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COYOTE VS ACME.
E finalmente, dopo tre anni di ritardo tra cancellazioni, petizioni, firme, proteste da parte di fan, attori e il regista e l’acquisizione di Ketchup Entertainment, è uscito questo film su Willy il Coyote, famoso e celebre personaggio animato dei Looney Tones alle prese con l’immancabile Road Runner e struzzo Beep Beep e in una storia dalle idee niente male.
Dopo un prologo intrigante tra il Dottor Peter Lorre e la ACME corporation ci ritroviamo trent’anni dopo nel New Mexico con Willy imbattersi con l’ennesimo fallimento di catturare Beep Beep a causa di stivali a razzo difettosi presi dalla ACME. Amareggiato nella sua caverna e circondato da infiniti prodotti ACME vede per caso un servizio pubblicitario dello studio legale “Avery, Jones & Maltese Justice” specializzato proprio in casi riguardanti l’azienda. Motivato e deciso, progetta un piano e si reca nello studio legale ad Albuquerque e di lì convince un pasticciato e non proprio brillante avvocato Kevin Avery a prendere a carico il caso.
Dopo diverbi accesi ed infuocati (letteralmente) con Buddy Crane, consigliere legale della ACME Corporation, per non aver accettato un risarcimento troppo magro per Willy; si andrà a processo. Tra prove schiaccianti e testimoni chiave da trovare Kevin, sua nipote Paige e Willy scopriranno che il caso della ACME andrà molto oltre le loro aspettative fino a sollevare un polverone mediatico, industriale e complottistico. Nel frattempo non mancheranno diversi personaggi con segreti, intenzioni non rivelate e sfumature impreviste.
La regia del nostro Dave Green, mi spiace dirlo, non è proprio il fiore all’occhiello se pensiamo ad esempio a film d’animazione come Chi ha incastrato Roger Rabbit, Space Jam o Looney Tones: Back in Action dove avevano una tecnica mista tra animazione, disegni e personaggi in live action veramente bella marcata e convincente; soprattutto con Robert Zemeckis e Joe Dante che tiravano fuori guizzi geniali e vistosamente avanguardistici. Per carità, nulla di obbrobrioso, anzi le interazioni sono ben fatte, ma i tratti e le animazioni sono un po’ a cartone animato da serie tv, perciò al massimo discrete. Tranne però in alcune scene ben riuscite, ma soprattutto con Willy che risulta essere molto più espressivo e “vivo”. Per il resto è girato in maniera dinamica, frizzante, con un ritmo spedito, moderato nelle sequenze in tribunale e una durata ben contenuta.
Lo slap stick è in abbondanza con numerose gag sia di Willy che di molti altri personaggi animati. Molte scene d’azione divertenti tra inseguimenti in strada, esplosioni, agguati e trappole tra piani sequenza, scorrimenti e un curioso piano in soggettiva nel catturare Beep Beep. Delle musiche niente male, specie quella del trailer ben presente anche nel film. Un cast bello divertito con un simpatico, anche se delle volte un po’ moscio, Will Forte nel ruolo di Kevin Avery, una buona Lana Condor nel fare una Paige sempre più protagonista, un carismatico e forse più in parte John Cena nel ruolo dello stronzo stronzo Buddy Crane, Luis Guzmán è un buon giudice Troppogrosso, Martha Kelly fa’ una Dottie Jones volutamente monocorde e P.J. Byrne nello sfigato e leccapiedi Bill Pelicanos.
Una storia semplice, delle volte raccontata con espedienti brillanti e corale in modo equilibrato. Ci sono praticamente tutti i Looney Tunes, ognuno con un ruolo specifico come tasselli per il caso sollevato da Willy e Kevin: Duffy Duck che ritorna il folle papero di una volta che salta da tutte le parti, ma a causa della ACME, Bugs Bunny che diventa informatore e uno dei punti cardini nel svelare i misteri dietro la ACME, Titti è uno degli sgherri e complice nel fare i lavori sporchi, Taz addirittura il responsabile PR della ACME chiamato a testimoniare, Peter Lorre innesca tutti gli eventi della storia, la Nonna è sua moglie e nasconde le prove riguardo le ACME, il gallo Foghorn Leghorn che è il megalomane capo della ACME e Beep Beep tirerà fuori qualcosa di davvero toccante, oltre che a creare a modo suo qualche difficoltà alla ACME. Infine Willy il Coyote che ci ricorda perché lo abbiamo sempre amato: taciturno, ma sempre con molte cose da dire a gesti, cartelli e azioni regalando simpatiche gag, astuto, pianificatore e ideatore di progetti anche a lungo termine, seppur sempre sfortunato, ma ostinato e senza mai arrendersi.
E questo lo accomuna con Kevin Avery, quasi inetto, insicuro e modesto perché arrendevole e poco ambizioso, ma comunque di buon cuore e aiutato dalla nipote idealista Paige. Insieme si compenseranno fino ad avere una buona alchimia, ma non senza alcune ambiguità più o meno celate. Si gioca molto con le citazioni e lo slap stick fino a diventare parte integrante del racconto e a narrare una tematica neanche tanto banale, ossia di una corporazione, la ACME, che nel bene e nel male e nel segreto aziendale plasma la storia e le vite di un’intera nazione attraverso il business di prodotti volutamente scadenti, ma poi perfezionati. In questo caso con il progetto Sisifo (tratto dal mito greco), portato avanti per decenni e decenni, e che Willy ne è diventato l’analogia involontaria. Con diverse strategie legali, dopo ostacoli subdoli superati, molti buchi nell’acqua, testimoni improbabili e un finale quasi da Me Too le cose andranno per il meglio e con un risvolto a dir poco commovente per Willy che troverà una prospettiva diversa riguardo il suo obiettivo.
Anche a livello di scrittura si riscontrano diversi difetti, nella parte centrale si rischia di perdere il fil rouge principale girando un po’ a vuoto, certe intenzioni di alcuni personaggi meritavano meno facilonerie nell’essere scoperte e il finale è un po’ troppo precipitoso tanto da far pensare “meglio prima che dopo”.
Comunque resta un film bello godibile, si preserva la classica anarchia dei Looney Tunes, con un Willy carismatico, dinamitardo e folle e che personalmente andava messo al posto di Barbie in quanto non riusciva mai a raccontare quello che voleva. Questo perlomeno ce la fa’ e senza lezioncine retoriche.
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