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Il mistero di Oberwald |
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Un film di Michelangelo Antonioni.
Con Monica Vitti, Paolo Bonacelli, Franco Branciaroli, Luigi Diberti, Elisabetta Pozzi.
continua»
Drammatico,
Ratings: Kids+16,
durata 128' min.
- Italia 1980.
MYMONETRO
Il mistero di Oberwald
valutazione media:
2,25
su
9
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Regina vedova ospita giovane e romantico anarchico che voleva ucciderla. Nasce l'amore, ma trionfa la morte. Strano incontro di Antonioni con il turgido teatralismo di Jean Cocteau, con un testo (L'aigle à deux têtes, 1946, trasferito in film nel 1948 dallo stesso autore) che non gli poteva non essere estraneo. È un esercizio sperimentale per l'impiego del colore elettronico (dunque, manipolabile), una ricerca sull'immaginario, un lavoro sull'immagine filmica. Vitti brava sotto le righe, ma il più bravo è il cattivo Bonacelli.AUTORE LETTERARIO: Jean Cocteau
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cinema sette
MEA MAXIMA CULPA - SILENZIO NELLA CASA DI DIO
Regia di Alex Gibney
Un film che indaga i casi di pedofilia clericale verificatisi in America e in Europa. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
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LA STORIA DI AGNES BROWNE
Regia di Anjelica Huston
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PUSHER III
Regia di Nicolas Winding Refn
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C.R.A.Z.Y.
Regia di Jean-Marc Vallée
Epopea familiare di formazione cadenzata sui ritmi musicali delle diverse epoche. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
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premi nomination |
Festival di Venezia 1 0 |
Nastri d'Argento 1 0 |
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di Nicola Ranieri
Dimostra una estrema lucidità Antonioni quando, nella ormai celebre prefazione del 1964, vede con chiarezza in Gente del Po il suo puntò di partenza, e non solo perché fu il suo primo film. «Tutto quello che ho fatto dopo, buono o cattivo che sia, parte da lì», come poetica e come atteggiamento strutturale nei confronti del mezzo. Da quella “conoscenza di sfondo“ dalla quale tutto consegue, a sua volta legata all’articolo programmatico del 1939: il paesaggio e il suo trasformarsi, la scoperta di come gli uomini vi siano legati e di come l’uno e gli altri cambino sotto la pressione dell’industria - della sua opera devastatrice di sentimenti e identità - con la quale la nuova geografia viene a coincidere. » |
di Stefano Reggiani
Che cosa intendiamo dicendo: ecco un dramma a forti tinte? Vogliamo suggerire che si tratta di una storia dove le passioni sono nette, i confronti psicologici radicali, i gesti definitivi ed emblematici. Ma, mentre identifichiamo un genere, usiamo anche una metafora precisa, fondata sui colori. La letteratura può rendere esplicita la metafora, può descrivere i colori di dentro, i colori dei personaggi. Esempi da feuilleton a forti tinte: «La regina era allegra quel giorno, cavalcando per la campagna vedeva come per la prima volta i colori dei fiori, rossi, azzurri, arancione, con incredibile nettezza, con un palpito misterioso». » |
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di Claudio Camerini
All’interno della tipologia dell’“autore” Michelangelo Antonioni si è sempre ritagliato uno spazio personale, caratterizzato dalla disponibilità ad accogliere una dimensione per così dire “astratta” nella duplice diramazione tematica (l’incomunicabilità, l’alienazione, la crisi del personaggio) ed espressiva (le pause, i silenzi, la lentezza, lo straniamento, la monocromia). A questa ricerca Antonioni è riuscito a conferire il segno di una coerenza e di un’omogeneità quantomeno singolari nel panorama del cinema italiano d’autore; ciò non ha impedito però che certi suoi film, in particolare i più recenti, vengano rammentati non tanto perché inseribili a pieno titolo in questa linea continua di poetica, quanto per l’evidenza di alcuni “exploits” di ordine tecnico-espressivo (che risultano comunque elementi costitutivi del suo universo semantico): a partire dalle mele ricoperte di uno strato di vernice in Deserto rosso, si citano frequentemente il prolungato ralenti dell’esplosione finale di Zabriskie Point e il lunghissimo piano-sequenza conclusivo di Professione. » |
di Aldo Tassone
L’azione si svolge in uno stato mitteleuropeo imprecisato, nell’anno di grazia 1903. Una giovane regina rimasta precocemente vedova il giorno stesso delle nozze vive da una decina danni segregata, sepolta viva, lontana dalla capitale, il suo isolamento vedovile, la sua indipendenza [..], impensieriscono l’Arciduchessa e il suo fedele collaboratore, il conte di Fohn, capo della polizia, i quali sarebbero ben felici se qualche anarchico le facesse fare la stessa fine del marito Federico. Una notte di tempesta, ad Oberwald, mentre la vergine regina celebra da sola l’anniversario della morte dello sposo (il suo ritratto gigantesco troneggia su una parete), s’introduce nel suo appartamento un poeta anarchico che ha giurato di uccidere quella che agli occhi del suo gruppo incarna la negatività della storia. » |
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