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Marcia nuziale |
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Un film di Marco Ferreri.
Con Ugo Tognazzi, Gaia Germani, Alexandra Stewart, Shirley Anne Field, Tecla Scarano.
continua»
Commedia,
b/n
durata 82' min.
- Italia, Francia 1966.
MYMONETRO
Marcia nuziale
valutazione media:
3,00
su
7
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Quattro episodi sul tema della crisi del matrimonio....
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Quattro apologhi sulla degradazione del matrimonio: "Prime nozze", "Il dovere coniugale", "Igiene coniugale", "La famiglia felice". Si parte da uno scherzo per arrivare a una beffarda anticipazione avveniristica. Quasi un compendio del primo Ferreri, sceneggiato con Diego Fabbri e Rafael Azcona, intento a descrivere con feroce precisione le aberrazioni causate dall'uso rituale e strumentale di un istituto, come il matrimonio, di cui non si sanno più perseguire i fini. Ridotto alla durata attuale dalla censura che impose 8 minuti di tagli.
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cinema due
SLOW FOOD STORY
Regia di Stefano Sardo
La parabola di Slow Food: un fenomeno mondiale nato da un'ispirata avventura di provincia. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
cinema cinque
PUSHER III
Regia di Nicolas Winding Refn
Una festa da organizzare e una gang da eliminare. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
cinema sette
MEA MAXIMA CULPA - SILENZIO NELLA CASA DI DIO
Regia di Alex Gibney
Un film che indaga i casi di pedofilia clericale verificatisi in America e in Europa. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
cinema uno
LA STORIA DI AGNES BROWNE
Regia di Anjelica Huston
Angelica Huston nella doppia veste di interprete e regista. Scopri la programmazione del film su MYMOVIESLIVE! |
DVD | Marcia nuzialeUscita in DVD
Disponibile on line da venerdì 1 febbraio 2013
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di Adelio Ferrero Cinema Nuovo
In ogni suo film, al di là dei risultati più o meno discutibili, Marco Ferreri muove dall'idea che il matrimonio, in una società permeata di pregiudizi. ancor più che di educazione cattolica, si risolve spesso non in un riconoscimento, ma nella negazione o distorsione del rapporto che dovrebbe esserne alla base. Estremizzando questo discorso nei modi del paradosso e del grottesco, che gli sono congeniali, il regista tende a farsi interprete di un'istanza liberatrice. Purtroppo il suo grosso limite, diversamente da quel Buñuel cui pure si ispira per tanti versi, è quello di fermarsi a metà strada, non di andare troppo oltre come mostrano di credere scioccamente i censori, che sono sempre critici falliti oltre che pessimi moralisti. » |
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