L'Isola dei Ricordi

Un film di Joel Crawford, Januel Mercado. Con Giulia Vecchio, Alessandro Tiberi, Dave Franco, Jenny Slate.
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Titolo originale Forgotten Island. Animazione, durata 109 min. - USA 2026. - DreamWorks uscita giovedì 24 settembre 2026. MYMONETRO L'Isola dei Ricordi * * * 1/2 - valutazione media: 3,82 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Schizzato, frizzante, mnemonico, commovente. Valutazione 3 stelle su cinque

di Imperior Max


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mercoledì 30 settembre 2026

 L’ISOLA DEI RICORDI.
 
Un nuovo film Dreamworks stavolta diretto dai registi e animatori Joel Crawford e Januel Mercado, autori tra l’altro del riuscitissimo Il Gatto con gli stivali- l’ultimo desiderio. Avendoci questa piccola garanzia potevo stare più che tranquillo in sala, almeno dal punto di vista tecnico.

Isole Filippine, anni ’90. Jo e Raissa sono due bambine particolari delle elementari. Jo è molto estroversa, accesa, attaccabrighe, spiritosa e piena di carattere mentre Raissa è cervellona, pacata, ragionevole e un po’ introversa. Entrambe vengono richiamate dal preside dopo che Jo ha menato un compagno di classe per una dimostrazione andata sul ridere e Raissa per averla difesa. Diventano amiche del cuore e passano gli anni tra svaghi, scorribande per le strade, marachelle, continui richiami dal preside e per buona parte del tempo lo trascorrono a casa di Jo con la nonna Lola e i racconti sui suoi viaggi sull’isola leggendaria di Nakali e della mostruosa Manananggal.

Una volta diplomate Raissa deve partire negli U.S.A. per il college, ma Jo non vede molto di buon occhio la cosa in quanto significherebbe separarsi per lungo tempo. Finita la cerimonia per la partenza (con letterale botto di Jo alla festa), le due si recano sulla spiaggia per un ultimo incontro. Jo trova una stella marina luminescente nel bagnasciuga e questa crea un enorme portale che risucchiano lei e Raissa nell’isola fantastica di Nakali. Si risvegliano completamente trasandante, con indumenti mezzi sfatti ed oggetti addosso dei quali non ne hanno assolutamente memoria, come un enorme corona in testa a Jo e un paio di ali vere attaccate alla schiena di Raissa. Incontrano una specie di licantropo amichevole di nome Raww e questo si offre di far recuperare loro la memoria. Di lì in poi sarà un lungo viaggio di scoperte e rivelazioni in un’isola piena di creature fantastiche e avventure super schizzate.

Come già detto le aspettative tecniche sono state più che rispettate. Una moltitudine di colori sgargianti e scenografie veramente al top che vanno dalla cittadina al mare all’isola di Nakali piena di vegetazione, paesaggi forestali, specchi d’acqua, giungle, fiumi, montagne, grotte, villaggi e mercati. Un’animazione molto ibrida che passa dalla computer grafica agli acquarelli fino a quella coi tratti disegnati a mano, specialmente per le sequenze in stile giapponese. Salta molto all’occhio la vampira Manananggal, realizzata perfettamente in 3D sia nei primi piani che nei campi larghi e in volo, quasi a sembrare molto analogica in stop motion.

Così come sono ben realizzati i modelli dei personaggi e diverse creature: dal gatto Batiba al licantropo Raww, il demone bambino Bungi, l’esercito dei pucciosi e bellicosi Duwende, il tritone Mermahn e il gigantesco uccello corridore. Molto belle le inquadrature, come in alcuni piani sequenza e diverse panoramiche. Un buon uso della colonna sonora che ricalca bene le canzoni anni ’90 e 2000, sia diegetiche in karaoke che extra. Un montaggio molto sfrenato e rapidissimo dove purtroppo in alcune parti, soprattutto nel primo tempo, fa’ perdere un po’ il ritmo, anche a causa di stacchi quasi da video tik tok. C’è molto umorismo, delle battute e sequenze anche belle toste con un pizzico di maliziosa cattiveria, ma anche momenti calmi, riflessivi e onirici. Ben assemblato il doppiaggio, compreso quello italiano.

La storia si rifà molto alla mitologia Filippina dell’isola Nakali e in generale nel rapporto di amicizia dei due registi che portano nel racconto. Ma se nel Gatto con gli stivali riflettevano sull’idea della morte che porta a dare valore alla vita, in questo film invece si concentrano sul valore dei ricordi come pezzi importanti della propria vita. Che siamo fatti di ricordi e nel volerli dimenticare si rinuncia ad una parte di noi. E nel rapporto molto alchemico e compensante tra Jo e Raissa tale valore riesce ad essere ben inserito e con l’obiettivo finale raggiunto. Oltre a ciò si vedono diversi conflitti tra di loro, parlando altresì di crescita personale, elaborazioni per il proprio futuro, di amicizia e di scelte di vita.

Dall’isola di Nakali in poi il film diventa una ricerca al passato della stella marina in quanto le due hanno dimenticato quello che hanno fatto, come in Una Notte da Leoni, ma senza le droghe, passando per viaggi rapidi a cavallo dell’uccello corridore gigante, fughe al cardio palma dagli attacchi di una furiosa Manananggal nei confronti delle due ragazze, sequenze schizzate tra i simpatici Duwende, l’infante troppo cresciuto Bungi e il narcisista Mermahn e diversi dialoghi con l’istrionico e carismatico Raww e il gatto magico e agorafobico Batiba che diventeranno il perno narrativo per recuperare la memoria.

Arrivata la svolta che metterà finalmente un po’ di ordine si procede più adagio tra azione, dialoghi conflittuali e sequenze introspettive alla Se mi lasci ti cancello, fino ad un finale a tratti commovente e risolutorio.

È però un passo indietro rispetto a Il Gatto con gli stivali 2 in quanto l’andamento sfrenato e schizofrenico nel prima tempo sacrifica buona parte dei personaggi secondari. Ad esempio lo sviluppo bambinesco di Bungi e l’ambiguità di Mermahn sono poco più che superficiali e troppo veloci per come arrivano alla fine. Purtroppo anche Manananggal ha delle motivazioni finali un po’ buttate lì nonostante riesca ad essere bella temibile, impressionante e con un background narrato interessante. Decisamente meglio riusciti i restanti personaggi che hanno un percorso più completo e visitato, anche se Batiba scivola leggerissimamente nella retorica poco prima del suo prefinale, ma dopo si riassesta bene.

Non un grande film, ma una bella avventura, simpatica, schizzata, nostalgica per i digital guys e argomenti neanche troppo scontati.

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