Stazione Termini

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Un film di Vittorio De Sica. Con Paolo Stoppa, Gino Cervi, Jennifer Jones, Montgomery Clift, Richard Beymer.
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Titolo originale Indiscretion of an American Wife. Drammatico, Ratings: Kids+13, b/n durata 87' min. - Italia, USA 1953. MYMONETRO Stazione Termini * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 4 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
Consigliato sì!
2,75/5
MYMONETRO®
Indice di gradimento medio del film tra pubblico, critica e dizionari + rapporto incassi/sale (n.d.)
 dizionari * * 1/2 - -
 critican.d.
 pubblicon.d.
Paolo Stoppa
Paolo Stoppa 6 Giugno 1906 Interpreta Un commesso viaggiatore
Gino Cervi
Gino Cervi 3 Maggio 1901 Interpreta Il commissario
Jennifer Jones
Jennifer Jones 2 Marzo 1919 Interpreta Mary Forbes
Montgomery Clift
Montgomery Clift 17 Ottobre 1920 Interpreta Gianni Doria
Richard Beymer Maria Pia Casilio
Maria Pia Casilio 5 Maggio 1935 Interpreta La sposina Abruzzese
   
   
   
Un'americana sposata trascorre qualche settimana di vacanza a Roma. Qui si innamora di un professore e ne diventa l'amante. Un giorno, dopo una telefo...
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il MORANDINI
di Laura, Luisa e Morando Morandini
    * * 1/2 - -

Dopo una breve e tempestosa relazione, un'americana sposata (Jones) in vacanza a Roma e un insegnante italiano (Clift) si dicono addio alla Stazione Termini. Maldestro tentativo di inserire due divi di Hollywood in una struttura neorealistica di taglio semidocumentario. Sceneggiatura di Cesare Zavattini, Luigi Chiarini e Giorgio Prosperi con dialoghi inglesi riscritti da Truman Capote. Frutto di una serie di compromessi con il produttore americano David O. Selznick, marito di J. Jones, è una storia d'amore _ un po' sulla scia del britannico Breve incontro _ dove soltanto a sprazzi si coglie la sensibilità di V. De Sica (anche coproduttore). Vale soprattutto per il finale. Con il titolo Indiscretion of an American Wife, fu distribuito in USA (in GB: Indiscretion 75') da Selznick in una edizione ridotta a 63'. Restaurato nel 1983 in una edizione di 87 minuti come Terminal Station. Fotografia del grande G.R. Aldo (Aldo Graziati, 1902-53). Rifatto nel 1998 come Amare per vivere.

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Premi e nomination Stazione Termini

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di Mario Gromo La Stampa

Quando un giovane ci dà un suo primo film, anche soltanto più o meno «ben fatto», è doveroso segnalarlo con le speranze del caso. Ma quando un regista si è da tempo luminosamente affermato; quando è un artista che ci dette opere vivide rispecchianti un suo mondo, allora ogni sua opera nuova, oltre a essere un avvenimento in sé, determina non facili esigenze. Dopo Ladri di biciclette, il suo film più importante, De Sica si concesse come un intermezzo con Miracolo a Milano; tornò poi a temi più suoi con Umberto De ora si e concesso un altro intermezzo con Stazione Termini da lui composto dopo non brevi soggiorni a Hollywood e dintorni, di dove suscitò parecchie apprensioni in quanti amano la sua arte. »

di Guido Aristarco

Questa opera di Vittorio De Sica documenta, più di altri recenti film, la particolare situazione in cui è venuto a trovarsi il cinema italiano, certo cinema italiano: i fenomeni oggi non più dispersi e latenti - economici, ambientali, sociali - che condizionano l'attività dei nostri registi, i fattori interni ed esterni che su di essi gravano. Stazione Termini segna in fatti, sopra tutto e anzi tutto, un limite (non un caso limite) in tale senso; costituisce la riprova di uno stato di fatto che, di anno in anno, è andato aggravandosi in misura sempre maggiore. »

di Gian Luigi Rondi Il Tempo

Alla concezione di lavoro artigiano – che, sia detto subito, non intendiamo affatto sottovalutare quando si pensi che un analogo termine può essere a buon diritto applicato alla più gran parte del miglior cinema americano – dobbiamo nuovamente rifarci per analizzare Stazione Termini di Vittorio De Sica, apparso a Roma durante la settimana di Pasqua. Con un’evidenza difficilmente reperibile in altri film, Stazione Termini consta di tre elementi ben distinti, il soggetto e la sceneggiatura di Zavattini, i dialoghi di Truman Capote, la regia di De Sica. »

di Gian Piero dell'Acqua

Un insegnante italiano, nato da madre americana, e una piccola borghese di Filadelfia, si incontrano in piazza di Spagna e si innamorano, poi si lasciano. Racconto romantico convenzionale, il film fu interessante per il genere di compromesso che propose: fra una “storia” appunto di tipo tradizionale, hollywoodiana, interpretata da attori “divi”, e uno sfondo di tipo neorealistico, italiano, relegato a funzione decorativa e ridotto a macchiette plebee, battute dialettali, caricature petulanti. Questo compromesso preludeva al definitivo abbandono della via neorealistica da parte dell’industria italiana. »

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