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Motivi per i quali sono entrato in sala: E’ un film d’esordio italiano, quindi merita una possibilità. Il genere è drammatico con tinte noir-erotiche, cosa oramai diventata rara nel panorama italiano nonostante una maestria non da poco negli anni ’70. E’ diretto da Eleonora Puglia con tanto di tocco femminile e più aggraziato. C’è Rocco Siffredi, stavolta in vesti vestite…
Luce è una ragazza benestante che vive tra università, feste e vacanze con il suo fidanzato Loris. Il suo gruppo di amici, capitanato dal cumenda “Voldemort”, organizzano una vacanza a Ibiza con un pacchetto bello caro, ma Luce, per amore verso Loris che non è proprio ricco, decide di passare per stare con lui al lago. Per compiacerla però Loris rimane invischiato in un brutto affare e dovrà dare 4000€ allo spacciatore. Luce lo vuole aiutare, ma sia genitori che amici le voltano le spalle nel darle i soldi. Rimasta una notte di tempo chiederà aiuto a Vicky, la sua ex- maestra di ripetizioni, che fa’ soldi con Blue, una piattaforma online simile a Onlyfans, intrattenendo un pubblico voyeur pagante in cambio di prestazioni sessuali. Tra insicurezze, pudore e urgenza Luce si lascerà andare per racimolare migliaia di euro in poche ore. La situazione si complicherà quando si intrecceranno conoscenze familiari, ricatti e rimorsi.
Eleonora Puglia sicuramente ha una buona mano nella tecnica per quanto riguarda la fotografia e l’uso dei colori degli interni, soprattutto appunto nei blu della sala del piacere di Vicky, ma anche in quelli urbani nelle piazze e quelli panoramici delle riviere balneari. Delle scene di sesso, seppur cercando di evitare il troppo succinto, ben dirette e che riescono a dare una bella spinta erotica. Buone le musiche, sia di atmosfera che diegetiche e un montaggio anche ben fatto nelle fasi alternate. Alexia Cozzi ha il fisico e la faccia giuste e un’ottima interpretazione che riesce a reggere buona parte delle situazioni, accompagnata da una splendida e credibile Shaen Barletta.
Una storia che vorrebbe raccontare l’ipocrisia dell’alta borghesia perbenista e di una gioventù messa sul piedistallo, schiava delle proprie virtù e che hanno già tutto e niente. Di contro anche la nostra Vicky che si è fatta da sola, seppur in maniera peccaminosa e noncurante dei pensieri altrui, ma non priva di trascorsi. Una Vicky che scopre lo squallore di ciò che la circonda e anche di qualcuno a lei caro e anche il prezzo da pagare del guadagno facile sui siti online. Si tenta di mostrare il lato negativo delle chat line erotiche a pagamento e dell’etica nel mostrarsi al pubblico. Addirittura un paio di sequenze oniriche horror riescono ad essere perlomeno vistose. Un colpo di scena anche interessante verso un personaggio quasi improbabile.
Peccato solo una cosa. L’eccessiva patinatura del tutto. Alla lunga con ciò che viene raccontato la fotografia diventa sempre più barocca, i toni sempre più retorici e persino le dinamiche e gli intrecci sempre più telefonati. Attraverso un montaggio alternato tra le live di Luce e Vicky e la partita a poker del padre con dei membri altolocati vengono svelate delle coincidenze troppo forzate con un determinato e voyeurista personaggio, il colpo di scena viene mal innescato, almeno ¾ dei personaggi non ha abbastanza forza di caratterizzazione, compreso Rocco Siffredi che fa’ il padre di Luce, ma lo interpreta da cane. Il finale drammatico, retorico e familiarista si conclude con un ultimo intreccio veramente paraculo e quasi insensato, ma solo perché non c’è stata un’adeguata costruzione caratteriale tra la Luce candida e la Luce maliziosa.
In conclusione, regia dignitosa, le due attrici protagoniste ragguardevoli, qualche sequenza salvabile, ma al servizio di una storia debole, frettolosa e poco credibile.
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