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Ballo a tre passi
Un film di Salvatore Mereu.
Con Caroline Ducey, Yaël Abecassis, Michele Carboni
Drammatico,
durata 107 min.
- Italia 2003.
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![]() Quattro piccole storie scandiscono il passaggio delle stagioni in Sardegna.
Davide Verazzani
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Le stagioni della vita attraverso quattro episodi, ognuno scandito dal succedersi del tempo: nella primavera, quattro bambini scoprono per la prima volta il mare; nell'estate, un giovane pastore scopre le gioie del sesso con una turista francese; nell'autunno, una suora torna al paese per il matrimonio della sorella, e scopre il dolore delle scelte; nell'inverno un vecchio fisarmonicista canta per l'ultima volta e poi muore. Girato quasi tutto in dialetto sardo, il film di Salvatore Mereu (vincitore della Settimana della Critica alla recente Mostra del Cinema di Venezia) è una veduta su miserie e trionfi della vita, a volte sofferto, a tratti divertente. Con l'ausilio di quattro direttori della fotografia (tra cui il prestigioso Renato Berta) e la comunanza di attori non professionisti ed attori di fama (su tutti, Caroline Ducey, già vista in "Romance" della Breillat, e Yael Abecassis, attrice feticcio di Amos Gitai), Mereu costruisce un'opera che, seppure ancora acerba ed evidentemente debitrice nei confronti dei suoi "maestri" (si veda il finale posticcio, dichiaratamente felliniano), è in ogni caso una boccata d'aria fresca ed una prova di coraggio e originalità. |
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premi nomination |
David di Donatello 1 0 |
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di Luigi Paini Il Sole-24 Ore
La primavera è dei bambini, l’estate è il momento dell’amore, in autunno protagoniste sono le donne, d’inverno la scena è riservata a un uomo solo e anziano: sono le “stazioni” di Ballo a tre passi, di Salvatore Mereu, sorprendente film d’esordio ambientato in una Sardegna aspra e insieme dolcissima. Quattro episodi per altrettante storie con molti punti di contatto: i personaggi quasi si rincorrono, e mentre uno sale alla ribalta, gli altri continuano ad animare lo sfondo. L’inizio è folgorante. » |
di Roberto Escobar Il Sole-24 Ore
È la contiguità fisica” a legare i 4 capitoli di Ballo a tre passi (Italia, 2003, 107’). Così suggerisce Salvatore Mereu, ottimo esordiente trentottenne. E questo non significa solo che la coerenza narrativa sia data dal fatto che i protagonisti dei primo capitolo sono i compri-mari dei secondo e così via, in modo che sempre resti sullo schermo memoria degli stessi visi e degli stessi luoghi. La contiguità cui allude Mereu è anche più profondamente espressiva, più legata alla suggestione dei colori e dei suoni. » |
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di Emiliano Morreale Film Tv
Quattro episodi ambientati in Sardegna, quattro stagioni dell’anno, quattro momenti della vita Primavera: Un gruppo di bambini va per la prima volta verso il mare, su una motoape. Estate: una ragazza francese arriva in Sardegna su un aeroplanino, si invaghisce di un rude pastore e lo inizia al sesso. Autunno: una giovane suora torna al paesino per il matrimonio della nipote, ma al suo sguardo ormai esterno si rivelano mille piccoli dettagli, incrinature, inquietudini. Inverno: un anziano solo cerca conforto nella compagnia di una prostituta, ma dopo l'incontro (più struggente che erotico) muore. » |
di Roberto Nepoti La Repubblica
Vincitore della Settimana della Critica all'ultima Mostra di Venezia, un debutto tra i più interessanti degli ultimi tempi. Mereu suddivide il suo film in quattro episodi, corrispondenti alle stagioni e (classicamente) alle quattro età della vita. Nel primo, alcuni ragazzini compiono un viaggio in camion: fino alla scoperta del mare, che (come il protagonista dei Quattrocento colpi) non avevano mai visto. Il secondo mette in scena l'incontro tra il pastore Michele (Carboni, un attore dal viso che ricorda il giovane Nanni Moretti) e l'aviatrice francese Solveig, che lo inizia al sesso. » |
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