che conoscono mezze verità, prostitute vendicative e avvocati che faticano ad essere avidi; tornerà al suo paese in preda allo sconforto, scoprirà un altro indizio e ripartirà per Parigi... è un oscillamento per la verità ripetitivo tanto che non c'interessa veramente sapere se il fidanzato Manech sia vivo o morto.
A questa storia letteraria (la sceneggiatura è tratta dal romanzo omonimo di Sebastien Japrisot) si affiancano le scene descrittive che rappresentano il punto di forza del film, omologhe delle pause epistolari del libro e che sono degne di essere ricordate per la notevole carica materica (maggiori di quelle de Salvate il soldato Ryan): mani mozzate per auto-lesionismo, fango sulle ferite, le trincee così presenti nella pioggia cadenzata tanto da sembrare che ci troviamo in mezzo ad esse. Poi la casa di Mathilde che sembra uscita da una pennellata dei fratelli Grimm, ossimori di lei con un ombrello in mezzo ad una prateria, sul piano narrativo il suo carattere fragile alla mercé di profezie personali ("se contando fino a sette non arriverà il controllore, allora Manech non sarà morto"); l'affastellarsi di un'altra tematica come quella dei soldati francesi che si auto-mutilavano per non prendere parte alla battaglia e che poi vennero giustiziati da un sommario tribunale militare francese (tematica ancora rimossa oltralpe). È come se fossero grandi tessere di un puzzle che a mala pena si lascia guardare ma che visto a distanza si mostra in tutta la sua ferocia e stravaganza, quasi spudorato e in balìa del fervore immaginifico del regista.
Certamente meglio di molti film italiani soporiferi (anche se le case produttrici francesi hanno fatto togliere al film la paternità perché prodotto con capitali della Warner), epigono della nouvelle ondata transalpina dei kolossal (Il quinto elemento, Vidocq e il prossimo Arsenio Lupin), ma la cui figuratività eccessiva mina la raccontabilità della storia.

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Amélie va alla guerra.
Recensione di Andrea Chirichelli
lunedì 14 febbraio 2005

La più fortunata coppia del cinema francese moderno, si ricompone. Stavolta il punto di partenza è il fortunato romanzo di Sebstien Japrison, opportunamente adattato, che Jeunet accarezzava il sogno di realizzare fin dai tempi di Delicatessen. Una grande storia d'amore, ma anche e soprattutto un eccellente pamphlet contro ogni tipo di guerra.
I primi quindici minuti di Una lunga domenica di passioni entrano immediatamente nella storia del cinema. Geniali nella forma, intensi nel contenuto, pregni di un'energia risultato del felice mix tra la creatività barocca del regista e la sua volontà di mettere immediatamente in mostra un messaggio antimilitarista (i primi personaggi ad apparire sono condannati a morte per aver cercato di farsi congedare dall'esercito autoinfliggendosi ferite e mutilazioni) e, a conti fatti, molto polemico nei confronti degli apparati militari: quando Magnolia incontra il soldato Ryan. Dopo un inizio così sensazionale, la pellicola si calma e procede toccando tutti i generi, commedia sentimentale, pochade con equivoci, thriller, romanzo d'appendice, dramma shakespeariano: un calderone unico che la sceneggiatura di Laurant e dello stesso Jeunet mantiene credibile, senza (quasi) mai cadere nel melodramma. Certo, la Mathide di Una lunga domenica di passioni è, nei modi, nel linguaggio, nei gesti, nella postura, una fotocopia della Amélie che abbiamo imparato a conoscere qualche anno or sono.
Come era lecito aspettarsi, tutto l'apparato tecnico è eccezionale: costumi, fotografia, effetti speciali (usati con parsimonia, ma capaci di ricreare una Parigi d'epoca assolutamente credibile, viva e pulsante) sono piegati alla volontà di Jeunet di ricreare in maniera perfetta e minuziosa, tutti gli elementi caratteristici di quel periodo storico.
Il cast, totalmente composto da nomi notissimi ed emergenti del cinema d'oltralpe (con l'eccezione dello splendido cameo di Jodie Foster, peraltro non accreditata, che si ritaglia venti minuti intensi e ben girati), è ben organizzato. I satelliti che girano attorno alla Tatou, che Jeunet non perde di vista un attimo (e alla quale regala, forse per farsi perdonare il fatto di doverla forzatamente costringere nei panni di una zoppa, due sequenze nelle quali il suo splendido copro è esaltato e messo in risalto), stazionano a debita distanza dalla star, ma riescono anche a brillare di luce propria, ed in questo senso le prove della Cotillard (già vista nel curioso Amami se hai coraggio) e del giovanissimo Gaspard Ulliel meritano un applauso a scena aperta.
Al di là dell'aspetto romantico del film, sarebbe davvero limitante bollare Una lunga domenica di passioni come una pura e semplice storia d'amore. I riflessi della guerra e le conseguenze della stessa sia su chi vi partecipa attivamente sia su chi ne subisce indirettamente le conseguenze sono esaltati grazie anche ai contrappunti operati nella sceneggiatura che passa senza soluzione di continuità dal dramma alla commedia. Da vedere.

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UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI
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RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 17 settembre 2017
Great Steven

UNA LUNGA DOMENICA DI PASSIONI (FR/USA, 2004) diretto da JEAN-PIERRE JEUNET. Interpretato da AUDREY TAUTOU, ANDRé DUSSOLLIER, TCHéKY KARYO, GASPARD ULLIEL, ALBERT DUPONTEL, DOMINIQUE PINON, JODIE FOSTER, MARION COTILLARD Alla base c’è il romanzo (1991) di Sébastien Japrisot (pseudonimo anagrammatico del corso Jean-Baptiste Rossi), sceneggiato dall’autore con [...] Vai alla recensione »

martedì 23 giugno 2015
Giorpost

Jean-Pierre Jeunet appartiene alla nuova corrente cinematografica francese, fatta di registi dal  tratto fresco, asciutto ed ironico. La sua esplosione coincise con Il favoloso mondo di Amélie che consegnò al mondo un affresco parigino fatto di romanticismo e poesia con un tocco di matita e spunti di riflessione. Una lunga domenica di passioni (FRA, 2004) segue esattamente lo stesso [...] Vai alla recensione »

giovedì 16 ottobre 2014
Alexander 1986

Francia, prima guerra mondiale. Cinque aspiranti disertori vengono beccati e mandati al fronte come carne da macello. Alcuni effettivamente muoiono, di altri non si sa più nulla. Uno di questi ultimi è il fidanzato di Mathilde (Audrey Tautou), la quale non si dà pace e mette su una rocambolesca indagine alla ricerca della verità.

martedì 19 marzo 2013
corazzataKotiomkin

Secondo capolavoro di Jean-Pierre Jeunet; e bisogna ammettere che dopo "Il favoloso mondo di Amelie" era estremamente difficile ripetersi. Innanzitutto, in risposta a tutti coloro che hanno definito questo film lento, macchinoso, pesante, direi che, a mio parere, tale lentezza risulta molto efficace e permette allo spettatore di venire completamente coinvolto nella storia e di divenirne [...] Vai alla recensione »

mercoledì 25 maggio 2011
rinoko

capolavoro da vedere

martedì 21 ottobre 2014
Francesco2

 Non è mia abitudine scrivere su "My Movies" in disaccordo con  la recensione riportata, ma stavolta ho proprio l'impressione che non sia stato capito il film. Se chi scrive l'avesse valutato eccessivamente ottimistico, sarei ugualmente in disaccordo ma mi sembrerebbe una critica più attinente, così come -forse- se si criticasse il finale.

venerdì 22 novembre 2013
etabeta

I francesi ce l'han messa tutta per creare un film da cineteca. Purtroppo, e sottolineo purtroppo, ci sono riusciti solo in minima parte. Il primo grosso errore: le due più grandi attrici al mondo a mio giudizio, utilizzate non so perchè, per delle parti molto marginali. La potenza espressiva di Jodie Foster e Marion Cotillard seppelliscono impietosamente la faccia cerea della [...] Vai alla recensione »

sabato 3 aprile 2010
paride86

Un film molto bello che ha il pregio di affrontare, seppur non come tema principale, l'orrore della guerra di trincea e il dramma delle diserzioni. Audrey Tatou è una protagonista in gamba e nel cast si fa notare anche Jodie Foster, nonostante il piccolo ruolo. Ottima la fotografia e belle le musiche.

sabato 1 settembre 2012
kondor17

Arrivo a questo film dopo aver visto Bazil. Ancora una volta Jeunet gioca coi potenti, coi "Signori" della guerra - tipo il capitano, che usa la grazia dei condannati a morte per riparare  la lente di ingrandimento con cui guardare le foto delle donnine facili da "assaggiare" prossimamente - per farne un'acre denuncia ed una bellissima storia d'amore.

mercoledì 20 maggio 2009
pressia

Il film sembra puntare tutto sul personaggio che ci ricorda,con troppa facilità, la cara Amelie Poulain ...Ma come biasimare il tentativo di raggiungere il successo planetario della pellicola francese?La storia comunque è abbastanza originale e, nonostante la durata,il film si lascia seguire senza troppe sbirciate all'orologio;grazie alla scelta di una struttura smembrata e riunita seguendo il filo [...] Vai alla recensione »

Frasi
"cane che peta, la vita mi allieta".
Mathilde (Audrey Tautou)
dal film Una lunga domenica di passioni - a cura di Alessandro Nasti
STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Roberto Escobar
Il Sole-24 Ore

Nel piombo del cielo e nei marroni della terra intrisa di pioggia, la macchina da presa scende lenta verso una trincea. Prima, però, appeso per la mano a uno spuntone che si confonde tra i cavalli di Frisia, scopre qualcosa che somiglia a un braccio. Scende ancora un po’, la macchina da presa di Jean-Pierre Jeunet. Quel braccio non è di un uomo. A penzolare in mezzo all’inferno è il moncone spezzato [...] Vai alla recensione »

Fulvia Caprara
La Stampa

In un territorio molto francese, ovvero tra le mura affrescate di Villa Medici a Trinità dei Monti, sede dell’Accademia di Francia, il regista Jean-Pierre Jeunet e la sua attrice preferita, Audrey Tautou, presentano «Una lunga domenica di passioni», il film-fenomeno che ha conquistato il pubblico d’oltralpe contando su un ricco budget prevalentemente americano.

Roberto Nepoti
La Repubblica

È un film a metà tra il melò e quadro d'epoca, molto francese I francesi si sono specializzati nel "blockbuster d'autore" europeo: realizzano film che mettono assieme un marchio personale, ambizioni e il richiamo spettacolare per il grande pubblico. C'è di tutto un po' in Una lunga domenica di passioni: il film di guerra e la storia d'amore, l'indagine e il melodramma, la fantasticheria e il quadro [...] Vai alla recensione »

Marco Balbi
Ciak

Senza voler essere irriverenti, potremmo dire che Una lunga domenica di passioni, ambientato fra Grande guerra e anni 20, potrebbe essere la storia della nonna di Amélie. Mathilde (Audrey Tautou) assomiglia molto alla nipote: stesso sguardo dolce, stessi tic, stessa fede nel destino, stessa ostinazione che le fa credere a tutti costi che l’amato Manech (Gaspard Ulliel) non è morto al fronte ma in realtà [...] Vai alla recensione »

Oscar Cosulich
L'Espresso

Nelle trincee della prima Guerra Mondiale, Manech, giovane francese la cui simpatia lo ha reso il protetto di tutti i suoi commilitoni, s'incammina verso il plotone d'esecuzione. Il poveretto è accusato, con altri soldati, di autolesionismo, cioè di essersi ferito apposta per farsi rimandare a casa, un «crimine» che a quei tempi è punito con la morte.

Luigi Paini
Il Sole-24 Ore

Mathilde, Manech e la Grande guerra. Una storia minima, quella di due giovani innamorati, immersa nella spaventosa tragedia collettiva. Una lunga domenica di passioni, di Jean-Pierre Jeunet, è un salto continuo dall’individuale al collettivo: dramma delle masse, e insieme atroce dolore personale, perché così è stato. L’inizio è travolgente, e la memoria corre ai classici antimilitaristi, da Milestone [...] Vai alla recensione »

Maurizio Porro
Il Corriere della Sera

C’è qualcosa di nuovo sul fronte occidentale per Jean-Pierre Jeunet: troverà infatti i suoi orizzonti di gloria, Audrey Tautou ex Amèlie nei panni di una caparbia ex fidanzatina che non accetta la morte del suo bel soldatino fucilato dalla corte marziale in una terra di nessuno, addì guerra 15-18: scoprirà che è vivo. L’amore vince gli orrori, soprattutto vince la fede nell’extrasensorialità.

Leonardo Jattarelli
Il Messaggero

Il viaggio d’amore di Mathilde. Potrebbe essere l’ideale sottotitolo per Una lunga domenica di passioni , il film di Jean-Pierre Jeunet, un “on the road” del sentimento che vede sempre modificata la geografia del cuore e il destino della sua meta finale. Si chiama Manech la meta di Mathilde, ed è il fidanzato partito per la guerra del quale si sono perse le tracce.

Francesco Bolzoni
Avvenire

Che Jean-Pierre Jeunet fosse un regista abile, molto abile e anche inventivo lo si era capito da Il meraviglioso mondo di Amélie con Audrey Tautou. C'era in quel film una tale abbondanza di "trovate" che, con esse, un cineasta più parsimonioso avrebbe potuto confezionare una dozzina di commedie. Jeunet, no; pareva fosse convinto che l'unica maniera per arginare l'invasione hollywoodiana da parte del [...] Vai alla recensione »

Alberto Castellano
Il Mattino

La protagonista di «Una lunga domenica di passioni» si chiama Mathilde come la passionale amante del capolavoro di Truffaut «La signora della porta accanto», ma zoppica come la signora Jouve, il personaggio narrante dello stesso film. Non è l'unica citazione-omaggio del film di Jean-Pierre Jeunet, il regista francese baciato dal successo mondiale de «Il favoloso mondo di Amélie» che ha imposto la fragile, [...] Vai alla recensione »

Claudio Masenza
Il Venerdì di Repubblica

Secondo Jean-Pierre Jeunet, fare un film «deve» essere una questione di vita o di morte. «Solo questo bisogno irrinunciabile» spiega il regista di Una lunga domenica di passioni «mi permette di affrontare anni interi di giornate lavorative di sedici ore, weekend compresi, e la costante tensione che questo lavoro mi getta addosso. Devo anche essere completamente affascinato da ciò che riprendo i visi [...] Vai alla recensione »

Giovanna Grassi
Il Corriere della Sera

Attacchi al nuovo film di Jeunet in vetta agli incassi: "È finanziato da Hollywood". Parigi blocca la corsa agli Oscar di "Un long dimanche de fiançailles" con la Tautou. È un film francese in tutto: lingua, luoghi, temi e maestranze. Ma Un long dimanche de fiançailles diretto da Jean-Pierre Jeunet (il regista diventato celebre con Amélie) è una pellicola "senza nazionalità".

Lietta Tornabuoni
La Stampa

Finita la Prima Guerra Mondiale con le musiche di Angelo Badalamenti, una ragazza innamorata, testarda e coraggiosa si mette alla ricerca del fidanzato militare scomparso. Viaggia, interroga, indaga, cerca testimoni: e i racconti che ascolta, le lettere che legge, evocano tutti gli orrori della guerra, sinchè la sua ostinazione e il suo amore non vengono premiati.

Enrico Magrelli
Film TV

Jean-Pierre Jeunet adora le macchine narrative e gli oggetti meccanici, I marchingegni affabulatori, dal suo film-fenomeno Amélle, operano, senza anestesie locali dell’immaginario, sui sentimenti assoluti e tenaci, su un romanticismo degno dei secoli scorsi, sull’alea, irrazionale e superstiziosa, dell’amore. Gli oggetti meccanici (mani di legno, arzigogolate tecniche di omicidio, dirigibili, vecchi [...] Vai alla recensione »

Antonio Valenzi
L'Indipendente

Curiosi questi Francesi. Per quasi trent’anni hanno vietato la circolazione di Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick perché raccontava le decimazioni nell’esercito gallico durante la prima guerra mondiale ed oggi, sulle stesse situazioni, imbastisce una storia d’amore dai tratti quasi frivoli. Non c’è dubbio: alle spalle del cinema transalpino c’è un sistema statale rigoroso che funziona (e si vede). [...] Vai alla recensione »

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